Abbiamo avuto l’onore di intervistare monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale dal 26 luglio 2011 e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana dall’8 marzo 2022. Nato ad Alcamo il 20 giugno 1959, monsignor Raspanti è una delle voci più autorevoli della Chiesa siciliana. Durante la conversazione, ha condiviso riflessioni sulla vita, la fede e il suo percorso personale, offrendo preziosi spunti per affrontare con consapevolezza e speranza le sfide del nostro tempo.
Eccellenza in questo momento di crisi di vocazione nei più giovani vorremmo parlare un po’ della sua. Quando e come ha sentito la chiamata del Signore?
È accaduto quando avevo circa sedici o diciassette anni. Frequentavo il liceo classico e, nel tempo libero, giocavo nella squadra di basket dell’oratorio. Un giorno, i sacerdoti mi invitarono a partecipare a un ritiro spirituale di tre giorni sul tema della preghiera e del silenzio. Quei tre giorni mi segnarono profondamente. Ricordo che furono momenti intensi, che mi toccarono il cuore. Le parole del Vangelo iniziarono a parlarmi in modo diverso, più personale, più vivo. Mi sentii attratto da quel messaggio, da quella luce che sembrava illuminare qualcosa dentro di me.
Da lì in poi, cominciai a coltivare con più consapevolezza il mio rapporto con l’Eucaristia e con il Vangelo. E così, nel 1977, decisi di entrare in seminario. Non fu una scelta facile: da parte della mia famiglia ci furono alcune piccole opposizioni, comprensibili. Ma io sentivo che quella era la mia strada.
Monsignor Raspanti, che consigli si sente di dare ai più giovani che, in questi anni di incertezza, stanno vivendo una profonda crisi di valori e di fede?
Il mio consiglio, frutto della mia esperienza e illuminato dalla vita dei santi, è di avvicinarsi a una guida spirituale e partecipare con costanza alla Santa Messa. Ma, più di ogni altra cosa, invito a coltivare la preghiera personale. È fondamentale vivere un incontro intimo e autentico con Gesù Cristo. Questo incontro nasce nella lettura quotidiana del Vangelo e si nutre attraverso i sacramenti, in particolare la confessione e l’Eucaristia. Tutto parte da lì: da un rapporto personale e vivo con Gesù. È Lui il vero motore, il cuore pulsante, il carburante che dà senso e forza al nostro cammino.
Che consigli invece si sente di dispensare a chi ha intrapreso la strada del matrimonio e sta cercando di formare una nuova famiglia?
Consiglio sempre di rimanere vicini a Gesù e di pregare insieme in ogni momento della vita. Solo così si può resistere alla mentalità secolare dominante, che spesso, con il suo egoismo e individualismo, mina l’unità e l’amore nelle coppie. La preghiera condivisa è un’ancora che rafforza il legame e protegge dalle divisioni. Restare uniti in Cristo è la chiave per custodire e far crescere l’amore autentico.
Saprà secondo lei il nuovo papa innescare nelle masse quell’alchimia che il defunto pontefice era solito suscitare in ogni sua apparizione pubblica?
Secondo me, sì. Lo si è visto chiaramente anche in alcune apparizioni: non sempre è necessario il consenso umano per riconoscere la verità. Gesù stesso non è stato accolto da tutti, eppure ha annunciato con fedeltà il Vangelo, senza cercare approvazione. Allo stesso modo, il Papa è chiamato ad annunciare il Vangelo, non a compiacere gli uomini. Il suo compito è di trasmettere con coraggio e fedeltà la Parola di Gesù Cristo nella sua integrità, anche quando questa non è comoda o popolare.
Il Vangelo, infatti, a volte consola, ma altre volte corregge e ci mette davanti ai nostri limiti, per guidarci verso una verità più profonda e una vita più piena.
Sono certo che il Papa, con l’aiuto dello Spirito Santo, saprà portare avanti con fedeltà il suo servizio a Cristo.
C’è qualche sua esperienza spirituale o personale che vuole condividere con noi come esempio per i nostri lettori?
Nel corso del mio cammino, ho avuto l’opportunità di offrire il mio servizio in molti luoghi diversi: alcuni per brevi periodi, altri per tempi più prolungati. Durante la mia fase da sacerdote, ho operato prevalentemente tra Palermo e Trapani, dedicandomi in modo particolare agli studi e all’insegnamento nelle facoltà di teologia. Ho conosciuto molte parrocchie, ognuna con il suo volto e la sua ricchezza.
Questa lunga esperienza accademica e pastorale è stata per me un tempo di profonda maturazione. Restare fedele a un’istituzione e crescere attraverso un servizio costante ti arricchisce interiormente e ti permette di trasmettere qualcosa di buono agli altri. La continuità, infatti, è un valore prezioso: educa alla pazienza, alla fedeltà e alla visione a lungo termine.
Come vescovo, sono qui da quattordici anni. In questo tempo, la continuità e la vicinanza alle persone mi hanno permesso di entrare in contatto profondo con il cuore della mia gente. È stato un cammino che mi ha aiutato a orientare con maggiore chiarezza il percorso della nostra comunità, e proprio in questa fedeltà reciproca abbiamo potuto crescere insieme.
Ultima domanda. Monsignor Raspanti, che cosa ama fare nel suo tempo libero?
Nel poco tempo libero che riesco a ritagliarmi, mi piace rilassarmi guardando qualche spezzone di film. Devo ammettere che per finire un film di un’ora mi ci vogliono anche due settimane… (ride).
Mi piace anche seguire le sintesi delle partite e delle varie competizioni sportive in generale. Amo molto il calcio, ma la mia grande passione è la pallacanestro americana.
Ringraziamo di cuore il Vescovo per il tempo che ci ha dedicato, per la sua disponibilità, e soprattutto per la profondità con cui ha condiviso con noi il suo cammino, la sua visione e la sua fede.
Dietro l’abito che indossa ogni giorno con umiltà e dedizione, abbiamo incontrato un grande uomo: autentico, lucido, vicino alla gente e profondamente radicato in Cristo. Un pastore che cammina con il suo popolo, ascolta, guida e testimonia con coerenza la bellezza del Vangelo, anche quando chiede coraggio e verità.
Una chiacchierata la nostra che lascia il segno.
Federica Leonardi
