Chiesa / Ritrovata una pagina della “Passio Sanctae Agathae”, manoscritto del 1200

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Manoscritto Sant'Agata

Una pagina originale della Passio Sanctae Agathae, copiata tra la fine del XII e i primi decenni del XIII secolo, è riemersa in modo del tutto inatteso a Catania, offrendo una ulteriore testimonianza della tradizione manoscritta dedicata alla patrona della città.
>Si tratta di un frammento in pergamena appartenuto a un grande codice medievale, successivamente smembrato e riutilizzato come coperta di un libro a stampa del XVI secolo, secondo una pratica assai diffusa tra il XV e il XVII secolo. Proprio questo riuso, apparentemente distruttivo, ha consentito la sopravvivenza di numerosi manoscritti medievali fino ai nostri giorni.

La scoperta

Il frammento fu individuato nel 2017 da mons. Gaetano Zito tra i volumi esposti nella bancarella di un rigattiere catanese. Acquistato, fu  sottoposto a un accurato intervento di restauro, durante il quale furono inserite integrazioni in pergamena chiara per garantirne la conservazione. Oggi è custodito nell’Archivio Storico Diocesano dell’Arcidiocesi di Catania, dove costituisce il manoscritto n. 1 della collezione.

L’importanza della scoperta va ben oltre il ritrovamento di una semplice pergamena antica. Il testo coincide infatti con una delle versioni latine della Passio Sanctae Agathae tramandate dalla Bibliotheca Hagiographica Latina (BHL 133–135), una delle redazioni più diffuse in Occidente tra l’XI e il XIII secolo. Il frammento conserva parte del racconto del martirio di Sant’’Agata. E permette di leggere uno degli episodi più celebri della tradizione agiografica: la visita miracolosa di san Pietro nel carcere dove la santa era rinchiusa dopo la mutilazione dei seni.

Una pagina della Passio Sanctae AgathaeManoscritto Sant'Agata

L’identificazione del testo non lascia praticamente dubbi. Ricorrono infatti tutti gli elementi caratteristici della Passio: il nome Agathe, quello del governatore romano Quintianus, il dialogo serrato tra il persecutore e la martire. Poi il racconto delle torture, il miracolo della guarigione operata dall’apostolo Pietro e il successivo ringraziamento rivolto da Agata a Cristo. Una combinazione di elementi che risulta sostanzialmente esclusiva della tradizione della Passio Sanctae Agathae.

La pagina reca nella parte superiore la cartulazione CXXV, corrispondente al foglio 125 del codice originario, segno evidente che apparteneva a un manoscritto di notevoli dimensioni. È scritta su due colonne, con circa 45-50 righe ciascuna, secondo l’impaginazione tipica dei grandi passionari e legendari destinati alla lettura liturgica o monastica. Del foglio è oggi conservato soltanto il lato carne della pergamena, mentre il lato pelo venne abraso durante il riutilizzo cinquecentesco.

Il manoscritto testimone di otto secoli di storia

Dal punto di vista paleografico il manoscritto rappresenta una testimonianza di particolare interesse. La scrittura appartiene alla fase di transizione tra la minuscola carolina e la gotica, la cosiddetta protogotica italiana, caratterizzata da una grafia elegante e regolare. Si riconoscono una “a” ancora di tipo carolino, una “g” aperta, aste molto verticali, abbondante uso dei segni di abbreviazione. Legature come ct, st e ri, rubriche in inchiostro rosso e iniziali maggiori anch’esse rubricate, oggi quasi del tutto scomparse. Tutti questi elementi rimandano con buona probabilità a uno scriptorium dell’Italia centro-settentrionale.

L’analisi della scrittura consente inoltre di restringere la cronologia del frammento. Se una prima valutazione collocava la copia tra il 1180 e il 1230, un esame più approfondito delle forme grafiche suggerisce una datazione ancora più precisa, compresa tra il 1190 e il 1220. Con una probabilità particolarmente elevata intorno all’anno 1200, quando la tradizione carolina stava progressivamente lasciando spazio alla nuova estetica gotica.

L’elevata qualità del manoscritto

Anche la struttura narrativa della pagina conferma l’elevata qualità del manoscritto. Nella colonna sinistra si legge il celebre dialogo tra Agata e Quintiano, culminante con l’ordine di mutilare la santa: “Tunc iratus Quintianus iussit eam mammillas conquassari et coram omnibus abscidi”. (“Allora Quintiano, adirato, ordinò che i suoi seni fossero straziati e recisi davanti a tutti”). Agata risponde con parole che esprimono una fede incrollabile, paragonando la propria gioia a quella di chi riceve una buona notizia o ritrova un tesoro tanto desiderato. Affermando che il persecutore può colpire il corpo, ma non contaminare l’anima destinata alla palma del martirio.

La colonna destra introduce invece il momento culminante del racconto. Compare il misterioso senior, il vecchio che si presenta come medico e che la tradizione identifica con san Pietro. Dopo la guarigione miracolosa, Agata innalza una delle preghiere più celebri della sua Passio: “Gratias tibi ago, Domine Iesu Christe, quia memor fuisti mei et misisti apostolum tuum qui me confortavit et curavit vulnera mea” .(“Ti ringrazio, Signore Gesù Cristo, perché ti sei ricordato di me e hai mandatUn frammento di straordinario valorestoruìicoo il tuo apostolo che mi ha confortata e ha guarito le mie ferite”). Nella parte inferiore della pagina ricompaiono inoltre i nomi di Quintianus, Agathe respondit e l’espressione Christi filius, ulteriori elementi che confermano senza incertezze l’identificazione del testo.

Un frammento di straordinario valore storico

Di particolare interesse è anche la grande iniziale ornamentale che apre un nuovo episodio narrativo. Si tratta della lettera I, non ancora distinta dalla J, inesistente come grafema autonomo nel XII secolo. Essa introduce probabilmente formule come Igitur o Interea, secondo le diverse varianti della Passio, e testimonia l’accurata organizzazione narrativa del manoscritto.

L’insieme delle caratteristiche codicologiche rivela un prodotto di alto livello. Con pergamena di ottima qualità, rigatura accurata, margini ampi, impaginazione estremamente regolare e scrittura uniforme indicano il lavoro di uno scriptorium professionale, destinato alla produzione di codici liturgici o devozionali.

Il valore storico del frammento è straordinario. Non si tratta semplicemente di una pergamena antica, ma di una pagina originale di un codice realizzato circa ottocento anni fa. Testimonianze di questo genere sono estremamente preziose perché consentono di ricostruire manoscritti andati perduti, approfondire la diffusione medievale del culto di Sant’Agata, analizzare la circolazione delle diverse redazioni della Passio e contribuire all’identificazione degli scriptoria che ne produssero le copie.

Un patrimonio restituito alla città di Sant’Agata

La scoperta assume inoltre un significato simbolico particolare proprio a Catania, città profondamente legata alla propria patrona. Il recupero fortuito di una pagina della sua antica Passio, sopravvissuta grazie al riuso come coperta di un volume cinquecentesco e oggi restituita agli studiosi, rappresenta un eccezionale recupero di memoria storica.
Un frammento che, dopo secoli di oblio, torna finalmente a raccontare una delle pagine più significative della devozione agatina medievale. E ad arricchire il patrimonio documentario dell’Archivio Storico Diocesano con una testimonianza di eccezionale valore storico, paleografico e religioso.

 

Maria Trigila