Etna nascosto – 3 / Da un ulivo di seicento anni nasce un olio della Pace

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Pippo-Raiti e ulivo della pace

In contrada Brahaseggi a Castiglione di Sicilia il paesaggio è costellato da muretti a secco, piccoli cancelli di ferro battuto, casupole e palmenti immersi in tanto verde. Siamo alle porte di marzo, in cielo non incombono nuvoloni e un sole tiepido lenisce un’aria ancora frizzantina.

Annidato all’interno di una proprietà privata, saldato a terra come in un abbraccio, si erge una meravigliosa rarità: un albero di ulivo di seicento anni.
Lungo la viuzza che conduce al fondo, il passo è segnato da piccole segnaletiche di legno che recano la scritta “ulivo della pace”. Giunto sul luogo ad accogliermi c’è il suo custode, Pippo Raiti. Mentre scambiamo qualche parola in campagna, osserviamo da vicino il pianto della vite. È il segnale che la linfa sta risalendo e sta partendo il ciclo produttivo.

Intorno è un tripudio di vegetazione spontanea, fiori e verdure di stagione. In vigna si svolgono i lavori consueti di stagione. Arriviamo così dinanzi al maestoso e secolare ulivo. “Chissà quanti contadini hanno raccolto il suo frutto, se potesse parlare, chissà quante storie ci svelerebbe”. Per lui, l’ulivo, è come un anziano. Richiede estremo amore e l’arte della pazienza.

L'ulivo della Pace
Pippo Raiti e il suo ulivo

“Quante cose saprai, tu che non cedi da trecento o più anni, o fosco olivo, dei venti all’urto, e qui ferrigno in piedi ti stai su questo solitario clivio”. Così Luigi Pirandello si rivolge in una sua poesia a una pianta di ulivo. Lo ammira ma al tempo stesso lo invidia perché, a differenza degli uomini, non ha coscienza che porti sofferenza e infelicità. Dirà, infatti, rivolgendosi all’ulivo: “Nulla sai, nulla pensi, nulla vedi; e sei solo per questo ancora vivo”.

Pippo Raiti si prende cura del maestoso albero d’ulivo

Prima gli incarichi in Poste Italiane, poi l’attività politica nel suo paese e quella enoturistica con Città del Vino. Il passato e il presente di Pippo Raiti possiamo declinarlo in cura e passione per la propria terra. È molto legato alla sua campagna e al suo rifugio, come lo chiama lui, ornato da una moltitudine di libri e bottiglie di vino raccolti in tutta Italia.
Sin da bambino amava sostare ai piedi di questo maestoso e secolare albero di ulivo assieme al padre Francesco.

olio della pace
L’olio della pace

Mi confida: “Quando ero piccolo, fantasticavo e immaginavo un giorno di potere fare un olio della pace”. Ogni anno si ottengono una quarantina di bottiglie di olio estratto a freddo da un’unica pianta. Poi Pippo Raiti lo distribuisce a pochi amici e ne tiene per sè una piccola scorta. È un gesto intimo e profondo: egli si fa carico così di consegnare un messaggio di pace, che proviene dalla terra.

La concimazione avviene con letame di pecora. La raccolta è rigorosamente svolta a mano. A terra la sua circonferenza è di oltre 12 metri. Mentre il tronco centrale a un 1metro e 30 cm dal suolo si avvicina a 7 metri di circonferenza.
La varietà è brandofino, antichissimo cultivar autoctono del versante Nord dell’Etna, e ancora oggi, anche se scarsamente perchè soppiantato da altre varietà, è presente nella plaghe della valle dell’alcantara.
A sorprendere è la sua longevità e resistenza. Anni fa agronomi specializzati hanno costatato che la sua età può superare i seicento anni.

Quest’ulivo ha incontrato le benevolenze di popoli dominatori ma mai conquistatori. Lungo il versante nord dell’Etna e la Valle dell’Alcantara è possibile ammirare tanti esemplari di ulivo secolare. Il cuore della produzione però è concentrato nei comuni di Ragalna, Santa Maria di Licodia e Biancavilla. Coltivati su terreni lavici ricchi di minerali, questi alberi producono oli biologici di eccellenza, basati su varietà autoctone come la Nocellara Etnea.

Sugli alberi d’ulivo riferimenti nella mitologia e nella Bibbia

Gli ulivi sono alberi generosi. Troviamo numerosi riferimenti nella mitologia ma anche nella Bibbia. L’olivo è citato nell’Odissea: il letto di Ulisse fu ricavato da una grossa pianta d’olivo, senza espiantarla, alla quale fu tolta la chioma. Ulisse vi costruì attorno la casa. Ulisse fu cosparso e lavato con l’olio. I ciclopi usavano bastoni e clave di legno d’olivo.
Anche il bastone, grande quanto l’albero di una nave, conficcato nell’occhio del ciclope Polifemo era d’olivo.

Si narra che Atena colpendo con una lancia la roccia fece nascere dalle viscere della terra un albero di ulivo. L’albero era capace di illuminare la notte, medicare le ferite, curare le malattie e offriva benessere e pace a tutti quelli che lo coltivavano. Quanti benefici! Da una storia di rivalità: quella tra Atena, la saggia guerriera armata da Zeus, e il fratello creatore di tempeste di quest’ultimo, Poseidone.

Da qui nasce l’alto valore dell’ulivo come simbolo della pace. Tu donasti agli uomini, dirà Zeus ad Atena, “l’ulivo e con esso hai donato luce, alimento e un eterno simbolo di pace”. Pippo Raiti è il riflesso di questa luce. La sua custodia si traduce in una necessità di una “pace con il creato”.
In definitiva, come afferma Papa Francesco nella Laudato sì, di ristabilire un rapporto armonioso con la casa comune, così che il popolo di Dio possa vivere nella bellezza della pace (Isaia 32,18).

Domenico Strano