Incontro a Cassone / Non solo utopia: la pace come impegno quotidiano

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partecipanti incontro a Cassone

Nella cornice di Cassone, situata nella contrada di Zafferana Etnea alle pendici dell’Etna e di proprietà della Diocesi, si è tenuto un incontro per riflettere sul tema “Pace: utopia o realtà?”. Un tema complesso, attuale e doloroso, che ha richiamato l’attenzione e la sensibilità di molti partecipanti. Cioè ex catechisti e animatori, insieme a quei ragazzi che, nel tempo, sono diventati adulti ma continuano a condividere momenti di riflessione e di amicizia.

Il dialogo si è sviluppato a partire da una constatazione drammatica formulata da Alfio Pennsi, insegnante di Religione: il genocidio in corso a Gaza, rappresenta una delle tante ferite ancora aperte nel nostro mondo. È stato portato all’attenzione del gruppo l’impegno di attivisti internazionali che stanno sperimentando la pace in azione. Un esempio è rappresentato dalla barca a vela Madleen, parte della Freedom Flotilla Coalition. Questa imbarcazione mira a rompere il blocco marittimo israeliano per consegnare aiuti umanitari alla popolazione di Gaza.

Molti interventi, come anche quello dell’avvocato Giuseppe Rigano hanno sottolineato come la pace non possa essere considerata semplicemente un ideale astratto, ma debba costituire un obiettivo concreto e costante. Anche se appare lontana, la pace è un orizzonte verso cui camminare, passo dopo passo. Non basta parlarne all’interno di piccoli gruppi o comunità ristrette. Occorre trasformare la riflessione in azione, generare consapevolezza e soprattutto responsabilità.incontro Cassone

La pace non è un’utopia: non rinunciare alla speranza

Colpisce, in particolare, il contributo di una giovane partecipante, che ha espresso con fermezza la propria convinzione: “È triste, a questa giovane età, pensare che la pace sia solo un’utopia”. Un pensiero che richiama tutti a non rinunciare alla speranza, ma a custodirla come motore di cambiamento.

Nella riflessione è emerso anche dalla dirigente scolastica Irene Patanè un richiamo alla pace di cui parlava Gesù: una pace diversa da quella del mondo, non semplice assenza di conflitti, ma dono interiore che diventa impegno concreto di giustizia e solidarietà. È una pace che chiede di essere coltivata giorno dopo giorno, nelle scelte personali e collettive, e che invita a non arrendersi mai alla logica della violenza e dello scontro.

Un altro punto toccato riguarda i social media, inevitabilmente presenti nella vita di ciascuno. Se usati con intelligenza e responsabilità, possono diventare canali preziosi di divulgazione, di informazione e di consapevolezza, fondamenta indispensabili per costruire un futuro diverso.Cassone riflessione tra gli alberi

Non c’è vera pace senza giustizia

Durante la discussione è emerso inoltre inoltre dalla professoressa di Sociologia Maria Pia Fontana e dal dirigente responsabile Servizi Forestali, Agatino Sidoti, come pace e giustizia siano due concetti inseparabili. Non può esistere vera pace senza un impegno a rimuovere le ingiustizie, le disuguaglianze e le oppressioni che alimentano i conflitti.
Parlare di pace significa allora parlare di giustizia, perché laddove prevale la violenza dell’ingiustizia, nella negazione di diritti fondamentali, non potrà esserci serenità né convivenza. Al contrario, la pace diventa realtà quando si traduce in azioni di accoglienza e di solidarietà, quando l’uguaglianza non resta un principio astratto ma diventa esperienza quotidiana.

Un contributo significativo è arrivato da dalla professoressa di Lingua straniera Patrizia Distefano, che sta preparando l’accoglienza di tre bambini palestinesi, in arrivo in Italia per motivi umanitari. Il tema è stato sollevato come esempio di pace tangibile: fare accoglienza, offrire cura, sono gesti concreti verso un ideale che altrimenti resterebbe inarrivabile.

L’incontro di Cassone non ha offerto risposte definitive e forse non era questo il suo scopo. Ha però lasciato un messaggio chiaro: la pace, pur fragile e lontana, non può mai essere archiviata come un’illusione. È un cammino, difficile e lungo, che inizia dalle nostre parole, dai nostri gesti quotidiani e dal coraggio di crederci ancora.

Martina Leonardi