In occasione della presentazione dell’ultimo lavoro editoriale di don Carmelo La Rosa Servi Inutili. Cinquant’anni di Grazia che ha avuto luogo il 24 agosto nella suggestiva ambientazione del Santuario all’aperto della Madonna della Vena abbiamo avuto modo di soffermarci con l’autore per carpirne, complice la sua proverbiale disponibilità, alcune riflessioni da condividere con i futuri lettori.
Don Carmelo, quale emozione si prova nel poter dire ai fratelli, dopo 50 anni?: “I peccati ti sono perdonati, vai in pace” o renderli partecipi dei Misteri della Eucaristia e della Riconciliazione?
È la gioia di vivere il “fate questo in memoria di me”, che riguarda tutti i gesti sacerdotali, l’amore gratuito e il perdono. Fare le Sue cose, dire le Sue parole, ripetere i Suoi gesti. Ma la base di tutto è appartenerGli, essere Suoi, il rapporto fra noi e Lui, la vita spirituale, che ci abilita non a fare le Sue cose ma a vivere la spiritualità della gratuità, del dono, dell’altare, dell’ambone, della misericordia, della carità. A cinquant’anni uno zelo sacerdotale maturo e fresco nello stesso tempo, una giovinezza ultima che ci conduce nelle braccia di Dio..

Il suo ultimo libro Servi inutili. Cinquant’anni di Grazia ci riporta al passo del Vangelo di Luca. In quali termini l’esortazione del Signore si è realizzata nel suo ministero?
Esprime il senso della finitezza, il desiderio di ricominciare, di ripartire, la disponibilità a lavorare ancora nella vigna del Signore. Il sentirsi opera ancora incompiuta e non prodotto finito ma sempre nelle mani del Signore come argilla nelle mani del vasaio. Così ho scritto: «Al ritorno dalla Missione ho sentito come se la mia vita fosse già compiuta e non c’era granché da aggiungere. Non potevo attendermi molto altro. La misura era già piena, scossa, pigiata e traboccante. (Lc 6, 38). Il resto lo sto vivendo come una grazia ulteriore, la continuazione e lo sviluppo del grande dono, una benevola aggiunta a tutto il bene della Missione che è il centro della mia vita, anche dal punto di vista cronologico. La polpa del frutto meraviglioso del mio sacerdozio; la parte più esaltante ed eroica ove ho ricevuto nutrimento per il resto dei miei anni. Inoltre, avendo superato la soglia canonica dei 75 anni, ho un motivo in più per vivere il presente come una gratuità ulteriore, per godere l’oggi come un dono inatteso, un’aggiunta, il tutto è grazia (Bernanos)”.
La partecipazione dell’Arcivescovo di Tirana alla celebrazione attesta ancora una volta il retaggio della sua esperienza missionaria in Albania. Possiamo ritenerlo non ancora concluso?
Ho scritto: «ho contratto un debito di gratitudine verso il Signore e la Missione, mi sento un “fidei donum” (dono della fede), dei poveri, dell’Albania in Italia, un dono della Missione alla Chiesa italiana e alla mia diocesi». Desidero lasciare un segno di questo cinquantesimo, mettendo in sicurezza la chiesa di Vilza, una della pochissime sopravvissute al comunismo, che rischia di cadere, con le donazioni di amici e parenti, con offerte sul c.c.p numero 85091809, intestato a Santuario S. Maria della Vena, con causale: Chiesa di Vilza.
Inevitabile un’ultima riflessione sul Santuario di Vena. Come il rettorato ha influito nel suo vissuto personale e sacerdotale?
Nel libro ho scritto: «La mia vita è fatta di incontri e ritorni. Rivedendola mi accorgo che tutto è stato propedeutico per preparare il futuro e si è rivelato utile per un programma successivo, come una serie di anelli che si incontrano e si incrociano. Nulla rimane scoperto ma tutto prima o dopo trova senso e unità. Il servizio nel Santuario, esprime la sintesi dei servizi precedenti. Per giungervi era necessario attraversare tutte le altre tappe».
Ringraziamo Don Carmelo La Rosa per gli spunti, per un approfondimento che lasciamo ai suoi lettori.
Giuseppe Longo
