Green governance / Barbuzza: «Il Parco dei Nebrodi, patrimonio da tutelare e motore di sviluppo sostenibile»

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AMBIENTI Parco dei Nebrodi

In vista del seminario Sidri sulla green governance del 12 settembre a Sant’Agata di Militello, il presidente del Parco dei Nebrodi, Domenico Barbuzza, traccia le priorità dell’Ente: tutela della biodiversità, prevenzione, ricerca scientifica, fruibilità del territorio e turismo sostenibile.

“Proteggere la straordinaria biodiversità dei Nebrodi senza separare la tutela ambientale dalle prospettive di sviluppo delle comunità che vivono il territorio”. È attorno a questo principio che il presidente del Parco dei Nebrodi, Domenico Barbuzza, costruisce la propria idea di green governance. Si parla, dunque, di una gestione capace di coniugare conservazione della natura, conoscenza scientifica, attività economiche e partecipazione locale. Una prospettiva in cui il Parco non rappresenta soltanto un patrimonio da preservare ma, in una realtà in divenire, si rivela parte attiva nella costruzione del futuro dell’intero comprensorio.

Domenico Barbuzza presidente Parco dei Nebrodi
Il dott. Domenico Barbuzza, presidente del Parco dei Nebrodi

A fare da cornice a questa riflessione sarà il Seminario di Alta Formazione La green governance delle aree protette tra diritto, storia e scienze sociali”. In programma sabato 12 settembre 2026 al Castello dei Principi Gallego di Sant’Agata di Militello. L’iniziativa, promossa dalla Società Italiana del Dottorato di Ricerca (Sidri), presieduta dal prof. Antonio De Lucia, porterà al centro del confronto il territorio dei Nebrodi e il dialogo tra ricerca, istituzioni e comunità locali.

Il seminario è patrocinato dal Comune di Sant’Agata di Militello, dall’Ente Parco dei Nebrodi, dall’Area Interna Nebrodi e dall’Università degli Studi di Messina. E vede inoltre la collaborazione e la partecipazione delle Università degli Studi di Palermo e Catania, dell’Università Kore di Enna e dell’associazione Polena. Un laboratorio interdisciplinare che guarda proprio al contesto siciliano e ai Nebrodi come osservatorio privilegiato. Per riflettere sugli equilibri tra conservazione ecologica, sviluppo economico e partecipazione delle comunità.

Green governance: superare la contrapposizione tra tutela e sviluppo

È proprio dal rapporto tra conservazione e crescita che prende avvio la riflessione di Barbuzza. Governare oggi un territorio complesso come quello dei Nebrodi significa, secondo il presidente, superare l’idea che tutela ambientale e sviluppo siano obiettivi contrapposti. Riconoscendoli invece come dimensioni complementari di una stessa strategia territoriale.

La sfida consiste nel trovare un equilibrio in cui la protezione del patrimonio naturale possa diventare essa stessa una leva di crescita.
Le risorse ambientali e paesaggistiche si affiancano, così, a quelle agricole e culturali, attraverso il sostegno all’agricoltura sostenibile, al turismo naturalistico e rurale, alle produzioni tipiche e alle filiere locali. Un modello che può tradursi anche in nuove opportunità occupazionali, soprattutto per le giovani generazioni.

Tuttavia, la green governance, nella prospettiva di Barbuzza, richiede anche partecipazione. «Chi vive quotidianamente i Nebrodi deve poter percepire l’area protetta non come un insieme di vincoli, bensì come un patrimonio comune e un’opportunità. Da qui la necessità di mantenere aperto il confronto con Comuni, operatori economici, mondo agricolo e associazioni, attraverso regole chiare e processi decisionali condivisi».

Secondo la visione annunciata, il «Parco assume una funzione più ampia: proteggere la biodiversità e, contemporaneamente, creare le condizioni affinché le comunità possano continuare a vivere, lavorare e costruire il proprio futuro nei Nebrodi».

Dalla prevenzione al monitoraggio scientificoVeduta del Parco dei Nebrodi

«Tutela significa anche conoscere l’evoluzione del territorio e intervenire prima che le criticità si trasformino in emergenze. Dissesto idrogeologico, incendi, modificazioni degli ecosistemi e cambiamenti climatici pongono il Parco di fronte alla necessità di rafforzare progressivamente strumenti di osservazione, prevenzione e controllo».

La particolare conformazione geologica dei Nebrodi rende il dissesto idrogeologico una delle criticità da tenere maggiormente sotto osservazione. «Il monitoraggio dei versanti e dei corsi d’acqua si accompagna alla manutenzione dei boschi, dei sistemi di regimazione delle acque, delle opere di contenimento e degli antichi sistemi di drenaggio».

Sul fronte della biodiversità, assume particolare rilievo la convenzione triennale sottoscritta tra il Parco dei Nebrodi e ISPRA alla fine del 2025. Convenzione finalizzata a rafforzare la conoscenza scientifica degli ecosistemi attraverso protocolli standardizzati.
«Le attività interessano, tra l’altro, funghi e macromiceti, avifauna di interesse conservazionistico e specie come l’aquila reale e il gracchio corallino. Nel 2026 il monitoraggio satellitare GPS/GSM è stato inoltre utilizzato per seguire gli spostamenti di un giovane esemplare di aquila reale nato nel Parco. Consentendo di acquisire informazioni scientifiche utili alla conservazione dei grandi rapaci».

La direzione indicata è quella di una gestione sempre meno soltanto reattiva e sempre più orientata alla prevenzione, attraverso l’integrazione tra osservazione sul campo, tecnologie, telerilevamento, cartografia e sistemi GIS, monitoraggio biologico e manutenzione del territorio.

Biodiversità, habitat e ricerca: le nuove frontiere della tutela

La conoscenza scientifica diventa, dunque, uno degli strumenti centrali per programmare la tutela dei prossimi anni. Alla collaborazione con Ispra si affiancano nuove iniziative rivolte anche a componenti degli ecosistemi meno immediatamente visibili.

«Nel luglio 2026 il Parco ha attivato un accordo con il Consorzio della Banca Vivente del Germoplasma dei Nebrodi e con un’associazione micologica per individuare e censire le aree vocate alla presenza dei tartufi, tutelare le tartufaie e le specie micologiche minacciate e sviluppare attività di divulgazione scientifica. Un ulteriore fronte riguarda la Rete Natura 2000 e l’aggiornamento delle misure di conservazione dei siti di maggiore interesse comunitario. A questo si aggiunge l’attenzione alla fauna selvatica e ai grandi rapaci, attraverso attività di monitoraggio e recupero delle specie».

Le priorità indicate dal presidente convergono, de facto, verso una concezione della tutela sempre più attiv. Conoscere la biodiversità, monitorare flora, fauna e habitat, recuperare gli ecosistemi degradati, rafforzare la conservazione delle aree Natura 2000 e collegare la protezione della natura a un modello sostenibile di sviluppo.

Un Parco da conoscere e vivere

Avifauna del Parco dei Nebrodi
Avifauna del Parco dei Nebrodi

La conservazione, tuttavia, non può prescindere dalla possibilità di conoscere il territorio. Per Barbuzza, rendere fruibile il Parco significa «intervenire sulla manutenzione e sulla sicurezza dei sentieri, migliorare la segnaletica e i punti di accesso e fornire al visitatore gli strumenti necessari per comprendere il patrimonio naturalistico e paesaggistico. L’obiettivo non è semplicemente aumentare il numero delle presenze, ma favorire una scoperta consapevole e rispettosa dei luoghi. Sentieri curati e adeguatamente segnalati possono incentivare la mobilità a piedi, distribuire meglio i flussi e favorire una permanenza più lunga dei visitatori nelle comunità locali. È qui che il turismo lento e sostenibile incontra la funzione stessa dell’area protetta. Il Parco può diventare non soltanto uno spazio da salvaguardare. Ma un territorio da vivere e conoscere, facendo della tutela una componente della stessa esperienza turistica».

Le Regie Trazzere, infrastrutture verdi tra storia e futuro

Tra i percorsi che attraversano i Nebrodi, un valore particolare assume la rete delle Regie Trazzere. Testimonianza dei collegamenti che per secoli hanno unito l’entroterra alla costa e accompagnato la transumanza e le attività agricole.

«La situazione attuale è eterogenea. Alcuni tracciati rimangono leggibili e conservano un significativo valore paesaggistico. Altri risultano degradati, erosi, interrotti, trasformati in strade carrabili o interessati da usi che ne hanno progressivamente compromesso la riconoscibilità».

Ma le Trazzere, nella prospettiva delineata da Barbuzza, non sono semplicemente “strade vecchie”. Il loro valore è contemporaneamente storico e contemporaneo: testimonianze del rapporto secolare tra comunità e territorio, possono oggi essere reinterpretate come vere «infrastrutture verdi, utilizzabili per escursionismo, trekking, ciclabilità e turismo rurale. Un esempio concreto è il Sentiero delle Sorgenti, che utilizza una vecchia Trazzera Regia, un tempo percorsa dagli allevatori durante la transumanza e attraversa pascoli e faggete. Anche il Sentiero Italia Cai, unitamente ad altre realtà di interesse nazionale, regionale o persino locale, percorre la dorsale dei Nebrodi, rafforzando le potenzialità di una rete escursionistica capace di unire paesaggio, storia e mobilità lenta».

Dalla tutela vincolistica a una gestione attiva del territorio

La prospettiva tracciata da Barbuzza restituisce così l’immagine di un Parco nel quale «conservazione, ricerca e sviluppo sostenibile possono diventare parti di ununica strategia. La protezione della biodiversità rimane il punto di partenza. Ma ad essa si affiancano conoscenza scientifica, prevenzione, recupero degli habitat, fruibilità e coinvolgimento delle comunità».

Si afferma, invero, una precisa direttrice: «il passaggio da una concezione prevalentemente “vincolistica della tutela a una gestione attiva del patrimonio naturale, nella quale istituzioni, ricerca, imprese e cittadini possano concorrere alla costruzione di un equilibrio duraturo».

Ed è proprio su questo terreno che il pensiero del presidente del Parco incontra il tema del seminario del 12 settembre: fare della green governance, non solum una categoria di studio, sed etiam uno strumento attraverso il quale proteggere i Nebrodi. E, nello stesso tempo, creare le condizioni affinché chi li abita possa continuare a viverli e costruirvi il proprio futuro.

 

Luisa Trovato