Durante la celebrazione dell’ottava della festa di Santa Venera, la comunità di Santa Venerina ha potuto finalmente ammirare il dipinto raffigurante la propria patrona. Restituito al suo originario splendore dopo i danni subiti a causa del violento sisma che il 26 dicembre 2018 colpì il territorio etneo.
Questo momento segna la chiusura di un lungo e significativo percorso di rinascita. Già il 5 aprile 2025, la chiesa Madre aveva riaperto i battenti ai fedeli dopo gli importanti interventi di messa in sicurezza dell’edificio. Interventi finanziati grazie alle risorse messe a disposizione dal commissario straordinario per la ricostruzione, il dott. Salvo Scalia. Mancava tuttavia un ultimo, prezioso tassello: il recupero della tela di Santa Venera, opera d’arte di autore ignoto , importante per il suo pregio storico-artistico e per il legame affettivo che la unisce ai devoti del Comune.
La tela, risalente alla metà del XIX secolo e dalle dimensioni contenute (circa 50×70 cm), racchiude in sé i tratti distintivi dell’iconografia tradizionale della Santa: la Palma con tre corone, simbolo di verginità, predicazione e martirio. Il Crocifisso, emblema della profonda fede e dell’annuncio della parola di Cristo. Il Vangelo, che ne sottolinea il carisma e il ruolo di infaticabile predicatrice.
Gaetano Caruso ha curato il restauro del dipinto di Santa Venera
A restituire integrità e brillantezza al dipinto è stato il restauratore Gaetano Caruso, operante nello studio di Mascalucia. L’intervento è stato condotto con rigore scientifico e grande maestria artigianale attraverso varie fasi: l’analisi diagnostica e la valutazione ovvero lo studio preliminare dello stato di conservazione della tela. L’intervento strutturale ed estetico con le operazioni di svelinatura, tiraggio della tela, pulitura e verniciatura di protezione. Integrazione pittorica con stuccatura delle lacune e reintegrazione pittorica minuziosa, conclusa con la verniciatura finale.

Un’attenzione particolare si è riservata alla cornice a pastiglia. Il restauratore, infatti, ha condotto un’accurata ricerca storica sui motivi decorativi dell’epoca per ricostruire fedelmente i quattro angoli mancanti, rifiniti successivamente con una doratura in foglia d’oro del tutto simile a quella originale.
Molto soddisfatto per il traguardo raggiunto l’ing. Rosario Arcidiacono, che ha seguito passo dopo passo l’iter tecnico-amministrativo del restauro. E ha rivolto un sentito ringraziamento al commissario Scalia, al restauratore Gaetano Caruso e all’arch. Giuseppe Marano della Soprintendenza dei Beni Culturali.
Presenti anche il vicario generale della Diocesi di Acireale mons. Agostino Russo e l’assessore comunale Alfio Di Paola. Entusiasmo per il restauro è stato espresso dal parroco don Orazio Giuseppe Tornabene e dall’intera comunità dei fedeli.
Il dipinto rimarrà temporaneamente in esposizione per consentire a cittadini e visitatori di ammirarlo da vicino, per poi essere ricollocato nella sua sede definitiva. Cioè sulla parete interna accanto all’ingresso principale della chiesa Madre, a perenne testimonianza di fede e di rinascita.
Giovanni Vecchio
