Personaggi / Giuseppe Bellanca, un ingegnere che insegnò all’America a volare

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Giuseppe Bellanca

Il legame tra miti e inventori attraversa la storia dell’umanità, fondendo la creatività ingegneristica con il racconto leggendario. Figure mitologiche come Dedalo rappresentano l’archetipo dell’inventore geniale ma audace, capace di creare prodigi come il Labirinto di Cnosso o le ali per fuggire. Nella storia reale, inventori come Archimede o Leonardo da Vinci sono diventati essi stessi dei “miti”, grazie alle loro scoperte rivoluzionarie che hanno cambiato il mondo.

Quella di Giuseppe Mario Bellanca è una delle tante storie di successo dei siciliani della diaspora sparsi in giro per il mondo. Anche lui visse il suo personale desiderio di un “sogno americano” partendo da Sciacca. Un comune italiano in provincia di Agrigento, dove nacque nel 1886, figlio del proprietario di un mulino e componente di una famiglia composta da otto tra fratelli e sorelle.

Nel 1911, dopo aver conseguito gli studi tecnici universitari a Milano, il fratello Carlo, già emigrato negli Stati Uniti d’America, lo invita a raggiungerlo. E Giuseppe, spinto anche dalla possibilità di trovare più interesse e fondi per la realizzazione dei suoi progetti aeronautici, decise di raggiungerlo.

A destra Giuseppe Mario Bellanca Ingegnere aeronautico
A destra, Giuseppe Mario Bellanca, ingegnere aeronautico

La costruzione dei primi velivoli

Giunto in America comincia a costruirsi, un aeroplano nel seminterrato della propria abitazione, facendosi aiutare dalla madre per le cuciture dei tessuti e dal padre per la carpenteria. Prima della fine dell’anno progetta il suo terzo velivolo, un aereo caratterizzato dall’ala alta a parasole. Infatti, negli aerei progettati da lui, i montanti non si limitavano a sostenere l’ala, ma aumentavano la portanza riducendo la resistenza.

Bellanca era un progettista brillante e innovativo e i suoi aerei furono tra i primi a montare motori raffreddati ad aria. E ad avere, per questioni di aerodinamica, un abitacolo chiuso. Aveva l’abitudine di non tralasciare nessun dettaglio, curando nei minimi dettagli, l’aspetto esteriore del velivolo.

Durante quel periodo decide di progettare il suo primo velivolo, un aereo con configurazione propulsiva spingente. Ma rendendosi conto che non aveva sufficienti fondi per ultimarne la costruzione si associò con Enea Bossi e Paolo Invernizzi. Nel dicembre del 1909, con gli sforzi congiunti dei pionieri riuscì, quindi a realizzare il primo volo di un velivolo interamente italiano, sia come concezione che come realizzazione.

Il successo dell’impresa, anche se il volo era stato di breve durata, spronarono il pioniere Bellanca a progettare un secondo velivolo. Questa volta con motore anteriore ed elica traente. Benché il velivolo fosse realizzato interamente, la mancanza degli ultimi fondi per dotarlo di un motore lo relegò solo a uno studio di fattibilità.

Fondò una propria scuola di volo

Fondò una propria scuola di volo, la Bellanca Flying School, dove insegnò lui stesso ai giovani piloti ad acquisire la capacità di condurre un mezzo aereo. Attività che svolse fino al 1916. Tra i suoi studenti illustri vi fu anche Fiorello La Guardia, il futuro sindaco di New York.Bellanca ebbe una copertina su Time

Nel 1932, nel mondo si celebrava Lindbergh, un riconoscimento storico mondiale, che riguardava la prima trasvolata atlantica in solitaria senza scalo. Ad essa si dedicò una copertina sulla rivista statunitense “Time”, fondata nel 1923. Qualche anno prima, nel 1927, toccò all’ingegnere siciliano Bellanca che immaginò e realizzò ciò che ancora non esisteva: l’aereo.
Proprio nello stesso anno, Bellanca, progettò il Wright-Bellanca WB-2, battezzato Miss Columbia, per la Wright Aeronautical Co.

Il Bellanca CH Monoplane (anche noto come CH-200) era un monoplano monomotore ad ala alta, progettato da Giuseppe Mario Bellanca e costruito dalla Bellanca Aircraft Corporation of America di Newcastle, nel Delaware. Progettato perchè un solo pilota lo guidasse, poteva trasportare fino a 5 passeggeri in una cabina chiusa.

Elinor Smith
Elinor Smith

Il 24 aprile 1929, la diciassettenne Elinor Smith stabilì un record mondiale di durata della Fédération Aéronautique Internationale (FAI) rimanendo in volo sopra il Roosevelt Field, Long Island, New York, a bordo di un monoplano Bellanca CH per 26 ore e 27 minuti. Fu un gran successo.
Nel 1960 Bellanca si ammalò di leucemia e morì a New York City. Negli anni a seguire, venne inserito nella National Aviation Hall of fame nel 1973. Un tributo al suo talento, un’eredità che ha attraversato oceani con riconoscimenti che ci ha resi orgogliosi, portando la Sicilianità nel Mondo.

Giusy Giacone