Politica / Il conflitto contro l’Iran pone inquietanti interrogativi

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Conflitto IRAN

Il conflitto in corso contro l’Iran – che Tel Aviv e Washington hanno fatto esplodere con feroce determinazione, e ne è prova l’orrenda, barbara e mirata strage di dirigenti del regime di Teheran con a capo la guida suprema Alì Khamenei (anch’egli ucciso) – pone l’opinione pubblica mondiale di fronte ad inquietanti interrogativi che meritano almeno plausibili risposte.

Conflitto Iran / Le questioni che si aprono con la guerra

Occorre intanto constatare che l’azione armata è stata promossa ed avviata, addirittura, mentre erano in corso a Ginevra, con la mediazione dell’Oman, i colloqui tra Stati Uniti ed Iran sul nucleare iraniano. Colloqui che promettevano sviluppi positivi. Dunque, una guerra proditoria ed avviata con l’inganno. O, perlomeno, con doppiezza ed ambivalenza.
Tale grave e plateale divaricazione rispetto all’ordinario ed ordinato modo di condurre le relazioni internazionali, mette in evidenza, da un lato, certamente, le gravi modalità con le quali le convenzioni internazionali sono state completamente disattese. Aggirate ed ignorate del tutto.

Oltre a ciò, tale modo di concepire i rapporti tra Nazioni, pone sotto una opaca luce le questioni morali fondamentali che devono guidare la politica. Cioè, la correttezza, la buona fede e l’affidamento. Che sono la struttura portante dei negoziati e di ogni iniziativa diplomatica. Fanno parte della storia americana e sono compresi nella Dottrina Kennedy. Se dovessero venir meno i principi morali e giuridici che guidano i negoziati, rischia di crollare la base di ogni civile convivenza tra gli Stati.

Il conflitto Iran simile alla seconda guerra del GolfoAttacco all'Iran

Le modalità di accensione di questa guerra portano straordinarie ed inquietanti similitudini con le operazioni militari che condussero, nel 2003, alla seconda guerra del Golfo, ed alla fine del regime di Saddam Hussein in Iraq. Allora, infatti, avvenne una precipitazione unilaterale verso le armi. Completamente ingiustificata ed illegittima. Con quella che allora appariva come la ben avviata indagine ispettiva dell’ONU a Baghdad.

Anche allora le motivazioni erano false: Saddam Hussein non aveva legami con Al – Qaeda. Neppure deteneva sul territorio dell’Iraq armi proibite, le cosiddette armi di distruzione di massa. Oggi come allora, si è verificata una precipitazione verso la guerra. E sono del tutto infondate le accuse – smentite proprio dalla CIA e dal Pentagono – che l’Iran possa disporre addirittura di missili nucleari intercontinentali. Tali da raggiungere perfino il continente americano. Ecco allora che i veri motivi non possono che essere di altro tenore.

I veri motivi di un conflitto contro l’Iran 

Il primo motivo è collegato all’errato convincimento – di Tel Aviv e Washington – secondo cui il popolo iraniano sia pronto a ribellarsi al suo regime. E lo sia perfino sotto le bombe degli aggressori. Ed, in tal modo, rendere così possibile il ritorno alla monarchia (Reza Pahlavi jr.). Tale convincimento sembra non tener conto dell’orgoglio iraniano, da un lato. E pare anche omettere che la cacciata del regime monarchico, dispotico e corrotto, è tuttora presente nella memoria almeno di una larga maggioranza del popolo iraniano. Il conflitto, dunque, così come è iniziato, si presenterebbe, almeno al momento, di non facile e soprattutto di non breve soluzione.

Conflitto Iran / Le contraddizioni di Trump

Donald Trump
Tutte le foto sono tratte da Agensir

Come è interpretabile o giustificabile la dichiarazione del presidente di “avere l’ambizione di portare la pace, dove oggi ci sono le dispute belliche” quando, in realtà, invece, nella pratica, al contrario, ne accende uno nuovo di conflitto? Sembrerebbe un punto di vista non conciliabile.

In realtà, il presidente americano è costretto a tener conto dei punti di vista dei neo-con, capitanati da Marco Rubio, nuovo segretario di Stato di questa seconda Amministrazione repubblicana. I neo-con hanno aiutato l’elezione di Trump. Ecco allora che il capo della Casa Bianca non può sottrarsi dal ricompensarli. E pure sempre i neo-con aspirano ad un nuovo assestamento geo-politico nel Medio Oriente.

Ma vi è pure un motivo politico immorale, nel ritenere o pensare che la pace possa mai provenire dall’eliminazione fisica degli avversari. Cioè dal terrorismo, dalla bieca vendetta, dal muro contro muro e dall’occhio per occhio, dente per dente. Occorre sostenere la necessità di lottare fermamente contro questa diabolica convinzione. Se questo tipo di politica non sarà sconfitta, da Gaza fino a Teheran, la pace resterà sempre un miraggio.      Una ben vana illusione.

La strada maestra era quella percorsa da Yitzhak Rabin

Sulla questione medio – orientale, aveva ragione il Primo Ministro Yitzhak Rabin, ex Generale israeliano assassinato il 4 novembre 1995 da un fanatico ebreo, anti-cristiano ed anti-palestinese. Cioè, aveva ragione quando pensava alla convivenza pacifica con i vicini palestinesi. L’unica arma che poteva fermare il terrorismo era la pace con i Palestinesi, riuniti ed organizzati in uno Stato. Visione lungimirante ed intelligente di Rabin, che toglieva spazio all’anti-sionismo dei vicini. Cioè, sia dei sunniti come degli sciiti. Secondo l’uomo politico che fu fautore ed attore ad Oslo, la pace con i Palestinesi avrebbe fatto cadere tutte le polemiche con i vicini. Una prospettiva importante ed intelligente del grande uomo politico che sacrificò la vita per la pace.

L’unica guerra possibile è quella alla violenza IRAN

Dunque, non è mai troppo tardi per fermare mani assassine. Non è mai tardi per dare speranza alle popolazioni sofferenti. Non è mai tardi per interrompere la reciproca alimentazione della vendetta. Dato che non esisterà mai uno “senza peccato che potrà scagliare la prima pietra!”. La via della convivenza e della pace deve necessariamente passare per la fine dell’odio. “L’odio non è il progresso, la violenza non è la civiltà.” (Papa Paolo VI, 1968).

I democratici americani hanno avuto ragione

L’approccio propositivo che i presidenti democratici hanno avuto per tradizione (da Kennedy a Carter, da Clinton ad Obama e Biden) nei confronti della questione mediorientale si è dimostrato nei fatti appropriato ed esatto. Appropriato, in quanto osservante delle ragioni e dei punti di vista di tutti i Paesi arabi mediorientali, in linea generale. Quindi, un approccio, per l’appunto, appropriato. Poi è stato anche esatto perché nessuno dei presidenti democratici ha mai pensato di ricorrere alla guerra contro l’Iran. Piuttosto, ha concretamente operato per tenere sotto controllo l’Iran con la sola forza della diplomazia.

Questo riferimento ai presidenti democratici è importante in quanto osservante dell’equilibrio e della moderazione che si devono imporre sempre nei rapporti internazionali. Fa parte dell’eredità spirituale e morale del Presidente John Fitzgerald Kennedy. Il compianto Leader della “Nuova Frontiera” chiedeva a Dio di essere sempre all’altezza della sua Nazione, non solo della forza militare ma anche e soprattutto dell’alto senso di responsabilità con cui tale forza doveva essere impiegata. (1)

Sebastiano Catalano

  • Dal discorso non pronunciato che il Presidente John Kennedy avrebbe dovuto tenere a Dallas, il 22 Novembre 1963