La Timpa è quella faglia sul cui ultimo gradino sorge la nostra Acireale. Da essa deriva il bucolico e sublime Bosco d’Aci, di cui hanno cantato i grandi poeti dell’antichità. La “Gigantomachia” del greco Esiodo in parte è ambientata proprio lì.
E per restare al ritmo con l’attualità, la Timpa, con un’estensione che va dalla zona A alla zona B, rappresenta una ricchezza paesaggistica e faunistica invidiabile. Condensando in una parola sola: biodiversità.
La faglia si estende grosso modo dal borgo di Santa Tecla alla Gazzena. Quest’ultima è la storica salma di terreno appartenente ai trapassati baroni Calanna, la cui villa è ben osservabile percorrendo la strada statale che va da Acireale fino a Capo Mulini. Non solo dunque varietà di colori – il virente dei falsipiani e il blu dei mari – ma una concreta fonte di sostentamento per i suoi abitanti a causa dello sgorgare di rivi d’acqua limpidi che a santa Maria la Scala diventano di suggestiva bellezza.

Presso il Consorzio dell’acqua di Santa Tecla si è tenuto, sabato 18 ottobre, un dibattito sulla potabiltà dei canali idrici e la valorizzazione della biodiversità della zona.
“La timpa è un bene che ci riguarda tutti – ha esordito l’ingegnere Filippo Gravagna. Santa Tecla costituisce la parte iniziale di questo grande dislivello su cui sorge Acireale. Ed è soprattutto un luogo da valorizzare per l’acqua potabile che va nella casa dei suoi abitanti. L’acqua di santa Tecla è stata criticata anni fa, quando qualcuno l’ha definita dannosa in quanto imbevibile. Ma adesso con i controlli effettuati e l’attenzione messa possiamo assicurare di essere davanti a una sorgente d’acqua salubre di ottima qualità”.
L’intervento più importante e decisivo è stato quello del presidente del Consorzio delle acque Santa Tecla, Fabio D’Agata. “La nostra timpa – ha detto – è un patrimonio unico e presenta al suo interno una biodiversità che deve essere salvaguardata e valorizzata.
La riserva naturale va dalla zona A alla zona B – ha scandito D’Agata – e noi come consorzio delle acque di Santa Tecla vogliamo divenire il polo d’informazione turistica della riserva e il centro di tutela della Timpa, dato che ancora manca un’organizzazione sistematica di questa zona così vasta”.
Da menzionare, per rigor di cronaca, il laboratorio di sensibilizzazione al territorio “Nel divenire, identità tra vulcano e acqua”, ideato da Oriana Tabacco.
L’acustica pessima della sala ha reso di difficile interpretazione quello che i relatori esponevano. L’ambizioso progetto di rendere Santa Tecla il centro turistico di un areale ampio quale la Timpa, è stato spiegato, ma non si è capito come farlo.
L’acqua fortunatamente è divenuta potabile e la biodiversità sta a cuore a tutti. E chiudiamo augurandoci che l’amore per la Timpa nasca unicamente dal sano desiderio di bellezza e dall’ amore per la natura.
Giosuè Consoli
