Riflessione / Il dono della vita, Totò e il principio di entropia

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osiah Willard Gibbs introdusse i principi dell'entropia

Ritrovo tra i miei reperti… preistorici, il testo di Fisica dei corsi dell’Accademia Navale di Livorno. Reminiscenze giovanili in verità più scientifiche che nautiche. Ricompaiono pagine e pagine sfogliate e risfogliate, pure maltrattate con disappunto alla penombra di notti insonni, sui principi dell’entropia. Introdotti da Gibbs, Boltzmann e Von Neumann a rendere in formule un certo disordine dell’universo.

Processi termodinamici in cui l’esito, partendo da 1 non può mai essere pari ma sempre inferiore a 1. Qualsiasi attività o evento del cosmo e sulla terra avrebbe dei rendimenti inferiori all’energia profusa. Per cui ogni istante una parte dell’energia del creato si disperderebbe in un caotico coacervo residuale.

John Von Neumann
John Von Neumann

Rilevo come la teoria sia stata poi confutata nel mio prosieguo di vita, dalla nascita dei miei tre figli. In barba al celebre motto di Totò per cui è la somma che fa il totale, a ogni nascita i conti non tornano.  Mio caro principe De Curtis ogni volta che un bimbo viene alla luce fa sì che 1+1 non faccia 2 ma 3. Il fattore Vita ha rendimenti non solo non inferiori al 100% ma persino del 150%, o più (gemelli etc.).

Generando in famiglia un caos felice e positivo, molto diverso da quello cosmologico dell’entropia. Riparto dalle mie evidenze concrete che smentiscono le loro dimostrazioni teoriche provando a capire dove quegli scienziati possano essersi incagliati; dove abbiano smarrito il filo; dove si siano perduti.
Ovvio, non ricerco errori matematici o sperimentali: non mi pertiene e forse non è neppure rilevante. Ma come nella loro e altrui visione possa indursi, a voler spiegare il cosmo creato da Dio, senza Dio.

Non è la solita cronica riproposizione del dualismo tra fede e scienza, che in verità non sussiste affatto. Ma la riflessione che se non è chiaro il senso della vita dono di Dio ogni opzione può essere plausibile. La trasmissione generazionale della vita rende attivo il saldo d’energia consistente nell’Amore di Dio.
Vinta la morte, noi ci attendiamo la Nuova Gerusalemme, il cui ordine sarà indefettibile e immutabile. Indi l’ipotesi dell’entropia, sempre che sia universalmente accettata, ma non è così, è limitata a questa fase della Creazione; ma non avrà regione di essere quando alla fine dei tempi Dio sarà tutto in tutti.

Totò medita sulla somma che fa il totale
Totò medita sulla somma che fa il totale

Fisici dichiarano di essere ormai prossimi, qualche milionesimo di secondo prima del Grande Inizio. Forse non comprendono o accettano che quel margine ridotto quasi istantaneo è in realtà insuperabile. Essendo l’attimo che divide il nulla dal tutto, il vuoto dal pieno, il Creatore dal Creato, è invalicabile. Impenetrabile e inaccessibile, se non attraverso l’afflato divino donato nella vita. La Vita genera vita!

E’ nella donazione della vita che uomo e donna, creati, si incontrano con il Creatore, nel Suo Ordine. Ora la Creazione geme i dolori del parto per la lotta atavica tra Bene e male, tra Ordine e disordine.  Ogni volta che si assumano decisioni o attuano condotte per la vita, si concorre a reintegrare l’Ordine.

Invece ogni volta si preferisca la morte alla vita, come nell’aborto, oltre a commettere o assecondare un peccato crudele si concorre a violare e disarticolare l’Ordine voluto da Dio per regolare il mondo; e rendersi complici del disordine che si insinua a opera di chi “menzognero e omicida sin dall’inizio”.

Maria Teresa di Calcutta individuava infatti nell’aborto la causa delle guerre che devastano l’umanità.  Non c’è così qualcosa di terribilmente disorganico e di sinistramente diabolico, nel rifiuto della vita?
E noi, a che cosa aneliamo davvero, all’Ordine o al disordine?

                                                                               Giuseppe Longo