Racconti / Inedito_10: Il cavaliere Gionata della Motta (seconda parte)

Una storia cavalleresca dei giorni nostri.

(Continuazione) Giunti finalmente a Trunzopoli, il cavaliere Gionata e Pippo cercarono di individuare dov’era il capannone in cui abitava Karnavalis con gli altri mostri, ma non appena facevano il nome del mostro, tutti scappavano impauriti, anzi, per esorcizzarlo, suonavano fischietti e trombette e lanciavano per aria pezzetti di carta colorata. Dopo avere girato a lungo per la città, dove si respirava un clima misto di paura e di febbrile attesa, il Cavaliere riuscì finalmente a sapere dov’era il capannone dei mostri e si affrettò a raggiungerlo. Tentò di intrufolarsi dentro per scoprire dove Karnavalis teneva nascosta la principessa Anastasia, ma venne ricacciato indietro in malo modo dai suoi scagnozzi.

Per niente scoraggiato, il cavaliere Gionata riprese a girare per la città indagando e chiedendo informazioni. E così scoprì che in quei giorni il mostro Karnavalis, insieme con tutti i suoi compagni, avrebbe fatto il giro delle strade cittadine per riaffermare il suo potere ed il suo prestigio sulla città, che era ormai in mano sua, dal momento che era anche riuscito a farsi consegnare le chiavi della città dal sindaco Catarozzo. Il cavaliere Gionata decise che avrebbe aspettato quell’occasione per affrontare e sconfiggere il mostro e liberare così la bella Anastasia.

L’attesa non fu lunga, perché già l’indomani mattina, che era domenica, i mostri cominciarono ad uscire lentamente dal loro capannone, tutti sui loro carrelli a sei ruote, per iniziare la loro scorribanda per le strade della città. In testa a tutti procedeva il terribile Karnavalis, accolto dalla gente, impaurita ma soggiogata, con folti lanci di pezzetti di carta colorata e di lunghi filamenti di plastica variopinta. Era veramente imponente la quantità di questi pezzi di carta e di fili multicolori che venivano scagliati, o lanciati anche dai balconi delle case, contro i mostri nel vano tentativo di fermarli e di metterli in difficoltà, ma essi, imperterriti, procedevano per le vie della città urlando e agitando le loro enormi braccia, le loro teste mostruose e tutti i tentacoli di cui erano dotati, attorniati inoltre da tanti altri piccoli mostriciattoli che stavano attaccati a loro come parassiti. Ma della principessa Anastasia nemmeno l’ombra. Il cavaliere Gionata correva fremente tra al folla, seguito da Pippo, intrufolandosi come meglio poteva a colpi di gomitate e di ginocchiate. Aveva dovuto lasciare la sua moto in periferia perché la folla che seguiva i mostri era talmente tanta, che era meglio andare a piedi. Avrebbe voluto tentare il tutto per tutto salendo sul carrello di Karnavalis per affrontarlo a tu per tu, ma non era riuscito nemmeno ad avvicinarsi, respinto ogni volta dalla folla che si accalcava attorno.

Finalmente, quando i mostri giunsero nella piazza principale e Karnavalis si gonfiò tutto, ergendosi in tutta la sua imponenza e sbuffando nella maniera più terribile e paurosa possibile, comparve improvvisamente la principessa Anastasia. Karnavalis la teneva adagiata su due braccia, con altre due la teneva ferma, mentre le altre quattro braccia le roteava attorno a sé per scacciare tutto ciò che potesse dargli fastidio. Egli la esibiva e la sollevava in alto come un trofeo, ridendo e urlando sguaiatamente con tutte e tre le sue teste mostruose. La povera Anastasia era semistordita e non tentava nemmeno di divincolarsi.

A quella vista il cavaliere Gionata non riuscì più a frenarsi. Lanciato un urlo bestiale, ancora più forte di quelli dei mostri, si fece largo tra la folla e si piazzò davanti a Karnavalis intenzionato a bloccarlo e ad affrontarlo. Per prima cosa aprì il suo vecchio e malridotto ombrello per ripararsi dal lancio dei pezzetti di carta e dei filamenti colorati. La comparsa di quella macchia nera tra la gente distrasse per un momento Karnavalis e Gionata ne approfittò per lanciargli, come se fosse uno spadino, il suo spiedo, che andò ad infilarsi nel naso della testa centrale del mostro, il quale, con una delle sue quattro mani libere, lo fece volar via come se si trattasse di una zanzara. A questo punto il cavaliere Gionata tirò fuori la sua potente arma segreta: il raggio laser. Ci mise su la mascherina a forma di farfalla e lo puntò contro la testa destra di Karnavalis, facendolo poi roteare vorticosamente. Alla vista di quello sfarfallìo, la testa del mostro cominciò a roteare disorientata seguendo il movimento del raggio luminoso finché, tutto d’un colpo, crollò come una marionetta a cui siano stati tagliati i fili. Urlando per la gioia e per l’eccitazione, Gionata cambiò svelto svelto la mascherina del laser sostituendola con quella a forma di stella e puntò il raggio dritto sulla testa sinistra di Karnavalis. Cambiando poi tattica, iniziò a farlo andare su e giù, seguito anche stavolta dalla testa del mostro; dopo alcuni minuti di questa tattica, Gionata alzò di colpo il raggio laser verso l’alto, costringendo la testa del mostro ad un improvviso scatto all’indietro per seguire la luce. Ma questo movimento repentino gli fu fatale, perché gli si spezzò il collo e la testa ricadde pesantemente all’indietro e cominciò poi a ciondolare di lato senza più nessun controllo. Karnavalis continuava ad urlare sempre più forte, adesso anche per il dolore delle due teste spezzate, ma non accennava a lasciare la presa della principessa Anastasia, che adesso, rianimatasi un po’ e vedendo tutto quello che succedeva attorno a lei, si agitava debolmente cercando di divincolarsi.

Il cavaliere Gionata, sempre più eccitato, saltò sul carrello di Karnavalis, e fatto un altro rapido cambio della mascherina del laser, inserì adesso quella più micidiale, quella che proiettava un raggio di luce sottile e concentrato sull’obiettivo. Stavolta puntò dritto sugli occhi della testa centrale del mostro, prima l’uno e poi l’altro, con un’alternanza continua che non lasciava scampo. Karnavalis cominciò ad agitare freneticamente le quattro braccia libere, cercando di liberarsi da quella fastidiosa lama di luce che, cominciando a fare effetto, lo stava a poco a poco accecando. Anche le altre quattro braccia, quelle che reggevano e trattenevano la principessa Anastasia, stavano cominciando a perdere forza e ad allentare la presa. Nel frattempo Gionata, afferrata dalla sua sacca una bomboletta di colore spray, fece un balzo in avanti e la scaricò tutta nell’occhio sinistro di Karnavalis; afferrò quindi l’altra bomboletta e gliela scaricò nell’occhio destro. Karnavalis, completamente accecato, urlava adesso come un pazzo, mentre la folla, che si era tutta raccolta attorno al carrello del mostro, urlava a sua volta per incitare il cavaliere Gionata. Era giunto il momento del colpo finale e Gionata, richiuso il suo ombrello, lo scagliò come un giavellotto contro Karnavalis, colpendolo esattamente al centro della fronte dell’unica testa rimastagli al suo posto. Il mostro, privo ormai di forze, si afflosciò su se stesso, mentre la principessa Anastasia gli scivolava dalle mani, ma il cavaliere Gionata, con un balzo in avanti che lo portò proprio ai piedi del mostro, fu pronto a raccoglierla tra le sue braccia prima che ella cadesse a terra. Anastasia, affranta e piangente, si strinse con tutta la forza che le era rimasta al suo salvatore, mentre la folla acclamava ed applaudiva entusiasta.

Il cavaliere Gionata, al settimo cielo per la gioia e la felicità, si girò adesso verso la folla con la principessa Anastasia tra le braccia e fece un inchino di ringraziamento. Con un salto scese quindi dal carrello di Karnavalis e fu subito raggiunto da Pippo, che in quei frangenti aveva preferito squagliarsela ed assistere da lontano a tutta la scena, pronto, a seconda di come si fossero messe le cose, a scappar via o, come era successo, a partecipare anche lui al trionfo del suo Cavaliere.

Frattanto gli altri mostri che seguivano Karnavalis, vedendo la sua ingloriosa fine, cercavano di tornare indietro e di dileguarsi, ma la folla inviperita, che ormai aveva ripreso in mano la situazione e non aveva più paura di loro, li aggredì e li immobilizzò, trascinandoli quindi in giro per le strade coprendoli di pezzetti di carta colorata, di filamenti variopinti, di acqua, di schiuma e sbeffeggiandoli al suono di trombette e fischietti.

I festeggiamenti per la liberazione dai mostri durarono in città per altri due giorni ancora, fino al martedì successivo. Alla mezzanotte di martedì, tra balli, canti e scene di giubilo, tutti i mostri vennero bruciati nel mezzo della piazza, dando così inizio ad un nuovo periodo di tranquillità per la città di Trunzopoli.

Nel frattempo il Cavaliere Gionata, schivo e riservato com’era, non aveva aspettato la fine dei festeggiamenti e, raggiunta la sua motocicletta insieme con Pippo e con la principessa Anastasia, si era apprestato a tornare nel suo paese. Pippo si era accucciato nel suo posto nel sidecar, mentre Gionata aveva fatto accomodare la principessa sul sellino posteriore, dietro di lui. Cavallerescamente le aveva anche ceduto il suo casco di cuoio e gli occhialoni protettivi, mentre lui si era accontentato di un berretto regalatogli da un venditore ambulante, del tipo di quelli che in quei giorni usavano le persone per spaventare i mostri; quello del Cavaliere assomigliava all’elmetto di un vichingo, a strisce nere e gialle e con un bel paio di corna di gommapiuma.

Il terzetto, dunque, ripartì sulla vecchia motocicletta sgangherata del cavaliere Gionata. Il Cavaliere, naturalmente, stava alla guida con il berretto da vichingo; la principessa Anastasia, pallida e smunta per la prigionia sofferta nel capannone di Karnavalis, ma tuttavia bellissima, se ne stava dietro il Cavaliere strettamente avvinghiata a lui, con i lunghi capelli biondi che le fuoriuscivano dal casco di cuoio; e Pippo, lo scudiero, accovacciato nel sidecar con il suo casco-vaso-da-notte. Il viaggio di ritorno fu più tranquillo dell’andata, a parte i salti sulle scaffe che Gionata cercava di evitare come meglio poteva per rispetto alla principessa.

Arrivati al paese, furono accolti con entusiasmo dai loro concittadini, che festeggiarono il cavaliere Gionata come un eroe e lo portarono in trionfo fino al castello della principessa. Qui Gionata, dopo l’eroica impresa compiuta per liberare Anastasia dal mostro Karnavalis, ebbe finalmente il coraggio di dichiararle il suo amore e le chiese di sposarlo, e così scoprì che anche lei era segretamente innamorata di lui e lo spiava attraverso le finestre del suo castello quando egli, passeggiando per il paese, si spingeva fino al maniero.

E così, di lì a poche settimane si celebrarono le nozze, a cui fu invitato tutto il paese. Il cavaliere Gionata era al colmo della felicità, perché aveva potuto sposare la donna dei suoi sogni, e perché così aveva anche risolto tutti i suoi problemi di sopravvivenza quotidiana. Ed anche Pippo ne fu felice, perché venne nominato scudiero a vita e si vide così assicurati i suoi cinque pasti quotidiani.

Il cavaliere Gionata e la principessa Anastasia non lasciarono mai più il loro paese e vissero a lungo felici e contenti nel loro castello.

Nino De Maria

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