La lunga notte delle chiese / San Francesco guida ancora il cammino spirituale degli uomini

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Lunga notte delle chiese Acireale

“Francesco va’ e ripara la mia casa” è il tema proposto per l’XI edizione della Lunga notte delle chiese in Italia, la quarta realizzata nella città di Acireale. Secondo la tradizione francescana, il giovane Francesco, nella chiesetta quasi diruta di San Damiano, in ginocchio, pregava il Crocefisso. Chiedeva al Signore aiuto ed indicazioni per il suo cammino spirituale. Cristo rispose con questa celebre frase, che inizialmente lasciò perplesso lo stesso Francesco: doveva fisicamente riparare le mura in malora della chiesa, oppure doveva lavorare sul suo corpo e dentro il suo cuore per farne una degna dimora dello Spirito? La vita di Francesco è la dimostrazione della costruzione di questo tempio divino. A distanza di ottocento anni, anche noi siamo perplessi, incerti, ma anche curiosi: cosa vuole il Signore da noi?

Un aiuto ai nostri dubbi, ci viene fornito dall’evento organizzato dall’Associazione Cento Campanili, che quest’anno ha scelto il giardino, il chiostro e la chiesa di San Biagio per approfondire il tema, attraverso un percorso di fede, arte e musica.

Alle 20.15 l’appuntamento è nel giardino accanto alla chiesa dove, oltre al crocefisso, trovano posto le statue di 2 testimoni della fede francescana. Sono il cappuccino San Pio da Petralcina, e il Frate minore, beato Gabriele Allegra. Quest’ultimo era nato a San Giovanni La Punta, e si era formato nel convento di San Biagio. Era vissuto in Cina  e morto ad Hong Kong (1976), dopo una vita trascorsa a predicare il vangelo e a tradurre tutta la bibbia in cinese.

Fra Arturo Milici
Fra’ Arturo Milici

Ci accoglie Maria Rosa Licciardello, presidente dell’associazione Cento Campanili, che introduce il tema e spiega l’articolazione del programma.

Lunga notte delle chiese / Fra’ Arturo Milici guida la meditazione

Inizia Fra’ Arturo Milici ofm (ordine frati minori), che davanti alla riproduzione del crocefisso di San Damiano, comincia la meditazione. Questo è un crocefisso che parla al popolo di Dio, dipinto seguendo i principi teologici, come del resto tutte le icone della tradizione greco-ortodossa. Cristo è crocefisso, ma ha gli occhi aperti e ci guarda: l’immagine è la sintesi delle sofferenze di Cristo, della sua morte e resurrezione. Il suo corpo è sofferente, ma il viso è sereno, spendente ed è come se continuasse a ripetere il suo invito a ciascuno di noi.

Lunga notte delle chiese / L’intervento di Vincenzo Serra sul Convento di San Biagio

Segue Vincenzo Serra con un breve intervento sul convento di San Biagio e la piazza antistante.  Al centro della piazza c’è ancora una grande croce. Questa anticamente era alta 7 metri, un faro di fede per i condannati, e un’indicazione delle vicine mura del convento, per chi necessitava di protezione. Le leggi eversive del 1867/68 avevano soppresso gli ordini religiosi e requisito i beni ecclesiastici. San Biagio doveva essere trasformato in carcere. I lavori erano iniziati, gli altari della chiesa e le cappelle furono distrutte o murate, gli affreschi danneggiati.

Vincenzo Serra
Vincenzo Serra

La città si ribellò. I Pennisi di Santa Margherita e i Pennisi di Floristella, che guidavano la città, nel 1893 intervennero presso il Ministero degli Interni per bloccare l’opera, o per meglio dire, lo scempio. Grazie al mecenate acese Martino Fiorini il complesso di San Biagio, fu riacquistato, e nel Natale del 1894, Fiorini lo regalò ai frati francescani. La storia prese così un’altra via, o meglio riprese quella precedente, che è quella che ancora oggi, continua.
Conclude questa prima tappa il suono della tromba del maestro Rosario Mangano che ci fa ascoltare un brano di Morricone.

Lunga notte delle chiese / Carmela Cappa guida alla conoscenza degli affreschi di Giovanni Lo Coco


Ci spostiamo nel chiostro dove ci attende una interessante spiegazione sull’architettura e sugli affreschi alle pareti, realizzati da Giovanni Lo Coco, “U surdu di Jaci”, che dopo la formazione romana era ritornato nella sua città natale.  Fra il 1713 e il 1715 , Lo Coco  affresca i quattro lati del chiostro con 22 lunette, quattro lunettoni e diversi medaglioni. Fra di essi, quello che contiene l’autoritratto di Lo Coco, in abiti e parrucca dell’epoca.

Carmela Cappa, socia dei Cento Campanili, e già funzionario della Soprintendenza di Catania, è un’appassionata studiosa di opere d’arte. Molto spesso, nel suo lavoro, ha contribuito a salvare, restaurando, opere che ancora oggi possiamo ammirare. E così venerdì sera, un pubblico attento ed interessato, l’ha seguita in un brevissimo excursus su questi affreschi del Lo Coco. Opere che, ai frati del ‘700, così come a donne ed uomini di oggi, raccontano la vita di San Francesco, ed invitano alla riflessione.

Carmela Cappa illustra gli affreschi
Carmela Cappa illustra gli affreschi

In coerenza con il tema dell’anno, sono state scelte solo 4 lunette da commentare: l’incontro con il lebbroso, San Francesco e il lupo, San Francesco incontra il sultano, San Francesco riceve le stimmate.
Le letture, che descrivono questi episodi della vita del Santo, sono tratte da: I Fioretti e Il testamento di San Francesco, e dalle biografie scritte da Bonaventura da Bagnoregio e dalla “Leggenda dei tre compagni”.

Si leggono anche brani dalle lettere encicliche di Papa Francesco e Papa Leone XIV

Si è scelto di leggere anche alcuni brani contemporanei, tratti dalla “Laudato si’” di Papa Francesco e dalla “Magnifica Humanitas” di Leone XIV, relativi alla pace, al dialogo interreligioso, alla cura del creato.  Questi brani sono stati letti dai giovani del Sevizio Civile Universale, Francesco, Lorena, Marika e Paolo, che quest’anno collaborano con l’associazione Cento Campanili.

i giovani del servizio civile mentre leggono i brani
I giovani del servizio civile mentre leggono i brani

La Corale Jonia di Giarre, diretta dal maestro Giuseppe Cristaudo, ha curato i diversi momenti musicali, mentre il maestro Rosario Mangano ha eseguito i brani da solista.

L’ultima tappa ci trova uniti in chiesa, davanti la statua della Madonna Immacolata, realizzata da uno scultore messinese anonimo, che era stato a bottega, a Roma, presso i seguaci del Bernini. E’ arrivato il momento di concludere e portare con noi, l’imperativo di Francesco.

Rosario Mangano
Il maestro Rosario Mangano

In cosa si concretizza, oggi, il “Va’ e ripara la mia chiesa”, se lo chiede e ce lo chiede Fra’ Arturo Milici ofm. Riprende il messaggio di Francesco: il potere della compassione, del perdono e dell’importanza di vivere in armonia con gli altri e con la natura. Ci invita ad aprire il nostro cuore, a scegliere di non scappare, a parlare con dolcezza e di ascoltare le ragioni dell’altro. La pace disarmata e disarmante di Papa Leone.  Il cambiamento e la redenzione sono sempre possibili, indipendentemente dalle azioni commesse in passato, grazie alla misericordia di Dio e ad un lento cammino interiore che, da pellegrini, dobbiamo percorrere per “rammendare” i lembi lacerati del nostro cuore.

Meditiamo queste parole ascoltando il” Laudate si’” della corale Jonica.
Ci salutiamo dandoci appuntamento alla XII edizione, gustando insieme nel chiostro, alcuni dolcetti locali.  E condividendo dei piccoli bocconcini realizzati secondo l’antica ricetta dei “mostaccioli di san Francesco” che con amore preparava per lui, Jacopa dei Sette Soli.

Rosa Maria Garozzo