Magma Festival / Il cinema breve apre la 25ª edizione: sei cortometraggi tra identità, memoria e sperimentazione

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Sei cortometraggi per raccontare la Sicilia attraverso linguaggi, sensibilità e prospettive differenti.

Si è aperta ieri sera, 2 novembre, al Cinema King di Catania, la 25ª edizione di Magma – Mostra di Cinema Breve, con Insula – Impressioni di Sicilia, la sezione dedicata alle opere di registi siciliani o ambientate nell’Isola.

Un appuntamento che ha offerto al pubblico l’occasione di scoprire nuove produzioni cinematografiche e confrontarsi direttamente con i loro autori, approfondendo temi che spaziano dall’identità personale alle questioni sociali, dalla memoria alla sperimentazione audiovisiva.

Ad aprire l’incontro, il ricordo delle origini di Magma, nato venticinque anni fa dall’iniziativa di un gruppo di giovanissimi appassionati di cinema e progressivamente affermatosi come una realtà di respiro internazionale.

Un percorso che non ha interrotto il legame con il territorio siciliano, al quale il festival continua a riservare uno spazio specifico all’interno della propria programmazione.

La selezione di Insula, composta da sei opere, è stata presentata come il risultato di un’attenta ricerca, orientata a valorizzare progetti capaci di distinguersi per originalità, qualità espressiva e sensibilità autoriale.

A differenza del concorso internazionale, che quest’anno comprende 23 cortometraggi provenienti da 18 Paesi, la sezione siciliana propone infatti un numero più ristretto di lavori, scelti per offrire uno sguardo sulle diverse direzioni della produzione cinematografica contemporanea.

Un appuntamento articolato e ricco di spunti
Giulia Iannello e Ivano Lollo
Giulia Iannello e Ivano Lollo, cui è stato attribuito in Premio Insula attraverso la votazione degli spettatori

La serata si è articolata in due momenti di proiezione, intervallati dagli incontri con i registi e gli autori presenti in sala.

Il confronto, guidato da Giulia Iannello, direttrice artistica di Magma, ha permesso di approfondire la genesi delle opere, le scelte stilistiche e le esperienze personali da cui hanno preso forma i racconti.

Tra i lavori presentati, Catania Scomposta di Giuseppe Barcellona e Tancredi Messina, un documentario osservazionale di tre minuti che esplora le molteplici sfaccettature dell’area metropolitana catanese.

Realizzato con mezzi essenziali, il cortometraggio restituisce uno sguardo sulle contraddizioni del territorio, ricercando una dimensione estetica anche nei contesti segnati dal disagio. « Il nostro è un reportage dei microrganismi catanesi, che attraversa il centro urbano, la parte storica e le periferie.

Il documentario voleva rappresentare il bello che risiede nel brutto», ha spiegato Barcellona, sottolineando il desiderio di individuare elementi di bellezza anche nelle situazioni urbane più difficili.

Focus su giovani e giustizia

Un’altra riflessione ha riguardato il rapporto tra giovani, giustizia e reinserimento sociale, al centro di Antonino di Angelo Campolo.

Il cortometraggio racconta l’incontro tra un giovane in messa alla prova e il regista di un laboratorio teatrale, mettendo in luce le difficoltà del confronto e la possibilità di costruire un dialogo capace di superare diffidenze e pregiudizi.

Un progetto nato dall’esperienza dell’autore con ragazzi coinvolti in percorsi giudiziari alternativi, attraverso il quale emerge la necessità di interrogarsi anche sugli stereotipi degli adulti.

«C’è sempre un principio culturale dietro che ti impedisce, una gabbia in un certo senso», ha osservato Campolo, richiamando l’attenzione sulla distanza tra una società che parla continuamente dei giovani e la sua effettiva capacità di ascoltarli.

Attenzione per identità e liberta di espressione

Il tema dell’identità e della libertà di espressione ha trovato spazio anche in Diavoli Incarnati, realizzato dai collettivi Ultracorpi e canecapovolto.

Girato nel giugno 2024, il cortometraggio intreccia le immagini dei partecipanti al Pride di Enna con le voci degli spettatori, facendo emergere le contraddizioni di una società siciliana sospesa tra rivendicazioni di libertà e persistenti retaggi di maschilismo e omofobia.

A raccontare la genesi del progetto sono stati Tiziana Portera e Alessandro Aiello, che hanno approfondito il lavoro di sperimentazione audiovisiva alla base dell’opera.

Portera ha richiamato l’attenzione sull’approccio critico di Ultracorpi alla sessuologia tradizionale, mettendo in discussione i modelli normativi attraverso cui viene interpretata la sessualità.

Aiello si è invece soffermato sulle scelte di elaborazione delle immagini e sulla costruzione di un linguaggio visivo capace di andare oltre la semplice documentazione dell’evento.

La frammentazione del racconto e l’alterazione di alcuni volti contribuiscono così a trasformare le immagini del Pride in una riflessione più ampia sui pregiudizi e sulle tensioni culturali ancora presenti nella società.

Identità personale e conoscenza di sè

A esplorare il percorso di costruzione dell’identità personale è stato anche First Time in Drag di Pietro Macaione, documentario dedicato a Rico, giovane protagonista che cerca nel trucco, nei colori e nell’esperienza drag una possibilità di espressione e conoscenza di sé.

Durante l’incontro, il regista ha riflettuto sul significato del fallimento, interpretato non come una sconfitta definitiva, ma come una tappa del processo di crescita.

«Nella nostra società sempre di più il fallimento non è contemplato», ha osservato, contestando una concezione del successo legata esclusivamente alla performance e ai risultati raggiunti.

Viaggio e preservazione della memoria

Una ricerca espressiva differente caratterizza Último día en La Habana di Ivano Lollo, cortometraggio realizzato con una vecchia cinepresa Super 8 e una pellicola scaduta, attraversando le strade del centro dell’Avana.

Nato nell’ambito di un’esperienza di viaggio e di un progetto di video-partecipazione, il lavoro raccoglie impressioni e frammenti di una realtà in trasformazione, nel tentativo di preservarne la memoria.

Il regista ha raccontato il particolare rapporto con la pellicola, una scelta che comporta un approccio alla ripresa profondamente diverso rispetto al digitale.

«Ogni fotogramma costa e quindi ti obbliga davvero a un’attenzione in più, a un approccio completamente diverso», ha spiegato Lollo, soffermandosi sulla necessità di una maggiore precisione e consapevolezza durante le riprese. Ma è soprattutto la dimensione temporale a caratterizzare il suo lavoro: «Bisogna prendersi il tempo.

In questa vita così frenetica e così veloce, dove siamo tutti obbligati a essere performativi, con la pellicola mi concedo i miei tempi». A questa scelta si aggiunge il fascino dell’imprevedibilità di un supporto che non consente di verificare immediatamente le immagini realizzate.

Come ha raccontato lo stesso autore, «non sai cosa ti porti a casa, non hai modo di controllare, non hai modo di verificare», ma proprio questa incertezza contribuisce a dare valore alle immagini, trasformandole in tracce durature dei luoghi attraversati e delle persone incontrate.

Relazioni, amori e tradimenti
White Whiter Whitest Black
White Whiter Whitest Black

A completare la selezione, White Whiter Whitest Black di Michele Leonardi, che attraverso la relazione tra due adolescenti durante un’estate intreccia i temi dell’amore e del tradimento, conducendo lo spettatore verso un epilogo capace di modificare la percezione degli eventi narrati.

Il regista, impegnato sul set di un’altra produzione, non ha potuto partecipare alla serata.

A intervenire è stata invece l’attrice Emanuela Ventura, coinvolta nel cortometraggio: «L’incontro con Michele era avvenuto anni prima, per il suo corto Uscire fuori.

Già lì mi sono accorta della qualità e dell’inquietudine che c’è dietro il suo modo di girare e di scrivere», ha raccontato, ricordando di aver accolto con entusiasmo la proposta di una nuova collaborazione.

Ventura si è poi soffermata sul valore del confronto con le nuove generazioni di cineasti e sulla capacità delle loro opere di mettere in discussione convinzioni consolidate. «Quanti stereotipi ci portiamo dietro», ha osservato, sottolineando come lo sguardo dei giovani autori rappresenti uno stimolo a superare la propria «gabbia di adulta».

Una riflessione che l’ha portata a individuare nella libertà il filo conduttore dei lavori presentati: «Mi sembra la parola che circola un po’ in tutti, declinata in vari modi».

Due le proiezioni fuori concorso

Accanto ai sei cortometraggi in concorso, il programma ha proposto due proiezioni fuori concorso.

La prima, The Pressed di Leonardo Recupero, vincitrice della Challenge Corti di #ILiveCinema 2026, organizzata da Cinestudio e Cinema King, racconta il conflitto interiore di una giovane protagonista alle prese con insicurezze e desideri di cambiamento.

Durante l’incontro con il pubblico, il regista ha raccontato come il cortometraggio sia stato concepito appositamente per la competizione, con l’obiettivo di costruire una storia capace di svilupparsi efficacemente in pochi minuti.

«Abbiamo cercato di trovare una storia che potesse essere sintetizzata facilmente in tre minuti», ha spiegato Recupero, sottolineando anche l’importanza del lavoro collettivo.

Sant'Agata
Sant’Agata di Ugo Saitta, in una copia restaurata

Il progetto è infatti nato dalla collaborazione con un gruppo di amici e professionisti con cui il regista condivide da tempo il proprio percorso creativo, una squadra che continua ad accompagnarlo nella realizzazione di nuovi cortometraggi.

A chiudere le proiezioni, un documento cinematografico di particolare interesse storico: Sant’Agata di Ugo Saitta, realizzato nel 1949 e presentato in una copia restaurata dalla Filmoteca Regionale Siciliana.

Le immagini della festa della patrona di Catania hanno offerto al pubblico uno sguardo sulla città del passato, mostrando trasformazioni e continuità di una delle sue tradizioni più rappresentative.

Premio Isola a White Whiter Whitest Black di Michele Leonardi. 

La conclusione della serata è stata dedicata alla premiazione dei cortometraggi di Insula, con due riconoscimenti distinti.

Il Premio Isola, assegnato da una giuria composta da rappresentanti di realtà culturali e formative del territorio, è andato a White Whiter Whitest Black di Michele Leonardi.

Nella motivazione, la giuria ha riconosciuto al film «la capacità di raccontare l’adolescenza, l’amore e il tradimento con uno sguardo maturo e mai scontato.

Il corto costruisce una narrazione ricca di simbolismi raffinati, con una regia sicura e un’esecuzione formale di livello professionale, il cui montaggio sonoro e le scelte musicali concorrono a creare un’atmosfera intensa e coerente.

L’epilogo spiazzante e provocatorio costringe lo spettatore a rileggere il film a ritroso e a ribaltare il proprio punto di vista, un gesto narrativo coraggioso che trasforma una storia intima in un’esperienza che continua a lavorare dopo la visione».

Riconoscimento a Catania Scomposta di Giuseppe Barcellona e Tancredi Messina

Un ulteriore riconoscimento è stato riservato a Catania Scomposta di Giuseppe Barcellona e Tancredi Messina, per il quale è stata proposta una proiezione negli spazi di Isola Catania, offrendo così una nuova occasione di incontro con il pubblico.

Premio Insula a Último día en La Habana di Ivano Lollo.

Il Premio Insula, attribuito attraverso le votazioni espresse dagli spettatori mediante QR code, è stato invece assegnato a Último día en La Habana di Ivano Lollo.

Nel ringraziare gli organizzatori, l’autore ha ricordato il proprio legame con Magma, seguito fin dalle prime edizioni, dedicando il riconoscimento anche alla memoria di Lorenzo Vecchio, primo direttore artistico del festival.

Dopo la serata inaugurale dedicata al cinema siciliano, Magma prosegue oggi con Eksperimenta, la sezione dedicata alla videoarte e al cinema sperimentale, realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Catania.

Da giovedì 5 novembre il festival entrerà nel vivo del concorso internazionale di cortometraggi, con le proiezioni alla Sala Margherita di Acireale fino a sabato 7 novembre.

Monica Trovato