Interviste siciliane – 45 / Monsignor Salvatore Russo fondò la Città del Fanciullo

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monsignor Salvatore Russo

Nella carrellata dei vescovi della Diocesi di Acireale non poteva mancare monsignor Salvatore Russo, sesto vescovo della diocesi (Catania, 2 gennaio 1885 – Acireale, 8 aprile 1964).

Bentrovato, monsignor Russo. Per 32 anni, dal 1932 al 1964, avete guidato la diocesi «con efficace prudenza, ammaestrandola con la sua cultura, edificandola col suo esempio, illuminandola con la sua saggezza», come scrisse il dott. Giuseppe Contarino, già presidente dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale.

Fui nominato vescovo l’11 agosto 1932 da Papa Pio XI e consacrato a Catania il 23 ottobre dello stesso anno. Il mio ingresso solenne nella diocesi avvenne il 4 dicembre. Nel corso del mio episcopato ho ordinato circa 122 sacerdoti, istituito 35 parrocchie, 25 case religiose e fondato la Città del Fanciullo.

Durante il vostro ministero episcopale avete ricevuto anche incarichi di rilievo a livello nazionale.

Il 15 ottobre 1946 fui nominato assistente al Soglio Pontificio da papa Pio XII. Successivamente, Papa Giovanni XXIII mi designò Consultore della Commissione per l’apostolato dei laici, in vista del Concilio Vaticano II. Papa Paolo VI, infine, mi rivolse pubblici elogi.Vescovo salvatore-russo

Siete ricordato come un vescovo dalla cultura vastissima e dal pensiero profondo. I vostri discorsi, gli scritti, le omelie erano sempre molto apprezzati.

La cultura è un valore che conferisce dignità alla persona e senso alla vita. Un uomo che sa è più uomo di un altro che sa meno o non sa nulla. Imparare è la più alta occupazione dell’uomo. La vera cultura è un sapere formativo, organico, aperto alla totalità dell’essere, con finalità etiche. È un sapere che, a poco a poco, si trasforma in saggezza.

Monsignor Russo, scrivete moltissimo, ma pubblicate poco.

Solo una piccola parte dei miei scritti è stata pubblicata: meno di un terzo. Si tratta di saggi di teologia, sociologia, pedagogia, filosofia, storia civile ed ecclesiastica, letteratura… Ma anche testi brevi: discorsi, meditazioni, omelie, articoli, pensieri.
Frammenti fu la prima raccolta ad andare in stampa, nel 1961. Avevo un progetto più ampio di pubblicazione per l’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici, ma la morte non mi consentì di portarlo a termine.

Ci volete parlare di Frammenti?

Sono una sorta di itinerario culturale europeo, scritti per denunciare errori, riaffermare grandi principi e riproporre i veri valori.
L’obiettivo è quello di condurre a quell’Assoluto che dà misura a tutte le cose. Dedico pagine a Maria, Madre amabile, amata, amante; al rapporto tra fede e ragione.

L’opera si apre con una riflessione su come la vita si viva “a frammenti”, da cui il titolo. Poi si passa alla cultura, intesa come arricchimento del pensiero e della vita.
Un frammento è dedicato al povero, un altro all’elogio del silenzio, ispirato al verso leopardiano: «Il tacito infinito andar del tempo».

Scrivo anche sull’amore e sul sesso, precisando che l’amore è molto di più.
E ancora, rifletto sul mito della modernità, ricordando che l’uomo moderno si illude di poter essere un albero senza radici: ma il passato, per l’uomo, è ciò che le radici sono per l’albero.

Nelle sale del vescovado di Acireale, tra i ritratti dei vescovi, il vostro ha una posa particolare.

Mi hanno rappresentato seduto, con un libro in mano. Sono morto andando incontro a Cristo tra i libri, in una piccola stanza della Città del Fanciullo.

Forse non ne siete a conoscenza: pochi mesi dopo la vostra scomparsa, il presidente della Repubblica vi ha conferito la Medaglia d’Oro di primo grado al merito della Cultura.

Questa mi mancava. La ringrazio per avermelo detto. Peccato solo non aver potuto gioire di questo riconoscimento in vita.

 

 Marcello Proietto