Diocesi / Don Roberto Strano lascia l’incarico di direttore dell’Ufficio liturgico diocesno

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Don Roberto Strano

Ai vertici della Diocesi di Acireale, ci sono dei cambiamenti perché don Roberto Strano si è dimesso, volontariamente, dal suo ruolo di direttore dell’Ufficio liturgico diocesano, rassegnando al vescovo, mons. Antonino Raspanti, la lettera di dimissioni.
Al suo posto il Vescovo ha nominato don Raffaele Stagnitta.

Abbiamo incontrato  don Roberto per ricostruire, insieme a lui, il lungo percorso del suo ruolo e il motivo delle sue dimissioni.

Don Roberto Strano, dopo ventitré anni lascia la direzione dell’Ufficio liturgico diocesano. Come mai la scelta di presentare al vescovo le dimissioni?

Innanzitutto, perché ventitré anni sono tanti, ma, soprattutto, perché sono convinto – come ho scritto al vescovo nella lettera di dimissione – che ogni uomo gestisca un pezzo di storia, finito il quale non ha da ritenersi né insostituibile, né indispensabile. È giusto che altri facciano questa esperienza di servizio a livello diocesano.don Strano

⁠Quali sono gli eventi che maggiormente ricorda di questi anni?

Sono nominato direttore dell’Ufficio Liturgico il 14 febbraio del 2003 (ero vice direttore dal 1990), dal compianto vescovo Pio Vittorio Vigo. In quell’anno, nel mese di agosto, si sarebbe celebrata ad Acireale la Settimana Liturgica Nazionale che era stata voluta da mons. Salvatore Gristina, prima del suo trasferimento a Catania.

Fui subito coinvolto dal Centro di Azione Liturgica nella preparazione di questo evento che vide più di 700 partecipanti. Al termine della settimana sono stato nominato socio del CAL, Centro di Azione Liturgica.
Come Ufficio si è portato avanti tutto quello che a livello ecclesiale è stato proposto: dalla presentazione dei nuovi libri liturgici (Rito del Matrimonio, terza edizione del Messale), ai vari documenti del Magistero. Pietra miliare è stata la “Desiderio desideravi” di Papa Francesco del 29 giugno 2022

Abbiamo organizzato, ogni tre anni, il corso per la formazione dei ministri straordinari della santa comunione; incontri periodici di formazione per animatori liturgici. È stato intenso il lavoro nel periodo del covid, quando seguendo le indicazioni della CEI, abbiamo accompagnato sia il lockdown che il periodo della riapertura.

A livello diocesano abbiamo vissuto e preparato diversi eventi: il venticinquesimo di episcopato di mons. Vigo (14.2.2006) e il suo cinquantesimo di sacerdozio (20.9.2008). Il congedo dalla Diocesi (20.9.2011). L’ordinazione episcopale e l’inizio del ministero di mons. Raspanti (1.10.2011). Il Giubileo straordinario della misericordia (2016) e il Giubileo ordinario della speranza (2025). Abbiamo collaborato con la scuola per i Ministeri. Insomma, diciamo che lavoro non ne è mancato.

⁠In questi anni di lunga direzione dell’Ufficio Liturgico ha notato, come da più parti si dice, un calo del senso liturgico?don Roberto Strano 2

Purtroppo, si! L’entusiasmo post-conciliare sulla liturgia che prevedeva una partecipazione attiva, pia, fruttuosa ad essa, è notevolmente diminuita e ciò ha contribuito non poco a questo affievolimento. A questo si aggiunge una non adeguata formazione liturgica nelle Facoltà teologiche (i corsi di liturgia sono drasticamente diminuiti) e nei Seminari, che inevitabilmente si riversa nelle parrocchie dove ognuno celebra , spesso, secondo i “propri gusti” e non secondo quanto è stabilito dalle rubriche.

Papa Francesco, nella Lettera Desiderio Desideravi, al n. 23 così scriveva: “ogni aspetto del celebrare va curato (spazio, tempo, gesti, parole, oggetti, vesti, canto, musica, …) e ogni rubrica deve essere osservata: basterebbe questa attenzione per evitare di derubare l’assemblea di ciò che le è dovuto, vale a dire il mistero pasquale celebrato nella modalità rituale che la Chiesa stabilisce”.

Infine, non va sottovalutato che ciò che ci circonda ogni giorno è fortemente desacralizzato, per cui la liturgia, che opera attraverso segni e simboli, diventa qualcosa di incomprensibile e arcano.
Dovremmo curare molto di più, nelle nostre parrocchie, la liturgia come “fonte e culmine di tutta la vita cristiana” (Sacrosanctum Concilium, 9). Ricordiamo che la prima scuola di sinodalità è la celebrazione, dove sono presenti i ministeri istituiti dalla Chiesa e dove l’assemblea non è semplice spettatrice, ma soggetto celebrante. Basterebbe la piena comprensione di questo per fare di ogni liturgia una vera epifania!

Cosa augura don Roberto Strano al suo successore?

Di fare meglio di me innanzitutto. Ma, soprattutto, di trovare piena accoglienza, da parte della comunità diocesana, alle direttiva che segnalerà, perché la liturgia torni ad essere – come ebbe a dire San Paolo VI il 3.12.1963, durante la promulgazione della Sacrosanctum Concilium –  “la fonte primaria di quel divino scambio nel quale ci viene comunicata la vita di Dio,  la prima scuola del nostro animo,  il primo dono che da noi dev’essere fatto al popolo cristiano, unito a noi nella fede e nell’assiduità alla preghiera; infine, il primo invito all’umanità a sciogliere la sua lingua muta in preghiere sante e sincere ed a sentire quell’ineffabile forza rigeneratrice dell’animo che è insita nel cantare con noi le lodi di Dio e nella speranza degli uomini, per Gesù Cristo e nello Spirito Santo”.

 

Mariella Di Mauro