“Orchestra di fiati Generoso Risi” e “Vulcanica Brass Ensemble”, due distinte ma complementari realtà musicali acesi che continuano a onorare l’arte di Euterpe, proiettandone il talento ben oltre il territorio etneo.
L’ultima magistrale esibizione quella offerta durante lo storico “Raduno bandistico” di Canicattini Bagni (Siracusa), giunto alla 43.ma edizione. Qui le formazioni dirette dal maestro Carmelo Sapienza hanno dato prova di un talento artistico che non lascia sospettare quanto recente sia la loro genesi.
Infatti, costituita per l’esecuzione di due concerti nel dicembre 2013, la “Vulcanica Brass Ensemble” ha creduto in un progetto artistico che sarebbe maturato sino a decretarne ufficialmente, a partire dal successivo mese di giugno, il proseguimento dell’attività con un crescendo senza sosta.

«Abbiamo preso consapevolezza delle nostre possibilità – afferma il maestro Sapienza – e dopo aver ampliato il repertorio abbiamo iniziato a spaziare dalla musica classica alla musica moderna, più conosciuta. Mentre negli ultimi due anni abbiamo dedicato il nostro programma artistico a Ennio Morricone, Lucio Dalla, Lucio Battisti e Battiato. Pensi che, tra giugno e agosto, abbiamo già tenuto dodici concerti. E non è ancora finita perché nelle prossime settimane suoneremo in altre località della Sicilia, a cominciare da Mineo».
Da una banda, o meglio un’orchestra di fiati – la “Generoso Risi” – passando a una selezione di ottoni, come nasce e si configura l’organico dell’Ensemble?
Il gruppo nasce dalla mia volontà di far conoscere la timbrica di questi strumenti che sono molto particolari. Diversamente da archi, legni o altri strumenti, gli ottoni hanno timbri chiari e timbri scuri. Perciò servono la tromba, il trombone, il corno, l’eufonio e la tuba. Tredici elementi in tutto, compreso un percussionista, ma tali da lasciarsi apprezzare persino sui palcoscenici di località dove la musica non sempre è al primo posto degli interessi.
Non siete ancora usciti dai confini regionali. Come mai?

È vero, ma non c’è un motivo. Purtroppo ancora non siamo mai andati oltre. Però ne abbiamo parlato e ci stiamo già pensando. Il biglietto da visita parla chiaro: siamo tutti professori d’orchestra, insegnanti, tutti professionisti. Nuovi talenti si stanno affermando anche in prestigiose istituzioni musicali. Come il secondo trombone del teatro San Carlo di Napoli, mentre un altro nostro giovane è risultato idoneo nell’orchestra del teatro dell’Opera di Roma. Siamo orgogliosi di aver formato questi talenti che sono passati anche dal nostro Ensemble e speriamo che altri possano seguire lo stesso percorso.
Al Raduno bandistico di Canicattini Bagni sono venute ad ascoltarvi persone che hanno percorso anche qualche centinaio di chilometri, a testimonianza di una qualità artistica che suscita attenzione. Dalle sue parole emerge non solo l’orgoglio per i risultati conseguiti e per la stima del pubblico, ma anche un modo di intendere la musica non soltanto nel senso tecnico-artistico, bensì come uno strumento di crescita.
Sì, certo. Le soddisfazioni e gli apprezzamenti che riceviamo da un concerto all’altro ci fanno capire che stiamo crescendo a vista d’occhio e ci danno la spinta per continuare su questa strada. Credo che siamo apprezzati soprattutto perché trasmettiamo emozioni, non facciamo concerti solo di musica intesa come produzione di note e di suoni. Noi vogliamo arrivare nel cuore, nella mente e nel ricordo di quello che lasciamo. Siamo stati chiamati qui per la seconda volta, ho visto il pubblico che ci ascoltava veramente con molto interesse e molta emozione. E ciò è motivo di incoraggiamento ad andare avanti così.
Accanto all’Ensemble, ecco l’orchestra di fiati “Generoso Risi”, che per il secondo anno consecutivo è tornata a sfilare in parata al Raduno. Nonostante in altre località si avverta una certa flessione del movimento bandistico, realtà come quella da lei diretta esprimono una vitalità e una qualità esecutiva che poco ha da invidiare alle grandi orchestre.
La definisco appunto “orchestra di fiati”, che pure è un modo di chiamare una banda musicale. Io dico sempre che dobbiamo avere in primis una nostra autostima, cioè dar valore alla banda suonando senza invidiare un’orchestra, perché pur non comprendendo gli archi, si tratta comunque di una vera e propria “orchestra di fiati”, non mi sto inventando nulla, è proprio così.
D’altra parte è statisticamente provato che non vi è musicista anche nelle grandi orchestre che non abbia cominciato a suonare in seno a una banda.
Lei sta toccando proprio il punto a cui voglio arrivare. Noi abbiamo già dei ragazzi che sono entrati tre anni fa a studiare musica dopo aver frequentato le scuole pubbliche a indirizzo musicale. Alcuni di questi frequentano già il Conservatorio e tutto ciò mi dà gioia e soddisfazione al pari di quanta possano darmene i miei figli.
Paolo Amato
