Ormai quella che si legge è una stampa che ripete sempre le stesse cose. I ragazzi che imparano dal porno e dall’intelligenza artificiale tutto
quello che c’è da sapere sul sesso. I ragazzi che non usano il preservativo e di conseguenza abusano della pillola del giorno dopo. Le malattie sessualmente trasmissibili che aumentano ecc.
Gli articoli si rincorrono ed anche i copioni che vengono subito dopo. Ormai hanno tutti la stessa matrice. E tutto viene così suddiviso ed identificato.
FASE 1: l’allarme
I ragazzi ignorano l’ABC del sesso, rischiano infezioni sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate, abusano della pornografia.
FASE 2: la colpa
La politica non fa niente per aiutare l’educazione sessuale, anzi la ostacola.
FASE 3: la soluzione
Urge educazione sessuale a scuola, strutturata, obbligatoria e con esperti esterni.
Ecco il palco montato ad arte, un meccanismo perfetto che funziona. Funziona perché fa leva sulla paura. Una paura giustificata dai dati, i quali di certo non sono inventati.
È vero che molte ragazze non conoscono il loro corpo, e hanno paura di chiedere. È vero che usano la pillola del giorno dopo perché “tanto c’è”. Ed è anche vero che i ragazzi maschi, vedono nel preservativo, un deterrente alla virilità. Che credono che l’HIV sia superato, un problema degli anni ’90.
È vero che parlano di sesso con atteggiamenti disinibiti da adulti, ma con una consapevolezza di bambini di 10 anni.
Però la diagnosi che viene fatta è falsa. Viene detto che i ragazzi sono costretti ad usare il porno e l’IA perché la scuola non fa abbastanza.
La realtà è che, se i ragazzi scelgono questi canali, è perché in famiglia non si parla più.
È questo il tabù che mai si nomina in quanto, la latitanza della famiglia, su questioni fondamentali come queste, è diventata la normalità.
Per cui la scuola dovrebbe mettere la toppa, in tale enorme vuoto affettivo.
Vorrei essere allora molto franca: questo fa comodo a tutti. È comodo per i genitori, così non devono affrontare l’imbarazzo che può esserci nel parlare di corpo, di prima volta, di attesa, di consenso, di amore con i propri figli.Ci pensi la scuola.
È comodo per certa politica e per certe associazioni, che così dispongono di una corsia preferenziale per entrare nelle scuole ed offrire la loro visione del mondo. Quello che loro chiamano “scienza neutra”.
Ma è qui che sta l’inganno: quale educazione sessuale? Quella che spiega l’anatomia, la prevenzione delle malattie, le gravidanze, il ciclo mestruale? Bene, quella c’è già. È contemplata in scienze. Mai vietata da nessuno, obbligatoria per tutti.
Quella che oggi si sta tentando di imporre è invece l’educazione sesso-affettiva ideologizzata. Quella che vorrebbe spiegare ai nostri figli cosa è il genere, che bisogna decostruire gli stereotipi.
Che deve fare passare il concetto che tutto è fluido e che la famiglia è un costrutto sociale senza fondamenta.
La scuola deve informare, la famiglia deve formare
La scuola non detiene il primato sulla “saggia verità dell’amore”. Non sa cosa è bene e cosa è male per i figli degli altri.
Non lo sa perché l’amore, il sesso, l’affettività non sono materie come italiano o matematica. Sono l’educazione ai valori e come tale spettano alla famiglia.
La scuola deve informare, la famiglia deve formare. Se un ragazzino di 15 anni non sa che ci si può infettare non usando il preservativo, significa che gli è mancata l’informazione.
Se una ragazzina di 15 anni pensa che il suo corpo abbia la valenza di un “like” su Only Fans, o quanto una prestazione vista in qualche sito
porno, significa che non c’è stata educazione.
E quell’ educazione lì non te la passa l’esperto con due ore di lezione. Il rispetto tra le persone si deve respirare in famiglia. Devono essere i genitori ad insegnarlo.
Il poter dire di NO di una ragazza in una relazione, deve essere la famiglia a spiegarlo. A dirle che il suo corpo è prezioso e che, se lei non lo desidera, nessuno deve toccarlo. Che aspettare non vuol dire essere antica, vuol dire rispettarsi.
Se si continuerà con il ritornello che ci deve pensare la scuola, continueremo a crescere ragazzi molto informati ma affettivamente analfabeti. Che sanno tutto, tranne il significato di amare davvero qualcuno.
Allora smontiamo questo palco. Rimettiamo la famiglia al centro coinvolgendola e, se ci fosse bisogno, aiutandola in quello che è educazione sessuale, semmai qualche genitore si sentisse in difficoltà.
Rimettiamo ordine nei ruoli. Altrimenti il rischio sarà quello, tra dieci anni, di commentare gli stessi articoli ma con numeri pericolosamente più alti.
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
