Dalla fine di luglio, l’Etna è entrata in nuova fase eruttiva, caratterizzata dall’emissione di cenere vulcanica dal cratere Voragine e dall’apertura di fratture effusive all’interno della Valle del Bove, le cui colate laviche hanno raggiunto la zona di Rocca Capra ( quota 1340 circa).
La caduta della sabbia vulcanica ha determinato gravi disagi non solo all’aeroporto di Catania ma anche alle popolazioni residenti nella zona etnea. Inoltre i fronti lavici hanno richiamato l’attenzione e l’interesse non solo degli scienziati ma anche di visitatori, turisti ed escursionisti che hanno affollato le zone interessate dai flussi lavici.
Adesso l’Etna sembra che si sia “tranquillizzata “, i bracci lavici si sono fermati e non c’è più la copiosa caduta di cenere vulcanica.

Abbiamo incontrato il prof. Giuseppe Patanè a cui abbiamo rivolto alcune domande sull’eruzione in corso sull’Etna. Patanè, già docente ordinario di Geofisica all’Università di Catania, è direttore di due Osservatori di Sismologia siti nel Comune di Acireale e della Rete Sismica della Provincia Regionale di Catania.
Prof. Patanè, cosa sta succedendo sull’Etna?
Siamo nella fase di compressione del magma che risiede nelle fratture profonde della crosta a contatto del mantello. Questa compressione dipende dalla deflazione del mantello e delle crosta sovrastante che spreme il magma dentro le fratture verso la superficie.
Secondo lei, si è conclusa questa fase eruttiva?
Si, questa fase si è conclusa.
L’Etna sta cambiando nel suo modo di manifestarsi, con l’alternarsi da fasi effusive a quelle esplosive?
Oggi l’Etna sta avendo una dinamica riferibile anche al suo passato evolutivo.
Nei giorni scorsi si è verificata una sequenza sismica di moderata intensità che ha interessato Piano Pernicana. Quale faglia ha provocato tale evento tellurico e che cosa significa tale movimento all’interno della struttura vulcanico-tettonica dell’Etna?
Questa successione di terremoti è associata prevalentemente al movimento della faglia della Pernicana. La Pernicana è una faglia che delimita la parte settentrionale e quella orientale del vulcano e lungo la quale si ha lo scivolamento di questa porzione orientale verso il mare.
Questo scivolamento da che cosa è provocato?
Da un notevole disequilibrio fra la zona a monte e la zona più a valle di quest’area ovvero il sollevamento della zona a monte. Lo scivolamento è provocato da uno scompenso gravitazionale fra le due zone.
Che cosa crea lo scompenso gravitazionale?
Il sollevamento del mantello.
Secondo lei, in un prossimo futuro si potrebbero formare delle bocche eruttive a bassa quota?
Com’è successo nel passato potrebbe avvenire in futuro. Però questo fenomeno dovrebbe essere annunciato da una notevole crisi sismica.
Quest’ennesima eruzione dell’Etna con la conseguente ricaduta di cenere vulcanica nei centri abitati ha creato dei disagi non indifferenti alle popolazioni locali. Secondo lei, le istituzioni nazionali e regionali in che modo possono aiutare i Comuni a gestire queste emergenze?
Si potrebbe istituire un fondo nazionale per gestire queste criticità.
Giuseppe Russo
