Vini di coooperativa / La sfida e il ruolo di Cantine Birgi

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Vini delle cooperative Feudo Stagnone e Birgi

L’universo del vino italiano sta vivendo una fase di profonda trasformazione, in cui il cambiamento climatico e le mutate esigenze dei mercati internazionali impongono nuove strategie di resilienza. Tra i modelli produttivi del Paese, quello delle cooperative vitivinicole sta emergendo come un inaspettato fulcro di innovazione, stabilità e sostenibilità. Sebbene in passato le realtà collettive abbiano sofferto di ingiustificati pregiudizi legati alla produzione di massa, oggi rappresentano circa il 60% dell’uva trasformata in Italia, con 459 cooperative che uniscono 136.000 soci viticoltori e generano un fatturato di 6,4 miliardi di euro.

Giusy Andreacchio
Giusy Andreacchio (A sin.) consulente per l’esportazione ed esperta di vini

I dati emersi durante la recente masterclass sulle cooperative italiane a Londra, organizzata e condotta dalla wine expert Giusy Andreacchio testimoniano il peso strategico di questo comparto. Su un totale di 860 milioni di sterline di vino italiano venduto nel Regno Unito, circa 300 milioni sono infatti riconducibili a cantine cooperative.

Molti vini di cooperativa arrivano ai consumatori del Regno Unito attraverso le etichette dei supermercati, rendendo il produttore del tutto invisibile agli acquirenti. Mentre altre bottiglie evitano di solito di riportare la parola “cooperativa” sull’etichetta. Questo fenomeno alimenta una vera e propria “lacuna nella narrazione” e contribuisce a mantenere in ombra il valore di queste realtà.

In Italia, sottolinea Vincenzo Aleterna, responsabile export di Cantine Birgi in Sicilia, i pregiudizi verso il vino di cooperativa rimangono elevati proprio sul mercato interno italiano. Molti consumatori tendono ad associare la cooperazione a una qualità standardizzata, ma la realtà descritta dai protagonisti del settore mostra una prospettiva del tutto opposta.

Vincenzo Aleterna
Vincenzo Aleterna, responsabile export di Cantine Birgi in Sicilia

Presso Cantine Birgi, la sostenibilità viene declinata anzitutto nella sua dimensione sociale e comunitaria. Situata nella zona settentrionale di Marsala, la cooperativa rappresenta un vero e proprio “progetto sociale” che coinvolge attivamente le famiglie del territorio. Sia nei vigneti che all’interno della struttura produttiva.

Una storia con radici nel 1960, guidata oggi dal presidente, nipote di uno dei dieci soci fondatori. La cantina affianca alla tradizione un approccio manageriale moderno. Guidato da una nuova generazione di professionisti attenti alla promozione dei valori di solidarietà sui mercati internazionali, puntando sulla qualità del prodotto finale, pilastro fondamentale.

Un fattore determinante per le aziende più dinamiche è rappresentato dal controllo totale della filiera tramite linee d’imbottigliamento di proprietà. In questo contesto, Birgi ha effettuato un investimento di circa 1 milione di euro per dotarsi di un sistema di imbottigliamento ad alta velocità. Garantendo la massima precisione tecnica e preservando le caratteristiche organolettiche dei propri vini.

La solidità del modello cooperativo si riflette direttamente nel calice. Tra le etichette di spicco di Cantine Birgi si segnalano: Feudo Stagnone, Grillo Riserva, Sicilia DOC 2023. Un vino da uve 100% Grillo, caratterizzato da spiccate note di scorza di limone, pompelmo ed erbe della macchia mediterranea. Al palato offre una struttura corposa, vibrante e un finale sapido che richiama la vicinanza al mare. Kinisia Rosso Riserva, Sicilia DOC 2020: un blend strutturato di Nero d’Avola, Perricone e Cabernet Sauvignon al profumo di ciliegia nera, frutti scuri maturi, erbe selvatiche e sfumature speziate. Dal gusto avvolgente e generoso, con tannini vellutati e un finale fresco e di grande armonia.

In un’epoca in cui la frammentazione agricola rischia di soccombere di fronte alle sfide climatiche ed economiche, realtà come Cantine Birgi dimostrano che la cooperazione è la risposta chiave per coniugare redditività dei coltivatori, tutela del territorio ed eccellenza enologica.


Giusy Giacone