Ad Acireale si è da poco concluso il percorso “luoghi per crescere” e mentre si tirano le somme del progetto viene il sospetto che a volte si raccontino troppo i numeri e poco la vita.
La domanda che mi sono fatta io, sentendo parlare di coesione europea e del progetto è stata semplicemente una: “Se tolgo l’Europa da questa storia, cosa cambia per queste persone?“.
La Sicilia e la politica di coesione europea / Il progetto “luoghi per crescere” ad Acireale
L’Europa è una realtà che stiamo ancora scoprendo, pur sapendola parte della nostra vita da decenni. Seppur spesso la sentiamo lontana sono molte di più le volte che non ci rendiamo conto che invece riesce a prendere forma nel nostro quotidiano attraverso una miriade di progetti. Uno tra tutti ha toccato il territorio di Acireale, dando vita ad un progetto per i giovani che mira al contrasto della povertà educativa: “luoghi per crescere”, sostenuto dalle risorse del PNRR – Next generation EU.

Nato con l’obiettivo di costruire una rete educativa solida e capace di coinvolgere istituzioni, realtà sociali e alcuni soggetti del territorio acese, il punto di partenza è immediatamente intuibile: ampliare la corresponsabilità educativa. Le aule non sono i soli posti deputati a contrastare la dispersione scolastica, serve piuttosto una comunità educante che sia il prodotto di relazioni stabili e obiettivi comuni tra scuola, famiglie e territorio per offrire ai giovani spazi di opportunità e crescita.
Le opportunità del progetto “luoghi per crescere”
Per 230 giovani coinvolti sono stati 150 i progetti educativi completati e certificati, grazie alla promozione del progetto tramite APS Spazio 47 e realizzato con la collaborazione con ITS Steve Jobs, Palestra per la Mente, Euroconsulenza Associazione Culturale e GAL Terre di Aci, con il supporto istituzionale del Comune di Acireale, l’Assessorato alle Politiche Sociali, e del Distretto Socio-Sanitario D14.
Particolare attenzione è stata dedicata al benessere psicologico dei giovani raggiunti dall’iniziativa, con i quali si è confrontata un’equipe multidisciplinare che ha saputo individuare, coadiuvata dalle agenzie educative del territorio, le situazioni di disagio legate principalmente a fragilità familiari e stati d’ansia.
Per interpretare i bisogni dei più giovani sono stati attivati ben quattro sportelli di ascolto e consulenza psicoeducativa: uno itinerante tra gli istituti scolastici collaboranti, uno negli spazi del Living Lab delle Aci e uno all’interno degli uffici dei Servizi Sociali del Comune di Acireale. Un quarto, ulteriore, sportello è stato aperto all’intera comunità con specifico ruolo di sostegno alla genitorialità.
“Luoghi per crescere” nel comune di Acireale ha inoltre investito significativamente sui progetti di orientamento e sviluppo delle competenze innovative realizzando 28 laboratori STEM dedicati a informatica, droni, stampa 3D, realtà virtuale, intelligenza artificiale e robotica educativa. A questo si è affiancato un percorso fatto di incontri tematici, focus group e attività di orientamento, favorendo il confronto diretto tra giovani e imprese e contribuendo a rafforzare la conoscenza delle opportunità formative e lavorative presenti sul territorio.
Le politiche di coesione prendono forma sul territorio nazionale
La politica di coesione europea esce quindi dalle pagine di trattati e delibere e mostra in questa accezione il suo significato autentico e concreto: non una cifra che compare nei documenti amministrativi ma un investimento sulle nuove generazioni, affinché non siano lasciate sole ad affrontare un mondo che non sempre è alla loro altezza.
Questa per la Sicilia è una sfida nella sfida. Non solo contrastare lo spopolamento delle zone interne e di moltissimi piccoli comuni, ma soprattutto essere capace di trasformare una realtà difficile come quella isolana in un laboratorio di coesione europea.

Bruxelles, percepita come una realtà distante incastonata tra regolamenti e procedure, abbandona il dibattito pubblico per entrare pienamente nel territorio ed assumere un volto diverso, nuovo e concreto.
E’ in questo modo che l’Europa, attraverso l’iniziativa acese, incarna e promuove i valori di una scuola che migliora i propri spazi, che valorizza i giovani e le competenze e ne favorisce l’acquisizione di nuove. Diventa impresa che investe, comunità che si fa costruttrice di nuove opportunità pure per coloro che vedono il limite.
La disponibilità economica per la Sicilia
Nel ciclo di programmazione 2021-2027, secondo i dati riportati dalla Banca d’Italia, la Sicilia ha a disposizione circa 12,2 miliardi di euro per sostenere le politiche di coesione, grazie ad un pacchetto finanziario che unisce FESR, FSE+ e gli stanziamenti nazionali del fondo FSC. Questo fa si che la Sicilia sia una delle regioni italiane con la maggiore disponibilità finanziaria dedicata alla riduzione delle disuguaglianze e allo sviluppo dei territori.
La disponibilità economica, da sola, non garantisce comunque il cambiamento: non dimentichiamo, infatti, che la Sicilia è famosa proprio per avere difficoltà nella spesa dei fondi europei. La sfida per essere vinta ha bisogno di servizi migliori, competenze nuove, occupazione, innovazione ed inclusione sociale. E di persone che credendo a questi valori ne perseguono gli obiettivi.
Non è secondario il rapporto tra Istituzioni Europee e la capacità progettuale e operativa nel portare a termine gli interventi: affinché si raggiungano risultati concreti è infatti necessario colmare la distanza tra le risorse disponibili e la capacità concreta di utilizzarle.
Usufruire di questi fondi diventa una possibilità concreta di costruire il futuro senza abbandonare la propria terra d’origine ed è un processo che è fondamentale che si attui soprattutto per i giovani che vivono nelle aree interne e nei territori più fragili.
Il progetto acese e l’importanza della presenza europea sui territori locali
Per misurare l’Europa il metro non è quello dei grandi numeri dei bilanci pubblici, ma riconoscere la capacità di entrare nel quotidiano delle comunità.
Se siamo portati a pensare che l’Europa sia solo un grande salvadanaio, che scuotiamo quando abbiamo bisogno di aver finanziato un progetto, ci stiamo sbagliando di grosso. L’Europa è progetti in movimento e territori che ne sanno cogliere l’opportunità come sfida che tutta un’intera realtà locale si pone per il suo miglioramento.
L’esperienza acese suggerisce che la dimensione europea non è solo un dato politico. Nel definire gli obiettivi comuni permette ai territori di dare significato reale alle strategie di coesione: riduzione delle disuguaglianze e crescita sostenibile, tanto quanto rigenerazione urbana, sostegno alle imprese, digitalizzazione, transizione energetica e inclusione sociale.
La distanza tra Bruxelles e il cuore di Acireale, o tra Strasburgo e un piccolo comune dell’entroterra siciliano, si annulla quando non si ragiona in termini di chilometri ma in quelli di progettazione. Quando si trasformano le risorse e i finanziamenti in possibilità per il futuro. Quando le politiche di coesione diventano sfide vinte, anche grazie a quei cantieri di umanità che fanno sì che si abbiano nuovi strumenti per costruire sviluppo duraturo.
Se ad oggi parliamo di una sfida vinta, però, il vero banco di prova sarà la continuità del progetto dopo la fine dei finanziamenti, ma anche questa è una storia che sicuramente avremo ancora modo di raccontare. E’ stato infatti firmato il rotocollo d’Intesa per la costituzione della Comunità Educante, strumento che garantirà continuità alle azioni già avviate, consolidando la collaborazione a monte. Si tratta di una rete permanente per prevenire il disagio giovanile e favorire l’inclusione sociale delle nuove generazioni.

“Se tolgo l’Europa da questa storia, cosa cambia per queste persone?“, mi sono chiesta all’inizio di questo articolo. La risposta? Semplicemente tutta la storia di una persona, di un comune, di un Paese intero. Se tolgo l’Europa da questa storia non scompaiono soltanto dei finanziamenti. Scompaiono gli sportelli psicologici, i laboratori STEM, gli incontri con le imprese e una rete costruita tra scuole, famiglie e territorio. È lì che la politica di coesione smette di essere una voce di bilancio e diventa una possibilità concreta per una comunità.
Chiara Costanzo
