Nelle primissime ore del giorno 25 del mese di maggio del 2026, il prof. Nino Leotta, un figlio verace di Acireale e della nostra e sua Chiesa diocesana, ha chiuso la sua giornata terrena per entrare in quell’altra che il Signore Gesù Risorto ha preparato per noi, che è trasparenza di luce e di pace, per sempre, dopo aver varcato anche Lui la porta stretta della morte. Attorniato dalla moglie Giusy Patanè e dai figli Emanuele e Luca, con la presenza di alcuni amici.
Si è abbandonato a Dio come un bimbo in braccio a sua madre. “Gli anni della nostra vita – dice la Bibbia – sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo”.
Più avanti si legge anche: “Insegnaci, o Dio, a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”.
Anche la vita, le opere e i giorni di Nino Leotta si possono leggere tenendo a mente le parole che il Salmista ha voluto scrivere per tutti i figli di Adamo.
Uno spaccato di storia il libro di Nino Leotta
Ricordare e raccontare a dovere la vita di Nino Leotta, quello che ha rappresentato per la città di Acireale, per la Chiesa Diocesana, non è, e non sarà cosa facile!
Il dott. Giuseppe Contarino, che tutti conosciamo e che ha scritto la presentazione al libro del nostro, nel 2010, lire 12,50 – Frammenti di Storia, edito presso la Tipolitografia T.M. di Maugeri Venera di Santa Venerina (Ct), ha compiuto un’opera insuperabile: con maestria, con sapienza di parole e profondità di lettura ci restituisce non solamente la vita, le opere e i giorni vissuti intensamente dal nostro Nino Leotta. Anche uno spaccato di storia locale interessantissimo.
Gli anni presi in esame e intensamente vissuti e raccontati con dovizia di particolari e di notizie di prima mano ci restituiscono gli anni cruciali della comunità acese, dal dopoguerra ai giorni nostri, sotto un profilo sociale, politico, amministrativo ed ecclesiale.
“Inatteso e secco come una fucilata”, così lo definisce Pippo Contarino, il più importante libro scritto da Nino Leotta. Dove egli racconta la sua vita e della sua sfida al Sistema in generale. E poi in secondo luogo offre un contributo di riflessione molto attuale per la società acese e alla Chiesa, per un servizio più aderente alle esigenze umane.
Un uomo discreto, dedito alla famiglia
La nota dominante della vita di Nino Leotta, fu la discrezione e quel suo riserbo innato, che lo porterà ad uscire di scena, per stare lontano dai riflettori, per dedicarsi totalmente alla famiglia, alla moglie e ai figli.
Discrezione, riserbo sì ma nessun compromesso con il disimpegno. La vita della Città di Acireale, la sua crescita e la valorizzazione delle sue potenzialità, lo porteranno ad essere presente in prima linea, con l’arma che gli è più congeniale: la scrittura. La sua penna è di prima marca. Per questa sua versatilità letteraria fu vincitore del Concorso letterario nazionale “Caro Diario”.
In una parola, mette tra parentesi la sua trascorsa esperienza di sacerdote di prima linea. Ma comincia a descrivere la vita della Città, le sue evoluzioni e le sue involuzioni. Con intensa convinzione ricostruisce i momenti più salienti della sua vita, del suo “quartiere dei morti”, i passi di crescita di una città che si apriva sempre più alla modernità. Momento di autentica modernità di vita cittadina acese fu rappresentato dai film proiettati al Teatro Bellini, dove egli imparerà la lezione più importante della sua vita: “Se vuoi una cosa devi lavorare, devi lottare per averla; nessuno te la regala!”.
Il biglietto ridotto in Lire 12,50, stretto tra le mani, rappresenterà per lui lo stile di vita per eccellenza. Infine, ma non meno importante: un’ultima considerazione.
Nino Leotta è stato un uomo trasparente che non si è mai nascosto. Insieme a sua moglie Giusy e ai figli Emanuele e Luca ha fatto sempre le sue scelte di vita con intensa convinzione e assoluta fierezza.
Egli aspettò invano, anche segnali di apertura da parte di una Chiesa che, qualche volta, fa fatica ad essere al passo con il Vangelo per farsi avvolgere dalle paure. Sono i duecento anni di ritardo di cui parlava il Cardinale Martini.
Ma per me, molto inesperto, sotto tutti i punti di vista, sono molto di più: sono esattamente gli stessi anni che ci separano dalla fase scritta dei Vangeli.
Le esequie sono state celebrate in Cattedrale nel giorno liturgico di San Filippo Neri. A presiederle è stato don Roberto Strano, con la presenza di don Paolo Urso, Vescovo emerito di Ragusa, don Orazio Barbarino e don Gaetano Caltabiano.
Canonico don Orazio Barbarino
