Intervista / David Romano: “Villa Pennisi è musica, cultura e accrescimento”

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David Romano

Conclusa la settimana concertistica di “Villa Pennisi in musica“, incontriamo il factotum, ossia il violinista David Romano, maestro dei seminari all’interno della villa e organizzatore della kermesse. Immersi in un’oasi verdeggiante, fra alberi secolari e statue in marmo di antico pregio, respiriamo a pieni polmoni la bellezza del luogo e la musica che gli allievi della masterclass interpretano nell’anelito del continuo perfezionarsi.
Iniziamo, quindi, l’intervista col violinista che di primo acchito ci incute uno strano timore, vuoi per il modo di fare o per la stazza massiccia, superiore al metro e novanta o ancora per gli occhi vigili con cui squadra ogni cosa gli capiti sottecchi.

Maestro David Romano, da musicista, per lei cosa significa Villa Pennisi?

Villa Pennisi è innanzitutto musica, accrescimento, cultura. I giovanissimi allievi che con fatica e impegno sono riusciti nell’impresa di portare a termine una settimana di concerto sono l’asse portante del festival. Studenti che nella nostra scuola estiva approfondiscono e imparano ogni giorno.David Romano 2

Dunque non solo serate dedicate alla musica ma anche lezioni rivolte a giovanissimi?

Ovvio, ma stiamo pur sempre parlando di musicisti esperti desiderosi di migliorare la loro formazione e la loro tecnica. Gli studenti hanno pure contribuito alla realizzazione del Res, il palco da cui abbiamo concertato, coadiuvati dai maestri.

Vi sono state delle migliorie nella resa del suono rispetto all’anno scorso, quali?

Non sono un esperto, ma il nostro simpaticissimo architetto Sergio Pone mi ha detto che sono stati usati dei pannelli multistrato per veicolare meglio, appunto, la musica. Villa Pennisi è un unicum, ottenere un’acustica buona in un giardino all’aperto non è roba facile.

Tralasciando i tecnicismi architettonici, un suono ben proiettato è merito anche dei musicisti?

Certo, se siete stati nelle serate della kermesse le note sono arrivate fino all’ultima sedia. E abbiamo eseguito un repertorio impegnativo: da Brahms a Schubert, da Morricone a Williams, Donacek e Shostakovich e non mi dilungo per non annoiare.

Quale noia! Sulla figura di Dmitri Shostakovich si sono imperniati l’idea musicale e il fil rouge del festival. C’è una ragione specifica?

Il compositore russo è stato al centro della nostra kermesse in quanto, quest’anno, ricorre il cinquantesimo della sua dipartita. E abbiamo suonato, tra gli altri, i pezzi cosiddetti più di nicchia e sconosciuti al grande pubblico. Ma anche per quel che concerne le composizioni di Williams e Morricone sono stati proposti brani non pensati originariamente per la musica cinematografica.

Non suona quasi come una profanazione unire musica da film e musica seria?

E’un metissage ormai sdoganato quello di allestire concerti di musica classica e compositori di colonne sonore. Il pubblico lo reclama a gran voce. E noi vogliamo compiacere ogni sorta di gusto: arricchiamo la serata e siamo tutti più soddisfatti.

Maestro David Romano, lei è anche compositore?

No solo interprete: studio e approfondisco maniacalmente i miei spartiti.

Talmente ortodosso che i brani sono sempre gli stessi

Non è vero affatto! Il nostro è un repertorio ampio e variegato come abbiamo dato dimostrazione nelle serate di Villa Pennisi, e non sto qui a ripetere i nomi dei musicisti portati sul palco.

Mi riferivo alle edizioni degli anni passati. Suvvia è sempre la solita solfa otto-novecentesca dell’Europa Centrale

John Williams e Ennio Morricone e Carlos non risulta che siano germanici. Noi e i nostri allievi eseguiamo approfondendo e innovandoci continuamente.

Va bene… Ubi maior minor cessat!

                                                                                                   Giosuè Consoli