Libri / Presentato “Questioni teolinguistiche e dintorni” del prof. Sebastiano Vecchio

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Prof Sebastiano Vecchio presenta il suo libro

La biblioteca diocesana “Mons. Salvatore Russo” di Acireale, nei giorni scorsi, ha ospitato la presentazione del libro del docente universitario in pensione Sebastiano Vecchio, dal titolo “Questioni teolinguistiche e dintorni – Quattro lezioni”.
Sono intervenuti, con l’autore, mons. Giovanni Mammino, docente di storia della Chiesa presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania e direttore della stessa biblioteca diocesana acese. E Francesco Leonardi, collaboratore della cattedra di Teologia Morale – Unicit e docente di filosofia presso lo studio teologico San Paolo di Catania.

Mons Mammino e Francesco Pio Leonardi
Mons. Mammino e Francesco Pio Leonardi

Il libro contiene quattro lezioni, tenute dal prof. Vecchio durante l’anno accademico 2023-24, presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche al corso di dottorato in “Scienze dell’interpretazione”. Il testo nasce dalla richiesta dell’Unicit di inserire in un opuscolo il contenuto delle lezioni. Queste hanno avuto l’obiettivo di dimostrare, anche all’estero, i prodotti della ricerca universitaria del territorio catanese.

Don Giovanni Mammino ha introdotto la serata dando il benvenuto e sottolineando il prezioso ruolo della biblioteca diocesana. Ha presentato gli interlocutori e riflettuto brevemente sul testo presentato e, in modo particolare, sulle parole “Dabar, logos, verbum” come questioni teolinguistiche. Poi ha asserito che riflettere sulla linguistica vuol dire riflettere su un vasto mondo che si apre intorno a noi.

prof Sebastiano Vecchio
Prof Sebastiano Vecchio

Ha presentato il testo il prof. Francesco Leonardi che, nel suo intervento, è partito dalla teolinguistica e da come il professore Sebastiano Vecchio l’ha affrontata. Il discorso ha avuto inizio dalle tre parole “Dabar, logos, verbum”, tre parole, ognuna delle quali è la traduzione dell’altra. Tutte e tre sono la traduzione di “parola”. Ognuna di loro ha una accezione diversa, ognuna può esprimere il significato di Parola, Cosa concreta, Atto, secondo il contesto, come vocaboli polisemici, con diversi significati. Alcune volte – ha continutoa Leonardi – in alcune lingue assumono un’accezione più completa, sono più particolari ma, pur non di meno, riescono a trasmetterci, in ogni modo, la forza e la carica di potenza che esse esprimono.

Si è parlato anche del traduttore di testi e di quanto giochi nella traduzione la personalità di colui che svolge questo lavoro. Su questo punto il prof. Leonardi ha posto una domanda al prof. Vecchio: se tradurre equivale, come alcune volte si pensa, a tradire. Quale verità troviamo nella traduzione?Uno scorcio della sala

Il professore Vecchio ha risposto che le lingue risentono sempre di tutto e sono anche strumenti che ci entrano dentro, tanto che diventiamo segni noi stessi.  “Forse – ha osservato l’autore – sarebbe meglio non esagerare nella tipizzazione tra lingua e cultura. Sicuramente coloro che si accingono ad eseguire una traduzione avranno, pur avendo interpretato lo stesso testo, delle accezioni o preferenze diverse. Così avviene a due persone che guardano uno stesso oggetto: lo descrivono in due modi differenti senza, però, tradire mai la natura dell’oggetto. Il processo interpretativo, quindi, ha l’obiettivo di riconoscere le differenze e non ad eliminarle.

Da questa prospettiva, ha affermato il professore Vecchio, il libro mostra il senso e la complessità della ricerca scientifica che rimane sempre aperta e argomentativa.

Mariella Di Mauro