Intervista / Don Piero Sapienza: “Sono stato ‘afferrato’ da Cristo per annunciare il vangelo”

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Don Piero Sapienza ad un convegno

Confidenze pastorali di un anziano parroco, il sottotitolo del libro di don Piero Sapienza Afferrato da Cristo per annunciare il Vangelo in periferia, dato di recente alle stampe, ne svela spirito e tenore. Una sorta di autobiografia pastorale, come la definisce l’autore; una testimonianza di servizio pensata prima per la comunità parrocchiale Madonna del Divino Amore di Catania, ma in realtà rivolta a tutti. Che in un excursus di ben 57 anni di apostolato sacerdotale compendia vari momenti della mission di parroco e docente impegnato nell’attuazione concreta dei principi della Dottrina Sociale della Chiesa.
Momenti rivisitati e accomunati dall’intento di innalzare con gioia un canto di lode e benedizione al Signore.
Abbiamo così incontrato don Piero invitandolo a renderci più partecipi delle sue confidenze pastorali.

Don Piero Sapienza, ha voluto riassumere il suo percorso di vita con un richiamo alla Lettera ai Filippesi. Afferrato da Cristo è infatti il titolo di questa sua autobiografia pastorale. Perché questa scelta?

Inizialmente, dopo l’ordinazione sacerdotale ero stato destinato dai miei superiori a insegnare filosofia. Nella mia prospettiva non si contemplava un impegno prioritario in parrocchia, ma nella docenza. Evenienze successive mi hanno convinto, pure attraverso le indicazioni dei superiori, a insegnare religione nelle scuole statali.
Da qui si sono aperte nuove strade e svelati nuovi orizzonti. Le svolte impresse dagli accadimenti della vita sono stati segni della volontà di Dio, che dovessi testimoniare la fede e esercitare il mandato in periferia. In questo senso mi sono sentito afferrato, nell’accezione paolina del termine.Don Piero Sapienza

La sua formazione al sacerdozio matura negli anni del Concilio. Come ne è stato influenzato e come commenta la pur diffusa opinione che la sua ventata innovativa possa essersi affievolita?

Questo era uno dei temi centrali della Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte, in cui San Giovanni Paolo II rifletteva sull’eredità del Concilio Vaticano II. Indicandone l’attuazione, come bussola per la Chiesa in una fase storica in cui la ricerca di orientamenti saldi ma sempre vivificanti era già prioritaria. Il Concilio ha accompagnato i miei anni di studi teologici. Quindi i documenti volta a volta editi ed i commenti che suscitavano, davano adito a un dibattito vivace che ancora oggi continua ad esercitare su di me notevole influenza. Ciò che, ahimè, credo non possa dirsi del pari per alcuni giovani sacerdoti. 

Alla guida della parrocchia del Divino Amore, ha insegnato per anni Scienze umane e Storia nei licei cittadini ed Etica, Storia della Filosofia e Dottrina Sociale della Chiesa all’Istituto Teologico San Paolo di Catania. Don Piero Sapienza, come coniuga l’impegno di docente col ministero pastorale?

La scelta dell’insegnamento di Scienze umane e Filosofia era motivata dall’intento di costruire un rapporto umano in divenire con colleghi e studenti, sede continua di confronto e testimonianza di fede. Peraltro rispondeva pure all’ideale paolino di svolgere il ministero vivendo del proprio lavoro.
Da tale esperienza sono scaturite edificanti relazioni umane, alcune delle quali perdurano da decenni. Ciò ha dato pure la stura per la realizzazione di una rete col mondo scolastico. Rete che nel quartiere di Zia Lisa è stata propulsiva per l’istituzione di un istituto scolastico onnicomprensivo che ospita la crescita non solo culturale ma umana in senso lato, degli studenti, dai loro esordi fino alla maturità.copertina libro Afferrato da Cristo

Evangelizzazione e promozione umana il leit motiv del suo ministero di pastorale sociale, di cui per anni ha ricoperto la direzione alla CeSi. Oltre a far parte della consulta nazionale della CEI.  Come si profilano gli orizzonti della pastorale sociale in questi tempi di inquietudine e di crisi?

 

Essere parroco è fonte di un costante reciproco arricchimento, capace di rivitalizzare ogni altra attività. In questo particolare momento ritengo che la Dottrina Sociale della Chiesa debba dare risposte anche sulle modalità più consone di avviare un confronto pure con interlocutori di altra espressione culturale.
Quindi è propedeutica una formazione sul dialogo, su temi però trattati con basi solide e inequivoche, fondate sul Magistero della Chiesa. Basi idonee ad affrontare con linguaggio chiaro le questioni più attuali. Non va poi sottaciuta ma evidenziata con sincerità e per la sua complessità e gravità, la questione degli ordini di scuderia impartiti dalle direzioni dei partiti. Ordini che molto spesso gli uomini politici assecondano acriticamente, spesso abiurando ab implicito i dettami del Magistero e ancor prima della Parola di Dio.

Volendo individuare un possibile obiettivo della narrazione della sua testimonianza di annuncio del Vangelo in periferia, lo ha motivato per consegnare un sogno. Don Piero Sapienza, quale il suo sogno?


Il mio sogno è quello di una Chiesa che possa rispecchiare la visione che ci ha consegnato il Concilio. Una chiesa popolo di Dio, come auspicava già Sant’Agostino e in un cammino insieme. Una chiesa povera che sappia dare testimonianza e che voglia rappresentarsi a ognuno con l’immagine di una chiesa libera.

Ci congediamo da don Piero auspicando che ogni suo sogno di riflettere la luce di Dio possa avverarsi.

Giuseppe Longo