Ci accoglie con un sorriso padre Leandro Xavier Rodrigues, originario del Brasile e oggi guida spirituale del Santuario di Valverde. Lo incontriamo a pochi passi dall’effige miracolosa della Madonna, cuore pulsante di una devozione che attraversa i secoli e continua a richiamare fedeli da ogni dove. Con voce pacata ma intensa, ci accompagna in un viaggio fatto di spiritualità, incontri e vita vissuta in uno dei luoghi di culto più amati della Sicilia orientale.
Padre Leandro intanto la ringraziamo per il tempo che ci sta dedicando. Ci parli un po’ di lei… Quando e come ha sentito la vocazione religiosa?
Sono cresciuto in una famiglia profondamente religiosa, dove la fede era parte della vita quotidiana. Da bambino amavo immaginare di celebrare la Messa e fare il chierichetto mi riempiva di gioia. A undici anni ho perso mia madre, una donna dal cuore fragile ma dalla fede fortissima, guida della nostra comunità.
Mio padre si ritrovò solo con me e mio fratello piccolo. Anni dopo la nuova compagna di mio padre, intuendo la mia inclinazione spirituale, mi incoraggiò a entrare in seminario. Accettai quasi per istinto, e lì trovai subito la mia casa: un luogo in cui la mia vocazione ha messo radici e ha cominciato a fiorire.
Padre Leandro, la sua prima impressione quando è arrivato a Valverde?
Ho scoperto un paese accogliente, abitato da persone genuine e semplici, che inconsapevolmente aspettava che qualcuno gli portasse la parola di Dio in modo differente.
E le sue emozioni una volta divenuto parroco della comunità?
Non nego di aver provato un certo tremore, essendo questa la mia prima esperienza come parroco, dopo otto anni vissuti sotto la guida di padre Nei e del suo forte carisma. Tuttavia, una volta superato il timore iniziale, ho sentito una profonda gratitudine per l’opportunità che mi è stata concessa.
Mi auguro di riuscire a proseguire un percorso di continuità che contribuisca ad avvicinare costantemente le persone alla vita della Chiesa.
Padre Leandro, ci racconta un po’ la storia del Santuario di Valverde?
Tutto ebbe inizio nel 1038, quando in questa valle viveva un brigante normanno di nome Dionisio, che derubava tutti coloro che casualmente si ritrovano a percorrere il tragitto vicino la sua dimora. Ma un giorno il suo cammino si incrociò con Egidio, un devoto della Madonna che, una volta comparsa, intimò al brigante di “riporre la spada e cambiare vita”. E così lui fece.
Ma la volontà della madre celeste non si limitò a questo. Chiese infatti a Dionisio di costruire una chiesa a lei dedicata. E proprio qui l’ultima sera di agosto del 1040 avvenne il miracolo: Maria impresse la sua effigie in un muro della chiesa in modo che tutti potessero vedere il suo volto. Successivamente la gestione del convento andò all‘Ordine degli “Agostiniani Scalzi”, che giunsero da Messina. E il culto della Vergine di Valverde si diffuse per tutta la Sicilia, giungendo fino a Malta.

Voglio condividere con voi una piccola curiosità. Recentemente abbiamo condotto alcuni studi sull’effige, dato che presto avrà inizio un nuovo importante restauro. Ciò che è emerso è davvero sorprendente: sotto il volto che tutti conosciamo potrebbe celarsene un altro, dalle sembianze a noi sconosciute. Questo perché, in passato, i restauri non venivano sempre eseguiti con la dovuta attenzione, e spesso si interveniva in modo invasivo. Di conseguenza, la Madonnina che oggi vediamo potrebbe non essere esattamente come era originariamente.
Questo Santuario è stato nominato “Porta Santa” per il Giubileo 2025… Come sta vivendo la vostra comunità questa importante nomina?
Per noi comunità è un grande privilegio ed insieme una grande responsabilità. Privilegio perché noi abbiamo “a casa” questa opportunità di grazia, responsabilità perché riconosciamo l’importanza di accogliere i pellegrini con il cuore aperto.
I festeggiamenti in onore della Madonna di Valverde sono ormai alle porte ed ogni anno sono meta di tanti devoti… Quest’anno come si concilieranno i festeggiamenti con l’anno Giubilare?
Come sempre, saremo lieti di accogliere i consueti pellegrinaggi delle altre parrocchie, però posso anticiparvi che, dopo anni, padre Salvatore Selvaggio, volto storico della comunità valverdese, tornerà a trovarci.
Per il Pontificale invece avremo l’onore di avere con noi l’abate superiore di Palermo e Nicolosi, il Benedettino Vittorio Rizzoni.

Come stanno vivendo i fedeli l’inizio dei festeggiamenti della Madonna nell’anno giubilare?
I fedeli sono trepidanti e pieni di aspettative come lo erano già per le nostre “Domeniche del pellegrino” che si sono svolte a maggio e che hanno ospitato un gran numero di devoti provenienti da diverse parti della Sicilia.
Il suo momento preferito della festa?
Il momento che più mi emoziona è, senza dubbio, il sabato della Svelata. In quella mattina ancora avvolta dal buio, quando il silenzio lascia spazio ai primi sussurri del cuore, guardo gli occhi della gente – colmi di lacrime, di fede, di attesa – rivolti verso l’effige della Madonna. E in quello sguardo così puro, così vero, non posso che lasciarmi attraversare dalla stessa commozione.
Per concludere, quale messaggio vuole condividere con i nostri lettori?
Come rettore del Santuario, desidero invitare tutti alla conversione: è questo, in fondo, il cuore della nostra missione. Ovunque sia apparsa, la Madonna ha sempre rivolto un appello alla conversione del cuore. Ma qui, in questo luogo così speciale, c’è una particolarità che ci tocca profondamente: è proprio Maria a incontrare un brigante, a guardarlo con misericordia e a ispirarlo a deporre la spada e a cambiare vita. E in quel gesto c’è un messaggio che vale per ciascuno di noi: nessuno è escluso dalla possibilità di rinascere.
E così, mentre le pietre del Santuario custodiscono secoli di fede e silenzi che parlano al cuore, le parole di Padre Leandro ci ricordano che la conversione non è un punto d’arrivo, ma un cammino quotidiano. Un cammino fatto di sguardi che si incrociano, di lacrime che diventano preghiera, di passi che ritrovano la via. E in cima a tutto, lo sguardo dolce di Maria, che continua – oggi come allora – a chiamare ciascuno per nome, a tendere la mano e a sussurrare: “Torna a vivere”.
Federica Leonardi
