Incontri / Galimberti ad Acireale:” Viviamo in un mondo senza scopi”

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Umberto Galimberti

Pubblico delle grandi occasioni, mercoledì, 2 settembre, presso la villa Belvedere di Acireale. ”Lo spaesamento dell’etica“ è stato l’argomento che l’illustre ospite, Umberto Galimberti, uno dei più autorevoli filosofi italiani contemporanei, ha presentato al folto pubblico.
L’evento è stato organizzato dal presidente della fondazione Bellini, Mattia Pennisi. Ha invitato sul palco Galimberti, chiamandolo “il dottore dell’anima”. Ha aperto e chiuso, la perfomance del filosofo, il direttore de “La Sicilia” Antonello Piraneo.
Tra il folto pubblico, il sindaco Roberto Barbagallo, il vescovo Antonino Raspanti, i deputati regionali Nicola D’Agostino e Salvo Tomarchio, i rappresentanti delle Forze dell’ordine.Acireale incontro con Galimberti

Umberto Galimberti ha aperto la serata con un monologo di 60 minuti, partendo dalla nostra “era” che ci fa vivere in un mondo senza scopi. Un mondo, quello di oggi, che non pensa, e chi non pensa è più facile da governare, dice  Galimberti. Poi è seguito un excursus storico per dimostrare come ogni epoca abbia avuto un obiettivo, uno scopo, un orizzonte di senso.  I greci avevano come scopo la natura, ferma e immutabile che nessun uomo o nessun Dio aveva fatto. Per i greci l’uomo non era il vertice del creato, ma apparteneva alla catena dell’essere,  ha lo stesso destino di tutti gli esseri viventi.Galimberti firmacopie

I cristiani, invece, hanno avuto un orizzonte di senso determinato dalla parola di Dio che ha organizzato la società per secoli. Il cristianesimo ha costituito un orizzonte di senso significativo. Questo scenario, però, entra in crisi intorno al 1600 con la nascita della scienza moderna e con il metodo scientifico. In questo momento l’orizzonte di senso è, senza dubbio, la ragione umana. Il motto dell’età moderna, continua Galimberti, è che chi pensa bene agisce bene ma così non è stato, per esempio, con il nazismo.

L’uomo moderno fatica d orientarsi sotto una pressione continua e si sente inadeguato

Con l’età post-moderna, nasce la tecnica non come tecnologia cioè il modo di pensare dell’uomo che si muove per raggiungere il massimo degli scopi con un minimo impegno dei mezzi. Un’era che ha come valori: efficienza, funzionalità, produttività, velocizzazione del tempo. Valori che spesso  fanno sentire gli uomini non adeguati. Un mondo dove spesso non ci sentiamo accolti e dove il 50% degli abitanti usa psicofarmaci. Per Umberto Galimberti, questo è lo spaesamento di un mondo senza scopi. Il ragionamento che ha messo al centro, quindi, le inquietudini più profonde dell’uomo contemporaneo che fa fatica ad orientarsi in un futuro che non ha più una direzione, ma solamente una pressione di continuo avanzamento.Villa Acireale, incontro con Galimberti

Ha continuato dicendo che, per la tecnica, il passato non conta più perché è semplicemente sorpassato, mentre tutto quello che vediamo come futuro lo realizziamo come il perfezionamento di di ciò che già esiste. La tecnica oggi è diventata sociologia e anche psicopatia. Il malessere contemporaneo, la depressione, il senso di inefficienza, di inadeguatezza, di fallimento.

Nella nostra era, la fonte della depressione non è più generata da colpa personale, ma da quella prodotta dal sentirsi incapaci di raggiungere le prestazioni richieste dal sistema del nostro tempo.

Il discorso si è incentrato, poi, sui giovani e sul loro malessere che, in molti casi, li porta all’anoressia, o, ancora peggio, all’assunzione di psicofarmaci per mancanza di adeguatezza e di prospettive per il futuro. Le vecchie generazioni, invece, possedevano una visione di sé che le faceva sentire  motivate nello studio, metodo che oggi tanti giovani ritengono inutile.

Mancanza di prospettive future che è alla base anche della diminuzione delle nascite che, secondo il filosofo, non è volontaria ma cagionata dalla mancanza di mezzi economici adeguati. Ed è qui che Galimberti ci spiega perché i ragazzi stanno male: perché non hanno più futuro, visto che glielo abbiamo tolto. La società ha costruito un sistema sempre più efficiente nel produrre per il presente, ma sempre più incerto nel dare un significato per muoversi per il futuro.

 

Mariella Di Mauro