“Ripensarsi, uno spazio di tregua per un racconto possibile”. Questo il titolo, che senz’altro incuriosisce, della conferenza stampa di presentazione che si è svolta a Catania, nella Sala della Notte del Palazzo della Cultura, grazie alla disponibilità dell’assessore comunale alle Politiche sociali Bruno Brucchieri.
L’iniziativa ha l’obiettivo di creare uno spazio di dialogo, ascolto e riflessione, dove giovani, un team di personale specializzato, istituzioni e realtà sociali si incontrano per condividere esperienze e costruire insieme percorsi di consapevolezza e rinascita.
Il progetto è finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento delle Politiche e contro la Droga e le altre Dipendenze. Vi hanno partecipato numerosi Enti e amministrazioni locali coinvolti nella promozione del benessere sociale e nella prevenzione delle dipendenze.
L’incontro è stato un momento di confronto per condividere le finalità e le azioni tese a promuovere nuove forme di partecipazione, inclusione e supporto alla comunità. Con particolare attenzione ai giovani e alle fragilità sociali.
Gli istituti scolastici che partecipano al progetto sono due del Siracusano: Istituto Comprensivo Elio Vittorini di Solarino e Istituto De Amicis Pirandello di Floridia. Poi Liceo statale G. Lombardo Radice di Gravina di Catania, Istituto Comprensivo Elio Vittorini di San Pietro Clarenza e Istituto omnicomprensivo Statale Pestalozzi di Catania.
Prevenzione delle dipendenze

La proposta è destinata a mille studenti compresi in una fascia di età tra 14 e 18 anni, che frequentano le scuole secondarie di primo e secondo grado. I ragazzi per un anno, ogni settimana o ogni quindici giorni, potranno intraprendere attività nei cosiddetti “spazi di tregua”. Con questa espressione, come è stato messo in risalto dalla presidente di San Patrignano Sicilia Eliana Chiavetta, si intende “un luogo dove i ragazzi possono pensare liberamente alle loro passioni, ai loro sogni, ad essere ascoltati e ad immaginare un futuro possibile e migliore”.
E’ fondamentale mettere in risalto – evidenzia ancora la dott.ssa Chiavetta – che questo spazio non rappresenta un’ alternativa alla scuola. Ma un supporto dedicato ai giovani che riscoprono il tempo da dedicare a se stessi, senza subire “la pressione del dover fare” a qualsiasi costo.
Il fine principale del progetto è quello di prevenire tra gli adolescenti la dipendenza. Non soltanto da sostanze stupefacenti che registrano una crescita dei consumi, ma anche dal gioco patologico, dai social, dall’uso ossessivo del cellulare.
Ma all’interno di questo scopo principale si snodano altri numerosi e sfaccettati obiettivi tesi a migliorare l’autostima e la propria immagine. Ma anche a fronteggiare situazioni di bullismo o di stress scolastico, giusto per citare qualche esempio.
Altra voce significativa dell’iniziativa sono le attività che offrono ai teenagers un ventaglio di offerte come: supporto psicologico di gruppo ed individuale, psicodramma, laboratori di scrittura creativa, sport e psicomotricità ed altri ancora.
I risultati attesi
Infine i risultati attesi da questa iniziativa si distinguono in due fasce. Il livello individuale che prevede il reinserimento di soggetti a rischio di dispersione scolastica. E il recupero di coloro che hanno già avuto modo di sperimentare l’uso di sostanze stupefacenti.
Il livello comunitario che ipotizza che lo spazio di tregua rappresenti un luogo sicuro sul territorio, un punto di riferimento per tutti i ragazzi e le famiglie che necessitano di supporto.
All’incontro hanno partecipato il sindaco di Floridia Marco Carianni e il primo cittadino di Floridia Tiziano Spada. Essi, data la giovane età, comprendono pienamente i problemi e le inquietudini delle nuove generazioni.
Altro intervento degno di nota quello di Pascal La Delfa presidente dell’associazione “Oltre le parole Onlus“, che collabora alla realizzazione del progetto insieme alla cooperativa sociale Mosaico, presieduta da Claudia Pasqualino.
Colloquio con due psicologhe

Alla realizzazione del piano partecipano anche Alessia Lopis psicologa e Isabella Tringali psicologa in formazione, alle quali abbiamo rivolto qualche domanda.
Per attuare il progetto “spazi di tregua” quali iniziative intendete intraprendere?
Risponde Isabella Tringali. Abbiamo già intrapreso delle iniziative. La prima fase è l’ aggancio con le scuole del territorio del distretto 19 di Gravina, e nell’area siracusana, di Floridia e di Solarino. Inizialmente in questa prima fase stiamo imparando a conoscere gli utenti che poi faranno parte degli spazi di tregua.
Quali sono le istituzioni che partecipano al progetto?
Risponde Isabella Tringali. A livello di istruzione abbiamo cercato di coinvolgere l’Assessorato all’Istruzione per farci agevolare nell’ingresso nelle scuole. E abbiamo coinvolto diversi istituti che appartengono al distretto socio sanitario 19, una scuola di Gravina di San Pietro Clarenza, una a Camporotondo e una di Pedara. Poi abbiamo coinvolto due comuni del siracusano, Floridia e Solarino, e all’interno della municipalità del distretto 6 di Catania una scuola di Librino.
A quale fascia di giovani è rivolto il progetto?
Risponde Alessia Lopis. Il nostro progetto prevede il coinvolgimento dei ragazzi delle scuole medie e superiori, in particolare la seconda e la terza media e il biennio delle superiori. Perchè riteniamo che quella sia la fascia ottimale da coinvolgere e per avere un intervento più efficace nella prevenzione.
Questo progetto è già stato realizzato in altre realtà?
Risponde Isabella Tringali. In realtà no, è la prima volta che realizziamo questo progetto soprattutto nel nostro territorio. La nostra speranza è quella di poterlo replicare e portarlo avanti anche negli anni successivi perché l’obiettivo è la realizzazione di questi “spazi di tregua”. Sono dei luoghi fisici all’interno dei quali realizzeremo dei laboratori, delle attività. Il nostro obiettivo è dare vita a questi spazi e mantenerli nel tempo; ai laboratori gli studenti potranno accedere negli orari pomeridiani.
E’ una libera scelta degli studenti partecipare?
Risponde Alessia Lopis. Assolutamente si perché noi ce la mettiamo tutta nel coinvolgere i giovani in qualcosa che non siano attività scolastiche. Qualcosa che sia mescolato all’arte, alla creatività, creando strade diverse per poter accedere a quello che è il mondo interiore.
Il progetto è rivolto soltanto a giovani problematici o è ampliato a quelli che cercano una propria identità?
Risponde Isabella Tringali. Il progetto è aperto a tutti, i laboratori non hanno un limite di utenti che possono parteciparvi. Chiunque ne abbia voglia può inserirsi. E’ chiaro che noi ce la mettiamo tutta per aiutare chi ne ha bisogno.
Mirella Cannada
