Crisi idrica 3 / La situazione delle infrastrutture in Sicilia

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Continuiamo la nostra inchiesta sulla crisi idrica con l’analisi delle perdite di rete delle infrastrutture e gli acquedotti in Sicilia. Si sono stimate perdite lineari pari ad un valore medio di 54 metri cubi per kilometro al giorno. In pratica la rete ha perdite percentuali del 52,36% come riportato in dettaglio nella tabella sottostante:

Tabella 1

Analizzando in dettaglio i dati della tabella si vede chiaramente che la Sogip di Acireale presenta una perdita di acqua durante la distribuzione pari al 68,1%, perdita superiore del 30% rispetto alla media delle altre società di gestione.

Crisi idrica / I fondi a disposizione per le infrastrutture in Sicilia

La Regione Sicilia ha cercato di intervenire sulla carenza idrica facendo un lavoro di ricerca fondi. Infatti importi significativi provenienti dal PNRR sono stati messi a disposizione non solo per aumentare la capacità di reperimento delle acque, ma anche l’ottimizzazione della distribuzione. Vari progetti sono stanziati, fra cui investimenti in infrastrutture idriche primarie per la sicurezza e l’approvvigionamento idrico pari a 118 milioni di euro e la riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell’acqua. A questi è compresa la digitalizzazione delle reti pari a 323 milioni di euro.

Oltre ai fondi del PNRR la Regione Sicilia ha messo in campo sia i fondi FERS (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale)  che i fondi FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) pari in totale ad altri 266 milioni di euro.

Inoltre sono stati finanziati con i fondi POC (Programmi Operativi Complementari), azioni a tutela del settore agricolo. Avviene mediante la creazione di 314 laghetti per l’approvvigionamento di 50 milioni di metri cubi di capacità di invaso. Sono distribuiti sul territorio regionale come da tabella in basso, per un totale investimento di 35 milioni di euro.

Tabella 2

La situazione degli invasi

Il fabbisogno idrico stimato nel territorio della Regione Sicilia è di circa 1.166 milioni di metri cubi annui. In particolare il 24% per usi civili, circa 11% per usi industriali e il 65% per usi agricoli. Le risorse di approviggionamento primarie sono le dighe, invasi e pozzi pari a circa 4.746 metri cubi.

In Sicilia sono presenti 45 dighe per un potenziale volume di gestione di 1.129 metri cubi di acqua. Dei 45 invasi 38 sono attivi di cui 18 a pieno regime. Altri 20 sono funzionanti ma soggetti a limitazioni di riempimento, in particolare 10 per assenza di collaudo e 10 per ragioni di sicurezza. Sette invasi sono inattivi. Ne consegue che nonostante ci sia un potenziale di 1.129 milioni di metri cubi solo 757 milioni di metri cubi è sfruttato, pari a circa il 67% del potenziale massimo.

La maggior parte degli invasi avrebbe bisogno di significativi investimenti manutentivi a causa di mancanza di collaudo statico, di verifica antisismica, per la presenta di detriti o sabbie che ne riducono la portata, per carenza degli impianti elettrici a supporto, l’occlusione degli scarichi. Stimano circa 307 milioni di euro per la risoluzioni di tali problematiche.

grafico 1 sicilia

Indice SPI: la mappa della siccità

In base all’indice SPI Standard Precipitation Index (Indice di precipitazione Standard) si è rilevato che la Sicilia è interessata da una crisi idrica di carattere severo. Addirittura alcune zone presentano un carattere di siccità estremo. La parte che è più in salute è proprio la zona Orientale dell’Isola: Messina, Catania, Siracusa. In particolar modo lo è la zona fra l’Etna e il mare, coincidente con il territorio della Diocesi di Acireale. Infatti, grazie al suo micro clima, non ha subito negli anni importanti riduzioni di approvvigionamento idrico.

Mentre invece nelle zone della Sicilia Occidentale e centrale nelle provincie di Palermo, Agrigento, Trapani, Enna e Caltanissetta, la mancanza di piogge negli anni non ha permesso di riempire gli invasi. Ciò ha generato turnazioni di erogazione di acqua potabile plurigiornaliere fra le popolazioni delle provincie coinvolte. Ovviamente anche le attività agricole ed industriali sono interessate da queste razionalizzazioni con non pochi danni economici per le attività coinvolte.

Gianfranco Castro