Meic / Il prof Luigi D’Andrea illustra la Settimana teologica nel monastero di Camaldoli

0
259
prof Luigi D'Andrea

Pubblicato dal Meic- Movimento Ecclesiale d’Impegno Culturale il programma dei seminari in cui si articolerà la Settimana Teologica che si svolgerà presso la location solita del Monastero di Camaldoli.  
L’iniziativa si colloca in un percorso triennale scandito in tre tappe, ognuna vertenti su temi correlati da unico filo conduttore. Come leit motiv: implicazioni e prospettive delle transizione antropologica.
Se per il 2025 il focus era La questione del genere e per il 2027 sarà Il rapporto individuo – società, il tema degli incontri che si terranno quest’anno da lunedì 17 a venerdì 21 agosto sarà Alle frontiere dell’umano. Naturale e artificiale. Nello spirito di suggerire spunti di approfondimento tali da poter offrire strumenti per un pensiero illuminato dalla fede e coniugato nel dialogo con il mondo.

Sede dei lavori Settimana teologica
La sede dei lavori

Aprirà e concluderà i lavori con le sue relazioni il presidente nazionale del Meic prof. Luigi D’Andrea.  Ordinario di Diritto costituzionale nell’Università degli Studi di Messina e direttore presso la stessa della Scuola di Specializzazione per professioni legali. Autore di svariate monografie e pubblicazioni. Nel 2024 è stato riconfermato dal Consiglio nazionale, alla guida del sodalizio per il secondo triennio.
Con lui ci siamo intrattenuti sul senso dell’iniziativa e sulla sua rispondenza alla mission del Meic.

Presidente D’Andrea, quali solo le problematiche sottese ai temi scelti per la prossima Settimana teologica?

Il rapporto tra naturale e artificiale: è questa la vasta e complessa problematica a cui sarà dedicata. Col contributo di autorevoli e qualificati studiosi di diverse discipline, rifletteremo sulla possibilità che la tecnica, intesa come manifestazione della capacità dell’uomo di modificare la realtà (nelle sue molteplici dimensioni), incida e manipoli la stessa natura umana. Pur essendone generata e pur essendone una delle manifestazioni più genuine e più significative. Non può sfuggire che si tratta di temi di vivissima attualità.

Il 25 maggio è stata pubblicata l’attesa Enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas, dedicata appunto alla custodia della persona umana al tempo dell’Intelligenza Artificiale, una delle più potenti e anche inquietanti espressioni del sapere tecnico-scientifico; capace di modificare e alterare in profondità le pubbliche istituzioni, la struttura economico-sociale, la stessa configurazione psicologica degli individui e le relative attitudini intellettive. Su ciò ci confronteremo e avremo pure modo di considerare dal punto di vista teologico ed etico, complesse questioni relative alla bioetica. Precisamente riguardanti la “gravidanza per altri” e il fine-vita.Prof Luigi D'Andrea

Quali le prospettive più salienti che si attende possano emergere dalle relazioni e dal dibattito?

Come Meic confidiamo che possano emergere preziosi contributi per la complessiva riflessione, non solo della comunità ecclesiale, ma pure della comunità civile. Le relazioni sono state affidate a illustri studiosi dei temi e nella nostra tradizione alle relazioni seguono dibattiti fortemente stimolanti e animati da grande passione. Speriamo che i nostri lavori possano aiutare a illuminare con la millenaria sapienza generata dall’esperienza di fede, le formidabili sfide recate dall’impetuoso progresso tecnologico. Sia sul terreno delle esistenze individuali, sia nell’ambito della convivenza civile.
La prospettiva in cui si collocherà il contributo del Movimento sarà certamente coerente con il nostro carisma e con la nostra storia. E perciò sarà caratterizzata dal fecondo intreccio tra lo sforzo di un’analisi razionale, laica e realistica delle questioni da affrontare, e il ricorso al lievito e al sale offerto dal messaggio evangelico, nonché ai preziosi frutti dell’elaborazione teologica.

Prof D’Andrea, come ritiene possano scaturire indicazioni utili pure per i non aderenti al Meic, religiosi  e laici?

Alla luce della nostra storia, abbiamo fiducia che la riflessione sulle forme che nel presente contesto storico assumono le relazioni tra naturale e artificiale possa interessare chiunque intenda con serietà porsi di fronte a tali problematiche; non solo quanti credenti in Cristo ma non appartenenti al Meic, ma pure quanti, non credenti ( o diversamente credenti), nutrano un autentico interesse per l’esigenza di utilizzare tutte le espressioni dell’evoluzione scientifica e tecnologica in direzione di un più alto livello di sviluppo umano integrale (cioè, di tutti gli uomini e di tutto l’uomo). E di garantire il rispetto della dignità di ogni persona umana di fronte alle gravi minacce che dalle stesse possano derivare.

Prof. D’Andrea come si collocano gli incontri di Camaldoli nella vita pluridecennale del Meic?Monastero Camaldoli chiostro

Per il Meic non è certo un luogo come un altro, quanto piuttosto, storicamente, un “luogo dell’anima”. Sede di incontri che hanno davvero segnato l’evoluzione storica, oltre che del nostro Movimento, di tutta la Chiesa e dell’intera comunità politica del nostro Paese.
Basta ricordare che a Camaldoli, nell’ambito di un convegno promosso nel luglio del 1943 dai laureati di Azione cattolica, prese forma il Codice di Camaldoli, prezioso e fecondo punto di riferimento per gli esponenti del cattolicesimo democratico presenti in Assemblea costituente.

Mi piace segnalare che il Meic, con altre espressioni della comunità ecclesiale e civile del paese, ha voluto raccogliere l’autorevole invito del card. Zuppi in occasione dell’80° anniversario del “Codice”, a operare in direzione di una “Camaldoli europea”; e ancora oggi siamo fortemente impegnati a rilanciare il processo di integrazione europea nella prospettiva valoriale segnata da tale documento, che reca in sé il nome a noi caro di quel monastero.

Se le settimane teologiche sono essenziali nel segnare il cammino del sodalizio, presidente D’Andrea, dove va il Meic?

Il cammino che nel contesto presente segna la vita del Meic e ne prefigura la fisionomia futura intende essere fedele al ricco patrimonio di cui siamo eredi. Cioè vivere e leggere l’avventura della fede attraverso le coordinate offerte dalla cultura del nostro tempo. Maturare un’intelligenza critica rispetto al contesto culturale in cui siamo immersi, alla luce della paradossale sapienza della Croce di Cristo “scandalo per il Giudei e stoltezza per i pagani”, ma per i credenti “potenza di Dio e sapienza di Dio” (1 Cor 1, 23-24).

Siamo consapevoli che tale sfida non può in alcun modo essere neppure concepita, se non in dialogo: tra i differenti saperi; tra le diverse sensibilità presenti nel tessuto ecclesiale. E con quanti onestamente ricercano il vero, il buono e il bello nelle nostre vite. E sappiamo pure che non possiamo affrontarla se non mettendoci in cammino con gli altri, vivendo così un’autentica sinodalità.
Ringraziamo il prof. D’Andrea per le sue considerazioni, augurando una proficua settimana teologica.

 

                                                                                Giuseppe Longo