Con l’ultima eruzione, l’Etna ribadisce la propria natura di laboratorio geologico a cielo aperto, trasformandosi nel terreno di prova ideale per progetti di divulgazione e analisi come Etna Monitor. I primi giorni di agosto sono stati segnati da una fase particolarmente energica ed esplosiva dell’Etna. L’attività vulcanica si è intensificata rapidamente, portando all’apertura di nuove fratture e bocche eruttive a diverse quote. Da queste aperture sono stati alimentati abbondanti trabocchi e fontane di lava che si sono riversati verso la Valle del Bove, ridisegnando in poco tempo la morfologia del versante.
Per comprendere nel dettaglio l’evoluzione dei fenomeni in corso e le nuove modalità di fruizione dei dati attraverso le moderne tecnologie, abbiamo raccolto le testimonianze della Guida Vulcanologica Vincenzo Greco, il più giovane a raggiungere questo traguardo in tutta Italia, e di Salvatore Ferro, venticinquenne ideatore della piattaforma digitale Etna Monitor.
La voce dal campo / L’analisi della guida vulcanologica
Sul piano operativo e dell’osservazione diretta ai crateri sommitali, la guida vulcanologica Vincenzo Greco evidenzia come il sistema si trovi in una fase di continua modulazione. “Attualmente, al 17 agosto 2026, l’attività è in costante variazione perché la colonna magmatica, cioè il magma presente dentro le condotte di risalita dell’Etna, sta cercando ancora di stabilizzarsi”.
“Non è pericoloso se si sta a distanza” chiarisce Greco, spiegando il motivo delle restrizioni in quota. “Le escursioni sopra quota 2500 metri sono ferme in maniera precauzionale. Quindi non stiamo andando oltre quella quota per evitare di esporci troppo all’attività esplosiva in prossimità dei criteri sommitali”. È necessario verificare sempre le ordinanze dei Comuni, le indicazioni della Protezione Civile e lo stato della viabilità prima di mettersi in moto verso l’Etna.
Resta infine l’incognita sull’evoluzione temporale dei flussi: “Per quanto riguarda la durata dell’attività è difficile da stimare. Però sembrerebbe che ancora di benzina ne ha a disposizione!” ironizza la guida. “I magmi che salgono e interessano i condotti di risalita giornalmente possono essere più o meno importanti in termini di volume nel corso delle ore. Fare una stima sulla durata non è facile. Non è assolutamente possibile”.
Etna in eruzione / L’intervista a Salvatore Ferro (ideatore di Etna Monitor)
Accanto al monitoraggio scientifico condotto dagli enti preposti come l’INGV, cresce l’esigenza di rendere i dati vulcanologici accessibili, aggregati e tempestivi per la popolazione e per chi vive il territorio. Da questo presupposto nasce Etna Monitor, progetto ideato da Salvatore Ferro, studente di Ingegneria Industriale e sviluppatore.
Chi è Salvatore Ferro e come nasce Etna Monitor?
Salvatore Ferro ha 25 anni, lavora come macchinista ferroviario e parallelamente studia Ingegneria Industriale. Da diversi anni porta avanti progetti relativi al mondo della tecnologia, dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale. “Sono co-founder di AI Family, una community nata a Catania con l’obiettivo di creare occasioni di incontro, formazione e confronto intorno all’intelligenza artificiale. E sono anche founder di Glyze, un progetto tecnologico dedicato al settore della ristorazione e dell’hospitality, nato per digitalizzare e semplificare processi come ordinazione e pagamento”. Sono progetti molto diversi tra loro, ma hanno un filo conduttore. “Mi interessa capire come tecnologia, dati e automazione possano trasformarsi in strumenti concretamente utili alle persone”.
Etna Monitor nasce esattamente da questa filosofia, “ma anche da qualcosa di molto più personale. Vivendo alle pendici dell’Etna, ogni volta che il vulcano cambiava attività mi ritrovavo a consultare comunicati, grafici, webcam e fonti differenti cercando di capire cosa stesse realmente accadendo. A un certo punto mi sono posto una domanda molto semplice: perché tutte queste informazioni non possono essere raccolte, elaborate e rese immediatamente comprensibili anche a chi vulcanologo non è?”. Da quella domanda è nato Etna Monitor.
“Ci tengo però molto a sottolineare una cosa: Etna Monitor non nasce per sostituire l’INGV, i vulcanologi o gli enti scientifici competenti”. Stefano spiega che il progetto parte proprio dai dati e dalle informazioni provenienti dalle fonti ufficiali e da questi cerca di costruire uno strumento tecnologico e divulgativo che ne faciliti la consultazione e la comprensione. “Il lavoro scientifico e di sorveglianza appartiene agli enti e ai professionisti competenti; quello che cerchiamo di fare noi è rendere parte di quelle informazioni più facilmente fruibili dal pubblico attraverso software, automazione e comunicazione.”.
Cosa permette di fare Etna Monitor e in che modo?
Ferro spiega come l’obiettivo primario sia semplificare l’accesso a flussi di dati spesso frammentati. “L’idea centrale di Etna Monitor è raccogliere in un unico ambiente informazioni sull’eruzione che normalmente richiederebbero la consultazione di diverse fonti. Sul sito è possibile seguire alcuni dei principali indicatori dell’attività dell’Etna, visualizzare l’andamento del tremore vulcanico, consultare aggiornamenti e informazioni sull’attività in corso. Ma anche seguire gli aspetti legati alla cenere vulcanica e alle possibili conseguenze sull’aviazione e utilizzare strumenti sperimentali di analisi e previsione probabilistica.”.
Un’architettura che poggia su sistemi automatizzati capaci di dialogare direttamente con il pubblico: “Abbiamo inoltre sviluppato diversi automatismi. Quando vengono pubblicati determinati aggiornamenti ufficiali sull’attività vulcanica, Etna Monitor può aggiornare automaticamente lo stato mostrato sul sito e inviare notifiche agli utenti che hanno collegato Telegram, ad oggi oltre 900 utenti registrati. Lo stesso principio viene utilizzato quando l’attività cambia o termina.”. Con una platea in rapida crescita, il fondatore sintetizza così la filosofia del progetto. “È probabilmente questo il concetto che riassume meglio ciò che vorrei diventasse Etna Monitor: non deve essere sempre l’utente ad andare a cercare come sta evolvendo l’eruzione sull’Etna. Quando succede qualcosa di realmente rilevante, può essere la tecnologia ad aiutare l’informazione a raggiungere l’utente.”.
Previsioni dell’attività eruttiva
Sul tema cruciale della prevedibilità dell’attività eruttiva, Salvatore Ferro precisa come non sia possibile indicare con esattezza temporale la fine dei fenomeni. “Non possiamo prevederla indicando con precisione un giorno o un’ora. Possiamo osservare l’evoluzione dei parametri, riconoscere tendenze e formulare scenari probabilistici, ma l’Etna è un sistema naturale estremamente complesso e può modificare rapidamente il proprio comportamento”. L’ideatore di Etna Monitor rimarca infatti la netta differenza concettuale tra il rilevare segnali di attenuazione e l’annunciare una data di fine, principio cardine su cui poggia l’architettura della piattaforma stessa.
“Una delle funzionalità che abbiamo sviluppato riguarda proprio delle stime probabilistiche a breve termine, che vengono successivamente verificate confrontandole con ciò che è realmente accaduto. Non vogliamo presentare l’intelligenza artificiale come una sfera di cristallo. L’obiettivo è utilizzare i dati per fornire indicazioni probabilistiche trasparenti, mostrando anche successivamente se quelle indicazioni si sono rivelate corrette oppure no.”. Un approccio analitico che riflette la complessità della sorveglianza vulcanica moderna, dove “i vulcani vengono monitorati utilizzando molti parametri contemporaneamente: sismicità, tremore vulcanico, deformazioni del suolo, infrasonica, emissioni, osservazioni visuali e satellitari. Un singolo dato, isolato dal resto, raramente racconta l’intera storia”.
Pensi di implementare altre funzionalità di Etna Monitor?
Guardando agli sviluppi futuri della piattaforma, Salvatore Ferro conferma l’intenzione di espandere le potenzialità del servizio. “Sto lavorando molto sul miglioramento delle notifiche personalizzate, sulla sezione dedicata a cenere e aviazione, sull’integrazione di nuove sorgenti di dati e sullo sviluppo degli strumenti previsionali”. Tra le priorità emerge con forza il tema dell’affidabilità: “Una cosa alla quale tengo particolarmente è anche la trasparenza. Se utilizziamo algoritmi o intelligenza artificiale per produrre una stima, vorrei che l’utente potesse verificare come questa si è comportata rispetto alla realtà.”.
Nei piani a lungo termine non manca la volontà di allargare il raggio d’azione ad altre aree vulcaniche della regione, procedendo con cautela. “In prospettiva c’è anche l’idea di applicare alcune delle tecnologie sviluppate per Etna Monitor ad altri vulcani siciliani, come Stromboli e Vulcano. Ma vorrei farlo gradualmente. Prima di tutto voglio continuare a migliorare Etna Monitor sull’Etna, ascoltare gli utenti e costruire qualcosa che abbia una reale utilità per il territorio”.
L’iniziativa di Salvatore Ferro traccia una direzione chiara per il futuro dell’informazione geologica. Punta, infatti, a trasformare la piattaforma in un supporto accessibile e utile per residenti e visitatori, non solo in caso di eruzione. Ribadisce la ferma volontà di mantenere “sempre chiaro il confine tra divulgazione e tecnologia da una parte e monitoraggio scientifico ufficiale dall’altra”.
Sabrina Levatino
