Il liberalismo, per almeno due secoli, ha coltivato e fatto crescere il fiore più bello della civiltà occidentale: l’individuo e la sua creatività. In questo XXI secolo, però, si è trasformato in ideologia progressista. Ha prodotto così una idea divisiva di libertà che alimenta le “guerre culturali” dei nostri tempi. Un’idea che impoverisce l’individuo, la sua identità e le sue relazioni, riducendolo al puro presente, contrapponendolo alla sua storia, comunità, tradizione culturale, religione.
Il progressismo oppone l’ideologia di uno “Stato dei diritti” alla sovranità popolare. Il rischio è quello di un declino dell’Occidente e della sua libertà.
Gli autori del volume appena uscito a cura del giornalista e scrittore Massimo De Angelis La libertà. Dopo l’eclissi progressista e l’avvento delle IA. [Rubbettino Editore, Soveria Mannelli (CZ) 2026, pp. 208, € 16], ovvero filosofi, storici e sociologi di orientamento liberale e/o d’ispirazione cattolica come Sergio Belardinelli, Raimondo Cubeddu, Pierpaolo Donati, Flavio Felice, Paolo Maria Floris, Marco Invernizzi, Pier Giuseppe Monateri, Lorenzo Ornaghi e Rocco Pezzimenti, si propongono di discutere i contorni di una proposta culturale liberal-popolare che possa costruire una alternativa all’attuale prospettiva dominante di carattere individualista e relativista.

Si parte quindi dal saggio introduttivo dello stesso curatore del volume Massimo De Angelis (Individuo e comunità. Stato di diritto e democrazia sovrana) per arrivare a quelli – fra gli altri – firmati da Lorenzo Ornaghi (Democrazia dei moderni e democrazia di noi contemporanei), Sergio Belardinelli (Che cosa dopo l’epoca progressista?), Marco Invernizzi (Dopo il progressismo: la prospettiva conservatrice), Raimondo Cubeddu (Conoscenza, religione, educazione: chi sono i nuovi nemici della libertà) e Pierpaolo Donati (Una antropologia relazionale per la società dell’AI), per delineare una visione condivisa della crisi dell’Occidente post-cristiano che è anzitutto di carattere culturale e solo di conseguenza di ordine sociale e istituzionale. Una crisi derivante dalla torsione sempre più progressista del liberalismo e sfociata nel pensiero relativista e woke. Entrambi ormai ampiamente diffusi non solo nelle università ma anche nei mass media di tutti i Paesi occidentali.
Si tratta di un progressismo ideologico che si combina e si alimenta reciprocamente con la grande innovazione tecnologica che sta caratterizzando questi ultimi decenni spingendo per la sua continua e totalitaria intronazione in tutte le esistenze individuali e collettive.
Tale innovazione in sé non è ovviamente negativa ma, facendosi ideologica e compulsiva, diventa giudizio negativo sul passato ma anche sulle persone e sulle comunità che quel passato incarnano. Finendo così per affermare un’idea non condivisa ma al contrario altamente divisiva di libertà. Come le sempre più radicali “guerre culturali” che si manifestano nelle nostre società dimostrano.
Giuseppe Brienza
