Con la celebrazione eucaristica nella chiesa di San Camillo di Catania, presieduta dall’arcivescovo emerito mons. Salvatore Gristina, lo scorso sei luglio monsignor Mario Torracca ha festeggiato il venticinquesimo anniversario di ordinazione presbiterale.
Già medico specialista in cardiologia è da tanti anni cappellano all’ospedale Cannizzaro di Catania. Ispiratore e deus ex machina della Casa del Sorriso, è missionario della Misericordia dal 19 gennaio 2016. Prima direttore dell’Ufficio regionale e ora diocesano, di Pastorale della salute, già membro consultore dell’Ufficio di pastorale della salute della CEI, coniuga la pluridecennale attività di servizio in favore degli ammalati e dei più bisognosi, col recente incarico di referente per l’arcidiocesi di Catania, del servizio di pastorale esorcistica di Sicilia.
Conclusa la celebrazione, presenti insigni autorità civili e religiose, oltre a parenti e amici e i volontari della cappellania e la comunità di preghiera Gerasa, monsignor Torracca non si è sottratto ai nostri quesiti. 
Monsignor Torracca, che emozioni continua a suscitare dopo 25 anni poter dire ai fratelli: “I peccati ti sono perdonati, vai in pace” o renderli partecipi dei Misteri di Eucaristia e Riconciliazione?
Ti rendi conto di essere un umile strumento della misericordia di Dio. Avendo votato tutta la mia vita all’ascolto dei fratelli e delle sorelle, il sacramento della Riconciliazione costituisce un momento fondamentale della cura pastorale.
E dopo 25 anni provo la stessa iniziale emozione pensando a quale grande dono ci ha elargito il Signore con la sua presenza eucaristica, nella chiamata al sacerdozio.
La cura della pastorale della salute le è stata da sempre cara. Non solo per gli incarichi rivestiti ma ancor più per la diuturna assistenza ai degenti ospedalieri e pure ai più indigenti, attraverso la Casa del Sorriso. Monsignor Torracca, come si inquadra questa attività di prossimità, con gli impegni pastorali?
Assurge a elemento centrale del mio impegno pastorale. In coerenza con quanto esortava San Camillo de Lellis: “Miriamo nei poveri e negli infermi la persona dello stesso Cristo. Essi sono pupille e cuore di Dio. Questi poverelli ed infermi a cui noi serviamo, ci faranno un giorno vedere il volto di Cristo”.

A poche settimane dalla perdita di Papa Francesco resta ben viva la memoria della sua nomina a Missionario della Misericordia. Quale il suo retaggio e come ancora vivificarla nel futuro?
Vivissima in me la memoria dell’esperienza emozionante vissuta insieme ad altri 700 confratelli, di essere stato nominato in San Pietro e inviato come missionario per il Giubileo della Misericordia. Papa Francesco ha poi esteso il nostro mandato ad vitam: essere segni e strumenti della misericordia di Dio, che indistintamente accoglie tutti. Per restare giusto in tema con le esortazioni di San Camillo, “Dio volesse ch’io fossi trovato degno di morire con le mani impastate della carità degli infermi”.

Infine, l’incarico di referente della pastorale esorcistica, per cui oltre a prestare assistenza agli ammalati del corpo si dedica anche alla guarigione degli ammalati nello spirito. In una società spesso scristianizzata, se non anticristica, quanto si rivela attuale tale ministero?
Trovo molto pertinente il quesito perché purtroppo dobbiamo rilevare ancora una scarsa conoscenza del problema e di questo delicato ministero, che si rivolge a uomini e donne che soffrono per l’azione straordinaria del demonio. Essa può rivelarsi in tre modi di crescente gravità: vessazione, ossessione e nei casi più gravi, possessione.
Una fenomenologia sempre più frequente negli ultimi tempi, data la presenza nel nostro tessuto sociale di svariate sette sataniche e il ricorso diffuso a maghi, cartomanti guaritori, etc., frutto di una cultura scaramantica, e così al contempo anticristica, difficile da eradicare.
Coi più fervidi auguri a monsignor Torracca l’auspicio di ancora seguire la perorazione di Papa Francesco: Se il giuramento di Ippocrate vi impegna ad essere sempre servitori della vita, il Vangelo vi spinge oltre: ad amarla sempre e comunque, soprattutto quando necessita di particolari attenzioni e cure.
Giuseppe Longo
