È partito ad Acireale il percorso legato all’istituto della messa alla prova, che consente ai soggetti ammessi dall’autorità giudiziaria di svolgere attività non retribuita a favore della collettività. L’Amministrazione comunale ha scelto di sostenere e strutturare questo strumento con l’obiettivo di trasformarlo in un’occasione concreta di responsabilizzazione e di restituzione alla comunità.
L’avvio delle attività – illustra una nota stampa – è il risultato di un percorso costruito dall’Amministrazione comunale nel corso degli ultimi due anni. Già nel 2024 il sindaco Roberto Barbagallo aveva avviato un’attività specifica sulla messa alla prova, attraverso il conferimento di un incarico di consulenza a titolo gratuito finalizzato a supportare l’Ente nell’attuazione del progetto e nella definizione delle convenzioni necessarie.
Il percorso è proseguito nel 2025 con l’approvazione da parte della Giunta comunale degli schemi di convenzione con il Ministero della Giustizia e il Tribunale di Catania.
Le convenzioni consentono al Comune di mettere a disposizione le proprie strutture per lo svolgimento delle attività previste nell’ambito della messa alla prova. Il percorso viene definito attraverso il raccordo con l’UDEPE di Catania, nell’ambito dei programmi di trattamento predisposti secondo le disposizioni dell’autorità giudiziaria.
Attività non retribuite a favore della città
Le attività potranno riguardare diversi settori di interesse per la città. Dalla tutela del patrimonio ambientale e culturale alla protezione civile, dalla tutela della flora e della fauna alla manutenzione e al decoro del patrimonio pubblico, dei giardini, delle ville e dei parchi. Fino alle attività a supporto della Polizia Municipale. Mansioni, durata e orari saranno individuati in relazione al programma di trattamento e alle disposizioni dell’autorità giudiziaria. Nel rispetto dei diritti e della dignità delle persone coinvolte.
A coordinare le attività per il Comune di Acireale sono la dott.ssa Maria Luisa Giambrone, quale referente amministrativo, e la dott.ssa Maria Augusta Cinti, consulente del sindaco e coordinatrice delle attività. I referenti comunali operano in raccordo con l’ufficio di esecuzione penale esterna, al quale vengono comunicate le informazioni relative allo svolgimento delle prestazioni e all’eventuale andamento del percorso.
«Abbiamo voluto che Acireale offrisse un percorso nel quale la giustizia possa incontrare concretamente la comunità. E ringrazio il direttore dell’UDEPE, la dott.ssa Maria Pia Fontana, per la collaborazione, i dirigenti e i dipendenti dell’Ente, indispensabili per la realizzazione del progetto – dichiara il sindaco Roberto Barbagallo. Il lavoro di pubblica utilità non deve essere letto soltanto come una misura prevista dalla legge, ma come un’opportunità per restituire qualcosa alla collettività. E, allo stesso tempo, per costruire un percorso di responsabilizzazione. Mettere a disposizione della città tempo, impegno e competenze significa dare un valore concreto alla possibilità di ricominciare. E fare della messa alla prova anche un’occasione di crescita e di reinserimento».
Una scelta che coniuga responsabilità individuale e interesse collettivo
Il Comune ha scelto di orientare le attività verso ambiti capaci di produrre un beneficio concreto e riconoscibile per la città. Una scelta che punta a coniugare responsabilità individuale e interesse collettivo, facendo sì che l’impegno richiesto si traduca in un contributo positivo alla comunità.
L’iniziativa rafforza inoltre una collaborazione con il sistema della giustizia che ad Acireale ha già conosciuto esperienze legate al lavoro di pubblica utilità. Con il nuovo percorso, l’Amministrazione consolida questo impegno e lo adegua agli strumenti oggi previsti dall’ordinamento. Creando un ponte tra Comune, autorità giudiziaria e UDEPE di Catania. Affinché la messa alla prova possa tradursi nell’adempimento di una misura, ma anche in un’esperienza concreta di responsabilità e in un beneficio per la città.
«Una città può essere comunità anche quando offre una seconda possibilità – aggiunge il sindaco. È questo il senso che abbiamo voluto dare al progetto: non cancellare la responsabilità, ma trasformarla in un percorso concreto, regolato e utile alla collettività».
