Veglia diocesana / Don Bosco sarebbe oggi un santo “social”

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Veglia don Bosco

Cosa farebbe Don Bosco se varcasse oggi la soglia di un liceo, se entrasse in una chat di gruppo o se camminasse tra le vie del centro storico? La risposta non è arrivata da saggi pedagogici, ma dalle voci degli stessi ragazzi che si sono riuniti nella parrocchia Maria SS. Immacolata di Fiumefreddo in occasione della Veglia diocesana.

I giovani degli oratori della Diocesi di Acireale, insieme a numerose famiglie e alle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice, si sono ritrovati per una veglia carica di significato, presieduta dal vicario mons. Agostino Russo.
L’obiettivo? Ricordare il “santo dei giovani” non come un’icona del passato, ma come una presenza viva e magnetica.

Un santo “social” ma autenticoVeglia Diocesana

La veglia ha ripercorso i tre cardini dell’esistenza di Don Bosco: la strada, l’oratorio e la chiesa. Il cuore dell’evento è stato il confronto, capace di accendere la creatività dei giovani presenti. Di fronte all’interrogativo “E se Don Bosco fosse qui oggi?” i ragazzi hanno risposto con una lucidità sorprendente, tratteggiando il profilo di un santo “social” ma autentico.

Sui social network, non utilizzerebbe TikTok per inseguire visualizzazioni, ma per intercettare quel senso di solitudine che spesso colpisce dopo una brutta giornata. E offrirebbe messaggi di carica e supporto senza mai puntare il dito. Allo stesso modo, sulla strada, lo vedrebbero alle macchinette della metro o ai cancelli delle scuole. Pronto a interessarsi a una verifica andata male o alla playlist che passa nelle cuffie.

L’Oratorio come “safe zone”Giovani alla Veglia su don Bosco

La riflessione si è poi spostata sul significato profondo di educazione: quell’atto di “condurre oltre” che guida il bambino, il ragazzo nel suo percorso di crescita. In un’epoca dominata dall’ossessione per il successo, Don Bosco saprebbe ancora una volta fare la differenza, restituendo ai giovani quel respiro e quella leggerezza necessari per affrontare la vita con speranza.

Il “nuovo” oratorio sognato dai ragazzi è uno spazio dove il Wi-Fi viaggia veloce e le sale prova vibrano di musica. Ma dove la vera connessione è umana. È una zona libera da filtri, un luogo , dove l’ascolto attivo diventa un gesto concreto.
Qui, l’educatore non è chi ti impone di togliere le cuffie, ma chi si siede accanto a te e ti chiede di condividere un auricolare. Entrando in punta di piedi nel tuo mondo per ascoltare la musica insieme.

La preghiera al centro

Nonostante la modernità dei linguaggi, la veglia ha ribadito che per Don Bosco il divertimento non era mai fine a sé stesso. L’obiettivo primario restava far conoscere Gesù. Mons. Russo, vicario generale, ha ricordato, commentando il Vangelo di Matteo, che basta essere in “due o tre” per costruire una comunità, perché è Dio che raduna la sua Chiesa.

La serata, tra animazione, balli e testimonianze, si è conclusa con la consapevolezza che la santità altro non è che realizzare il progetto d’amore di Dio nella propria vita.
Don Bosco, se fosse qui, probabilmente non farebbe discorsi diversi: chiederebbe solo un posto nel cuore di questi ragazzi.

Melita Nicolosi