Sempre più studi avanzano l’ipotesi che vi sia una correlazione tra l’aumento del tasso dei disturbi alimentari – specialmente tra i giovani – e i contenuti “tossici” ai quali tutti noi assistiamo quotidianamente sui social. Cerchiamo di capire quali sono i pericoli che si celano dietro queste tipologie di contenuti.
Disturbi alimentari e contenuti tossici sui social
Le food challenge: contenuti potenzialmente pericolosi?
Il cibo occupa spesso un ampio spazio nelle “home” dei social che siamo abituati ad utilizzare ormai quotidianamente – da Facebook a Instagram, passando per TikTok o YouTube. Ma dietro contenuti apparentemente innocui, che sembrano rispondere alla necessità di ottenere quante più visualizzazioni, like o commenti possibile, si nascondono dei rischi da non sottovalutare specialmente per quanto concerne la tematica dei disturbi alimentari.
La genesi della “spettacolarizzazione” del cibo alla quale assistiamo oggi sui social è da ricondurre ad alcuni format e programmi televisivi come ad esempio Man vs Food, un programma statunitense andato in onda per la prima volta nel 2008 nel quale il presentatore si cimentava in sfide che consistevano nel consumare enormi quantità di cibo in poco tempo.
Oggi, un fenomeno simile si osserva sui social con la pratica virale del mukbang watching, che consiste nel guardare delle vere e proprie “gare di abbuffata” che mettono a repentaglio i limiti fisici; oppure con altre sfide in cui si ingeriscono cibi estremamente pericolosi, come alimenti piccantissimi, molto amari o potenzialmente tossici.
I rischi delle food challenge e dei trend sui social
Sempre più studi sembrano confermare che vi sia una correlazione tra la proliferazione delle food challenge sui social e l’aumento dei comportamenti alimentari disfunzionali, che si affianca spesso alla normalizzazione di atteggiamenti pericolosi nei confronti del cibo. Il modo in cui i giovani vivono il proprio corpo è fortemente influenzato da contenuti che mettono in mostra diete irrealistiche e poco sane – a tal proposito si prenda in considerazione il trend What I Eat in a Day tramite il quale numerosissimi utenti condividono “cosa mangiano in un giorno” senza preoccuparsi troppo delle conseguenze in termini di salute.
Oltre ad agevolare l’insorgere di problemi fisici piuttosto gravi, riassunti da un post del dott. Giorgio Calabrese, questi trend rischiano di: favorire una competizione malsana, dal momento che la continua ricerca di supporto in termini di engagement può condurre a comportamenti alimentari rischiosi; disincentivare un rapporto equilibrato con il cibo, in quanto esso viene visto come una “sfida” che allontana i giovani dal concetto di alimentazione sana; generare ansia e insicurezza, specialmente per i giovani più vulnerabili alla pressione sociale.

L’importanza della prevenzione
Secondo la psicologa Paola Fraschetti, i genitori giocano un ruolo fondamentale nell’attività di monitoraggio, da non intendere come un controllo rigido, bensì come un accompagnamento consapevole. Regolarizzare l’uso dei social, creare momenti “screen-free”, parlare apertamente di algoritmi, foto ritoccate o modelli corporei utopistici, riconoscere i primi sintomi di disturbi alimentari: queste sono solo alcune delle attività alle quali i genitori sono chiamati a prestare particolare attenzione.
Altro fattore fondamentale è l’educazione ai rischi dei contenuti tossici sui social e il contrasto alla disinformazione tipica del mondo digitale. Per questo motivo, sempre più blog, come ad esempio quello di Theia, si pongono come obiettivo quello di incentivare stili di vita sani e di migliorare il rapporto con il cibo, mettendo gli utenti in guardia dai rischi legati all’accesso ai contenuti potenzialmente dannosi e dalla diseducazione alimentare.
Alessandro Puglisi
