Festival Sanremo 2026 – 2 / Alla ricerca della musica perduta

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festival Sanremo 2026

Dopo la conclusione delle amatissime olimpiadi invernali Milano – Cortina, martedì 24 è ai nastri di partenza l’evento ancor più amato e mediatico di ogni anno nella Penisola: il festival di Sanremo 2026.
A condurre la première soirée Carlo Conti affiancato dalla cantante Laura Pausini. Certo che la Rai ne ha di fantasia: prima ce la propina alle Olimpiadi e adesso ci accompagnerà fino al sabato 28 febbraio. La Pausini è apparsa un po’  rigida come una statua, anche se in certi momenti  è sembrata più una primadonna  che una spalla del conduttore.

Non indugeremo sulla storia del festival, perché si sa che è nato 75 anni addietro, che la prima vincitrice fu Nilla Pizzi e altre notizie sono di dominio pubblico.
Ci soffermeremo quindi sulla prima serata del concorso.
Il primo a salire sul palco è stato Olly che, con la canzone vincitrice dell’edizione scorsa, ha intrattenuto gli spettatori frementi per la gara canora.

Michele Bravi
Michele Bravi

Festival di Sanremo / Tributo a Pippo Baudo

Poi Carlo Conti, con la praticità e l’esperienza di uomo dello spettacolo, ha tributato un breve omaggio di nemmeno due minuti d’orologio a Pippo Baudo e al maestro Beppe Vessicchio, scomparsi l’agosto e il novembre scorsi.
Indi, Dito nella piaga ha rotto l’ansia dell’attesa con il suo brano dall’azzeccatissimo titolo “Che fastidio”. Uno pseudo-tintinnare, o rap che dir si voglia, corredato da ballerini e da una buona coreografia che non ha deluso l’esigentissimo pubblico sanremese.

Non ci metteremo a fare l’appello di tutti e trenta i cantanti in gara e non analizzeremo a fondo il significato e la musicalità di ogni testo.
La musica si è divisa sostanzialmente in due categorie: la larga canzone all’italiana e la cosiddetta musica da strada ripulita e istituzionalizzata. Quindi scialba e vuota del suo significato, in quanto nel rap non è la melodia ma l’impegno, le idee e dunque il linguaggio a primeggiare.

Sul palco tanti nomi conosciuti e altri meno: Michele Bravi, Serena Brancale, la strana coppia Fedez – Marco Masini, Levante, Arisa, Patty Pravo, Raf, Malika Ayane, Francesco Renga, Fulminacci, Neyk, Leo Gassmann e altri. Certe canzoni erano proprio brutte, alcuni cantanti stonati. Gioia per le orecchie, Michele Bravi, senza autotune, elemento ormai imprescindibile della gara che rende tutti bravissimi cantanti, ha combinato una dolorosa e melodiosa canzone con una vocalità dolce e intonatissima.

Arisa
Arisa

Festival di Sanremo / Una deludente Arisa

Dall’altro canto, un forte imbarazzo ascoltare il pezzo di Arisa: una canzonetta puerile a metà strada fra lo Zecchino d’oro e la Disney. Sarà la moda del momento. Prima la Pausini trasforma l’Inno di Mameli in uno scimmiottamento di Frozen, e ora la genovese ha varieggiato la sigla di Rapunzel. Purtroppo non basta una voce unica a emendare musica e parole così imbarazzanti.

E’ vero che il festival della città dei fiori, quindi il più popolare per antonomasia, con tanta popolarità reca con sé inevitabilmente una buona dose di mediocrità. Ma a tutto c’è un limite!
Come può una “sussurratrice”, e già è rivolgerle un complimento, quale Elettra Lamborghini, avere partecipato, acclamata, tante volte?
A parte la sua fisicità, la voce è inesistente e la canzone un obbrobrio, indegno delle peggiori balere.

Siamo alla ricerca della musica perduta. La serata non è stata esaltante. E possiamo sperare di assistere nei giorni prossimi a qualche monologo intelligente che vada oltre la prestanza fisica di Can Yaman. Che tra l’altro non parla nemmeno bene l’italiano.
Un plauso agli orchestrali, nonostante al posto del pianoforte vi fosse un organo elettronico. La prossima volta, meno cambi d’abito alla Pausini e procurarsi un accordatore serio per un pianoforte.

Giosuè Consoli