Economia / “Il mio profitto? Non mandare a casa nessuno”. A Ragusa il modello di impresa di Stefano Ricca

“Signori, l’emergenza Coronavirus ci taglierà i profitti aziendali previsti, perciò il mio unico obiettivo di quest’anno sarà assicurare le condizioni di lavoro a tutti voi e non mandare a casa nessuno oltre che, se possibile, raggiungere la parità di bilancio”. Non ha usato giri di parole Stefano Ricca, amministratore della Ricca IT s.r.l. di Ragusa, una delle tantissime imprese italiane costrette a fare gravosi conti con lo “tsunami” economico originato dal fenomeno Covid-19, quando ha riunito i suoi dipendenti. Dopo avere deciso di dimezzarsi lo stipendio, ha dato attuazione a due scelte decise e coraggiose, che meritano uno spazio di prim’ordine nella nostra rubrica #PerleDelloJonio.

La prima scelta, è stata quella di aderire subito alla campagna nazionale #IoPagoifornitori, per rispettare gli impegni presi con l’indotto, fatto anche di chi ha sacrificato tanto in termini di spese avanzate, senza nascondersi dietro l’alibi dell’emergenza; la seconda, evidentemente più difficile, di integrare personalmente lo stipendio per tutti i collaboratori posti in cassa integrazione con gli ultimi provvedimenti dello Stato, garantendo comunque il 100% della loro retribuzione e aggiungendosi così a un’altra ben più dura campagna, quella denominata #IoPagoidipendenti.

Una scelta figlia di un’impostazione tutt’altro che nuova, per quest’impresa nata 70 anni fa nella provincia più a sud del paese, quando il nonno di Stefano iniziò ad essere un riferimento in Sicilia con un’officina di “rettifica motori”, prima di vedere il figlio allargare il campo e infine proprio il nipote Stefano, in azienda dal ’96, segnare la svolta in chiave di ottimizzazione informatica. “Da sempre, per la nostra azienda l’utile è stato concepito come uno strumento di investimento in innovazione e benessere dei dipendenti perché, se crediamo che al centro dell’attività di impresa debba esserci l’uomo, ogni anello della nostra catena umana deve avere il meglio del rispetto e della dignità, oltre ovviamente a quelli che sono gli accordi presi, con rispetto e dignità”, spiega Stefano, già insignito nel 2017, a Verona, del “Premio Imprenditori per il bene comune” al Festival della Dottrina Sociale della Chiesa.

Un’impostazione etica che, numeri alla mano, ha pagato nei decenni, puntando strategicamente su un’evoluzione continua all’insegna dell’innovazione, impennatasi nel 2016, quando Stefano ha rilevato il controllo dell’azienda, vedendo un incremento delle commesse tale da allargare significativamente il numero dei dipendenti, passato da sedici ai trentasei attuali, per un fatturato arrivato a essere di 5,4 milioni di euro nel 2018, ma soprattutto di ben 12 milioni circa (dato da pubblicare) nel 2019.

Nonostante le dimensioni, l’azienda è oggi un riferimento nazionale nel settore della realizzazione di data center e cyber security, anche per realtà multinazionali dello sport come Juventus e Inter, senza contare grandi marchi della grande distribuzione ma non solo, come Fastweb e Natuzzi, e come ad esempio il grande aereoporto internazionale di Catania, il quale purtroppo, per la cronaca, prevede già una caduta del volume di affari che, nella migliore delle ipotesi, sarà di un terzo del fatturato dell’anno precedente. Di fronte al drammatico scenario, Stefano non si è tirato indietro neanche per un attimo, versando solo nel mese di marzo un milione di euro, suddiviso per l’appunto tra stipendi e pagamenti di fornitori.

Con la stessa passione imprenditoriale di sempre, contraddistinta da una personale e profonda lettura di un passo del Vangelo di Luca che non fa mistero di indicare come una pietra miliare per la sua attività: “quel ‘gettate le reti’ di cui leggiamo – riflette – invita l’imprenditore a seguire una logica di utile, certo, in quel caso il pesce, ma fondata sulla Fede in un Padre che, se confidiamo in lui, non si dimentica mai dei suoi figli. Se porremo in lui le basi di un buon lavoro, finalizzato a creare un benessere diffuso che metta al centro l’uomo e non un profitto esclusivamente personale, fatto solo di numeri e bilanci, la nostra ‘pesca nel mercato’ non sarà mai vana”. Una lettura da meditare, in base alla quale l’imprenditore conclude: “malgrado il momento che stiamo vivendo, del quale non possiamo avere precisa contezza, il mio vuole essere un segno di fedeltà alle famiglie di cui ho responsabilità e a quei dipendenti in cui riconosco, per fede, l’immagine di Dio. E sulla sua Parola, da imprenditore, continuerò a gettare le reti”. 

Mario Agostino