Referendum Giustizia 2026 / La Fildis Catania promuove dibattito pubblico sulle ragioni del Sì e del No

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Giustizia Fonte Freepik

La partecipazione consapevole alla vita democratica passa anche attraverso momenti di confronto culturale e giuridico. In questa prospettiva si colloca l’iniziativa promossa dalla sezione catanese della Fildis (Federazione italiana laureate e diplomate Istituti superiori).
Il prossimo 21 febbraio 2026, il Seminario Arcivescovile di Catania (via Louis Braille, 26) ospiterà un incontro pubblico dedicato al referendum costituzionale sulla giustizia, in calendario, il 22 e 23 marzo prossimi. L’appuntamento, fissato per le ore 17.30, intende offrire ai cittadini un’occasione di approfondimento e riflessione sui temi al centro della consultazione referendaria.

L’evento è stato promosso sotto l’autorevole guida della presidente, professoressa Nella Inserra, in sinergia con le socie della Fildis, sez. Catania. Le attività dell’incontro, confluite in un ideale salotto culturale dedicato ai temi della giustizia, intendono configurarsi alla stregua di un qualificato spazio di approfondimento e riflessione rivolto alla collettività.

Il sommo obiettivo si rubrica nel segno della memoria culturale e sociale che contraddistingue l’azione della Fildis catanese. Secondo tale accezione, l’evento del 21 febbraio intende offrire strumenti conoscitivi, idonei a favorire una comprensione consapevole di una delle riforme istituzionali più rilevanti e dibattute del panorama contemporaneo: la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente.

Il ruolo culturale e sociale della Fildis

prof.ssa Nella Inserra
Prof.ssa Nella Inserra

Costituita oltre un secolo fa e tradizionalmente dedita alla promozione culturale e sociale, la Fildis nazionale, unitamente alle sue numerose sedi territoriali, continua a distinguersi per l’attenzione rivolta alla formazione civica e alla diffusione della cultura in lato sensu. In tale solco, si inserisce anche l’attività della Fildis, sezione di Catania, che rivolge particolare attenzione alla dimensione giuridica.

La presidente catanese Nella Inserra ha voluto sottolineare come l’iniziativa nasca dalla volontà di garantire un’informazione pluralista e qualificata su temi che incidono direttamente sull’assetto democratico dello Stato.

In coerenza con la tradizione associativa, l’incontro si propone, in realtà, di accompagnare i cittadini verso una scelta elettorale informata. Si intende favorire un confronto equilibrato tra le due posizioni che, nella loro identificazione duale, si radicano entrambe nel rispetto dei principi costituzionali.

Il confronto tra due visioni della giustizia

Il convegno vedrà la partecipazione di due autorevoli relatori, chiamati a illustrare le posizioni opposte sul quesito referendario.

Il magistrato Bruno Di Marco

Magistrato Bruno Di Marco
Il magistrato Bruno Di Marco

A sostenere le ragioni del No sarà il magistrato Bruno Di Marco, già presidente del Tribunale di Catania. Figura di lunga esperienza nella giurisdizione penale e nella gestione degli uffici giudiziari. Il suo percorso professionale, iniziato negli anni Settanta, è caratterizzato nel tempo da incarichi di rilievo. In particolare, egli si è distinto nel contrasto alla criminalità organizzata e nella direzione di strutture giudiziarie complesse. Il suo intero operato testimonia tout court un impegno costante nella difesa dei principi costituzionali e dell’autonomia della magistratura

Le logiche dialettiche e riflessive del No

Secondo l’impostazione culturale che anima la sua posizione, la separazione delle carriere potrebbe incidere sull’unità della magistratura e sull’equilibrio tra i poteri dello Stato. Nell’analisi prospettata dai critici della riforma, si rischierebbe di esporre il pubblico ministero a possibili interferenze del potere politico.

Le riflessioni sviluppate negli appunti preparatori evidenziano, ergo, il timore che la riforma possa determinare una trasformazione del ruolo del pubblico ministero e un ridimensionamento del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm).

L’avvocato Aldo Lazzaro

Avvocato Aldo Lazzaro
Avvocato Aldo Lazzaro

A sostenere le ragioni del SI sarà invece l’avvocato Aldo Lazzaro, già presidente dell’Unaep (Unione Nazionale Avvocati Enti Pubblici), con una consolidata esperienza nel diritto del lavoro, nella sicurezza e nella responsabilità amministrativa degli enti. La sua carriera è iniziata nell’Avvocatura dell’Inail (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro). In seguito, il suo “peregrinare lavorativo” è proseguito nella direzione di importanti uffici legali pubblici. In più, l’avv. Lazzaro “al tempo di lavoro forense” ha affiancato un’intensa attività scientifica e divulgativa. In tale ambito, si è occupato dei rapporti tra politica e magistratura e dell’equilibrio tra potere accusatorio e diritti individuali

Le logiche dialettiche e riflessive del Sì

Nella riflessione anticipata in vista dell’incontro, Lazzaro ha evidenziato come il referendum rappresenti un passaggio fondamentale per ridefinire il rapporto tra Stato e cittadino. Ha altresì sottolineato che il processo penale costituisce il luogo simbolico in cui il potere pubblico incide direttamente sulla libertà e sui diritti della persona.

In questa prospettiva, la separazione delle carriere viene interpretata come uno strumento volto a rafforzare la terzietà del giudice e a garantire un maggiore equilibrio tra accusa e difesa.

Il referendum e le implicazioni istituzionaliLocandina Fildis Confronto pubblico su referendum giustizia

Il referendum costituzionale riguarda, invero, una riforma che prevede, tra gli altri aspetti, la creazione di percorsi professionali distinti per giudici e pubblici ministeri, nonché una revisione del sistema di autogoverno della magistratura. Il confronto tra le due posizioni rappresenta uno dei nodi centrali del dibattito giuridico e politico contemporaneo, poiché coinvolge il delicato equilibrio tra autonomia della magistratura, garanzie processuali e tutela dei diritti fondamentali.

Un momento di confronto aperto alla cittadinanza

L’iniziativa della Fildis, sez. Catania, si inserisce pertanto in una più ampia argomentazione sul ruolo delle associazioni culturali, nella promozione della partecipazione democratica. La scelta di organizzare un confronto pubblico, con la presenza di relatori, portatori di visioni differenti, testimonia la volontà di offrire un’informazione completa e non ideologicamente targettizzata.

L’incontro calendarizzato si concluderà con un dibattito aperto al pubblico. Si propone, mediante l’indetto consesso, di stimolare una riflessione consapevole su una riforma destinata a incidere sull’assetto della giustizia nel panorama italiano, nonché sul rapporto tra cittadini e istituzioni. In un contesto storico, contraddistinto da profonde trasformazioni normative e sociali, la Fildis catanese rinnova, de facto, il proprio impegno nella diffusione della cultura giuridica, quale leva intellettuale di crescita civile, democratica, all’insegna della responsabilità eticamente corretta.

Luisa Trovato