Francesco Pio Leonardi (nella foto sotto), docente e collaboratore di Filosofia morale presso l’Università degli Studi di Catania, durante l’Assemblea diocesana dell’AC del 19 e 20 settembre ad Acireale, ha approfondito l’Icona biblica scelta per l’Anno Associativo 2026-2027. Il tema è incentrato sul celebre passo evangelico “vino nuovo in otri nuovi”. Attraverso la lettura puntuale di Marco 2, 18-22, il relatore ha invitato la comunità associativa a interrogarsi sul significato profondo del digiuno e sulla radicale novità portata da Gesù. Nel brano proposto, infatti, le domande dei farisei sulle pratiche di penitenza offrono l’occasione per mostrare un modo nuovo di vivere. Gesù invita apertamente a superare i vecchi schemi religiosi per riscoprire il senso autentico del legame con Dio. In questo modo ogni credente rinnova la propria vita interiore con grande entusiasmo e rinnovata speranza.
Il contesto evangelico di Marco nella riflessione di Leonardi per l’Assemblea diocesana dell’AC di Acireale
Il passaggio analizzato appartiene al secondo capitolo del Vangelo di Marco, dove la discussione sul digiuno si inserisce all’interno di una serie di tre serrati confronti avvenuti a Cafarnao. In questo contesto, i capi religiosi locali mostrano forte stupore e accesa contrarietà davanti alle scelte rivoluzionarie del Maestro. L’autorità divina di Gesù scardina infatti le certezze spirituali e le consuetudini ben consolidate del tempo. I tre distinti loghia, ossia i detti memorabili pronunciati dal Maestro, prendono il via dalle continue domande inquisitorie che i farisei e gli scribi rivolgono riguardo le scelte dei discepoli. Rispondendo con grande decisione a tali accuse, Gesù comincia a rivelare la propria identità di Figlio dell’Uomo, spiegando che la sua missione non vuole distruggere la tradizione sacra del popolo. Il Maestro intende invece riportare ogni cosa alla sua verità originale e profonda, troppo spesso oscurata dalle sole abitudini esteriori.
Identità e appartenenza oltre la semplice prassi del digiuno 
Anche se la discussione parte dal tema del digiuno, la questione principale riguarda l’identità e l’appartenenza credente. Per il popolo ebraico, la penitenza serviva a ricordare che ogni desiderio deve far capo all’unico Signore della vita. Mettere in discussione queste abitudini consolidate significava toccava nel profondo le basi della coscienza religiosa del popolo eletto. Per questo motivo, il gesto compiuto da Gesù crea un grandissimo scalpore tra le autorità e i fedeli presenti. Egli decide di sfidare pratiche sociali e sacre che l’intera comunità considerava del tutto immutabili. Pochi versi prima, durante la guarigione del paralitico, era emersa chiaramente la pretesa di Gesù di essere il Messia, creando una forte tensione con le regole tradizionali. La sua risposta spiega però che la fede non può ridursi al semplice rispetto di una regola formale. La vita spirituale richiede invece una partecipazione sincera, capace di rinnovare costantemente la vita interiore dei fedeli.
I rischi del formalismo nella vita dell’Azione Cattolica contemporanea
La convinzione che l’organizzazione e le regole formali bastino a definire una comunità è presente ancora oggi nella Chiesa e nell’Azione Cattolica. Spesso si pensa che la sola iscrizione o il continuo svolgimento delle solite attività siano sufficienti a mantenere viva un’associazione. Questo modo di pensare rischia di generare delusione tra i soci, che avvertono un senso di insoddisfazione sia per la qualità della propria testimonianza sia per il calo delle presenze. Valutare il successo dei progetti comunitari solo attraverso i numeri rappresenta un rischio molto grande. Si rischia infatti di cadere in un pessimismo del tutto sterile che paralizza ogni energia. In realtà, la forza del cammino associativo dipende dalla capacità di lasciarsi guidare dal Vangelo. D’altra parte bisogna evitare di scambiare le strutture e gli strumenti organizzativi con l’essenza vera della missione cristiana.
La metafora del vino e degli otri per affrontare il nuovo anno associativo
Per superare il formalismo, l’insegnamento di Gesù utilizza la metafora del vino e degli otri. Il Vangelo rappresenta il vino nuovo, portatore di una carica viva che trasforma l’esistenza. Questo messaggio dirompente non può assolutamente trovare spazio dentro gli otri vecchi della tradizione. Le strutture rigide e le abitudini prive di entusiasmo spezzerebbero inevitabilmente il contenitore ormai consumato.La preziosa novità portata da Cristo andrebbe così perduta per sempre a causa della nostra ostinazione. Come evidenziato da Francesco Pio Leonardi, l’Azione Cattolica è chiamata a costruire “otri nuovi”, cioè delle organizzazioni modellate interamente sul Vangelo. In conclusione, la riflessione tenuta da Francesco Pio Leonardi durante l’Assemblea diocesana indica la strada per il nuovo anno: la vitalità della comunità non nasce dalla perfezione delle proprie strutture, ma dalla disponibilità a lasciarsi continuamente trasformare dalla presenza viva di Cristo, accettando i limiti personali per testimoniare con fiducia il messaggio evangelico nella vita quotidiana.
A cura dell’Azione Cattolica Diocesana
