Cappadocia / Curiosando nell’officina dei vasi di Chez Galip

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Chez Galip Cappadocia

Nell’entroterra della Turchia, in Cappadocia, distante di 750 km da Istanbul circa, vi è l’officina dei vasi uno dei maestri più importanti dell’ultimo secolo, Chez Galip. Il maestro è famoso sia per la sua maestria artigianale, e sia per la creazione di un’insolita attrazione sotterranea. Chez Galip, non è soltanto un maestro vasaio di sesta generazione, ma un custode delle tradizioni locali, un innovatore e una figura carismatica dalla personalità travolgente. Nato ad Avanos nel 1955, Galip ha dedicato interamente la sua vita alla ruota da vasaio, trasformando la sua bottega in una tappa obbligata per viaggiatori, studiosi e appassionati d’arte provenienti da ogni angolo del pianeta.

L’officina dei vasi di Chez Galip in Cappadocia

All’età di soli 6-7 anni frequentava già il laboratorio del padre, affascinato dal fango che prendeva forma sul banco da lavoro e imparando a preparare le prime palle d’argilla. A 9 anni muoveva i primi passi pratici al tornio a pedale, rivelando fin da subito un talento naturale nell’ideare forme innovative e mai viste prima. La strada dell’artigianato non è sempre stata priva di ostacoli.

Come racconta lo stesso Galip nelle sue memorie autobiografiche, nel 1963 l’avvento dell’era della plastica inflisse un duro colpo alla secolare produzione ceramica di Avanos, in cui afferma: “Con l’inizio dell’era della plastica nel 1963, l’arte della ceramica iniziò a perdere valore ad Avanos. I vasai non potevano più sostentarsi e molti dovettero migrare in Germania per svolgere i lavori più pesanti.” 

Cappadocia Chez Galip

La Tecnica Tradizionale del Forno Nero e la Cottura dei Vasi

Per comprendere il valore autentico associato al binomio Cappadocia Vasi Chez Galip, occorre immergersi nei segreti tecnici della lavorazione tradizionale. Le tecniche di cottura utilizzate ad Avanos richiedono una profonda maestria e una pazienza d’altri tempi. Vi è una camera di combustione inferiore e una camera per le ceramiche al secondo piano, con la regolazione del calore. La cottura iniziale senza fiamma dura circa 3 ore, per eliminare l’umidità residua dall’argilla ed evitare spaccature. In seguito, il maestro impiega delle legna sottili e vinacce per innalzare gradualmente il calore nell’arco di 5 ore. Dopo, Chez Galip copre della parte superiore del forno con ciotole e piatti rotti per trattenere l’elevatissimo calore interno.

Al termine, il maestro verifica lo stato del forno guardando dal camino, dato che le ceramiche pronte assumono un colore brillante “color sole”. L’intero processo dura oltre 10 ore, seguite da 1 o 2 giorni di lento raffreddamento. Questo evita che la cenere di legna si depositi sulle vetrine smaltate rovinandone la lucentezza.

L’esposizione al Musée de l’Homme a Parigi

Nel corso degli anni ’70, il lavoro di Galip catturò l’attenzione di guide turistiche, giornalisti e televisioni straniere. Tra il 1973 e il 1974, un’agenzia culturale francese e importanti studiosi notarono la straordinaria fattura delle sue ceramiche in forme tradizionali e d’ispirazione. Le opere furono selezionate ed esposte al Musée de l’Homme, a Parigi, portando il maestro a viaggiar e in Francia e a far conoscere l’arte anatolica in tutta Europa.

Incontro con Chez Galip
Il maestro, Chez Galip.

Negli anni successivi, Chez Galip ha rappresentato la Turchia in numerosi festival ed esposizioni internazionali d’arte e artigianato in Germania, Singapore, Indonesia, Malesia e Bangkok, insegnando e tenendo workshop per migliaia di persone. Inoltre, Galip ha promosso un importante cambiamento sociale, dato che in passato la lavorazione della ceramica ad Avanos era considerata una professione esclusivamente maschile, grazie ai suoi corsi di formazione organizzati con agenzie internazionali, l’insegnamento dell’arte del tornio e della decorazione è stato aperto con successo anche alle donne.

Oggi Chez Galip condivide la sua vita artistica con la moglie Lilian Maria Van Der Zee Körükçü, artista e pittrice olandese laureata in arteterapia ad Amsterdam, giunta in Cappadocia nel 1982 per collaborare nel laboratorio e poi rimastavi per sempre.

Alessio Piro