Recital / Le arie di Giacomo Puccini per celebrare la Festa della donna

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Festa della donna con musiche di Puccini

Quale compositore più di Giacomo Puccini ha amato ed è stato più amato dalle donne? Nessuno ha ricamato meglio di lui i finissimi sentimenti femminei, e tutte le donne, dalle sartine alle marchesi hanno amato follemente le sue arie.
Chi, vedendo la dolce e passionale Manon aprirsi ai piaceri della carne per infine morirne, non vedeva in quel proscenio un atto della sua vita. E chi non ha empatizzato con la timida e sfortunata fioraia di Parigi, meglio chiamata Mimì, Lucia per i melomani.
Poi la devota e sensibilissima pittrice Floria Tosca e una sfilza di eroine che fanno parte dei vertici del patrimonio artistico italico e quindi universale.

Un operista che non conformandosi alle antimusicali mode europee- che poi l’impressionismo armonico francese e il leitmotiv wagneriano erano già insiti nell’arte nostrana in forme, modelli ed esempi più elevati – è riuscito, ad onta di certa pseudocritica intellettualistica, a regalare melodie, seppur di breve respiro, immortali.

Le arie di Giacomo Puccini per la Festa della donnaAcireale,musiche di Puccini per festa della donna

Si è parlato di Puccini perchè l’ 8 marzo, nei locali della sala “Galatea” del Palazzo municipale di Acireale, si è celebrata la festa della donna con un ventaglio delle arie più celebri del nostro compositore. A esibirsi il soprano Rosanna Leonti accompagnata al pianoforte dalla maestra Vera Pulvirenti.

Sia chiaro, non è stato solo un recital operistico, ma anche una dissertazione sulla genesi e la fortuna delle opere del cigno di Lucca: “Bohème”, “Gianni Schicci”, “Turandot”, “Tosca” e “Fanciulla del West”.
Nutrita la platea, incontenibile tanto da costringere gente a stare in piedi a causa dell’imperfetta organizzazione dell’amministrazione comunale.

L’intervento di Giuseppe Montemagno

Ha intrattenuto la platea il professore Giuseppe Montemagno, introdotto dal presidente dell’U.P.G.C. Rosario Bella. Montemagno, oltre alla sapienza storico – musicale, ha raccontato aneddoti divertenti sul rapporto di Puccini con il suo librettista Luigi Illica.
Questi fu tacciato e rimproverato di noncuranza metrica. “I suoi non erano endecasillabi, –ha soggiunto Montemagno – ma illicasillabi, come rimarcava Giacomo, che ha voluto al suo fianco il drammaturgo Giuseppe Giacosa per non farsi buare dagli auditori più esperti in teatro”.

I brani cantati provenivano dalle opere: “Gianni Schicchi”, “La Bohème”, “Turandot” e la chiosa con il leggendario “Vissi d’arte” di Floria Tosca.
Una bellissima pasta vocale quella del soprano, sorvolando su un vibrato un po’ troppo ampio, e un corretto e scolastico accompagnamento pianistico. La performance ha inverato la promessa di “Marzo mese della cultura”.
Un interrogativo: ma perché scegliere per l’8 marzo proprio le eroine pucciniane? Che non sono certamente il non plus ultra della sagacia e dell’acuità. Però sono eseguibilissime vocalmente, per non dire facili, e grazie a questo la serata ha avuto il suo perchè.

 

Giosuè Consoli