Si è svolta nei giorni 19 e 20 settembre nei locali di San Biagio ad Acireale l’assemblea diocesana dell’AC. L’incontro ha inaugurato il nuovo anno sul tema “Vino nuovo in otri nuovi”. Dopo la preghiera guidata da don Orazio Barbarino, la presidente Cetta Vecchio ha aperto i lavori riflettendo sui motivi dell’adesione associativa. In seguito si è tenuto l’approfondimento biblico di Francesco Pio Leonardi, incaricato dell’AC diocesana per la formazione, e la testimonianza di Dalila Ardito, Consigliera Nazionale ACI. Ogg, l’associazione conta 42 realtà parrocchiali in 15 comuni su 18, registrando un trend in crescita. I partecipanti hanno analizzato sia i frutti del laboratorio del 21 febbraio, sia le prospettive future attraverso tre gruppi di lavoro dedicati a ragazzi, giovani e adulti. L’appuntamento ha così tracciato le linee guida per un discernimento laicale aperto alle reali esigenze del territorio acese.
Gratuità del servizio e rischi da evitare della vita associativa

La presidente Cetta Vecchio ha sottolineato come la vita associativa all’interno dell’Azione Cattolica sia un servizio gratuito la cui sussistenza va oltre gli sforzi personali. Tuttavia possono emergere alcune insidie. Tra queste figurano la ricerca del successo personale e l’uso degli incarichi per esercitare potere o cercare visibilità. Altri rischi riguardano l’incapacità di cercare la pace nei conflitti, l’isolamento della parrocchia rispetto alla diocesi o il ritenersi indispensabili anziché fare un passo indietro.
L’antidoto consiste nel promuovere esperienze di qualità ed evitare di ridurre l’assemblea a un adempimento burocratico. Sarebbe necessario superare i personalismi parrocchiali, valorizzando giovani e anziani entro una visione storica e territoriale più ampia. Come ha ricordato la presidente, ai soci spetta il compito pratico di ”riempire le giare fino all’orlo” con il massimo impegno. Spetta, invece, al Signore il compito più grande di trasformare l’acqua in vino.
Relazioni autentiche e corresponsabilità 
Nel suo intervento, Dalila Ardito si è soffermata sull’otre che si modella ricevendo il vino nuovo attraverso le relazioni quotidiane, invitando a mettere al centro la persona prima di progetti e regolamenti. Occorre rifiutare la presenza superficiale o l’ansia di documentare gli eventi, scegliendo invece l’ascolto e l’accoglienza. Ai giovani si chiede di sollecitare adulti autentici e di non essere “amministratori di paure ma imprenditori di sogni”, come affermato da Papa Francesco a Lisbona. La formazione è un processo vivente che unisce fede ed esistenza, nutrendosi di quella passione intesa da Giuseppe Notarstefano come “pienezza ed eccedenza di amore”. La missionarietà va oltre i ruoli e i titoli: ogni battezzato è chiamato a dare il suo contributo per portare il Vangelo nei contesti attuali. Interiorità, fraternità, responsabilità ed ecclesialità costituiscono i quattro punti cardinali per formare coscienze laicali mature.
Il riferimento al Vangelo di Marco di Francesco Pio Leonardi
L’intervento formativo di Francesco Pio Leonardi ha approfondito il capitolo del Vangelo di Marco sul vino nuovo in otri nuovi. Nel testo Gesù, rispondendo alle polemiche sollevate dai farisei sulla pratica del digiuno, non critica una semplice regola, ma mette in discussione un’idea rigida e formale di appartenenza. Anche oggi, all’interno dell’Azione Cattolica e della Chiesa, si corre il rischio di credere che bastino la tessera, la burocrazia o la solita routine pastorale per sentirsi una comunità viva. Questa mentalità finisce per generare ansia quando i numeri calano e frustrazione quando la testimonianza sembra poco incisiva. Gesù ribalta questa prospettiva spiegando che gli invitati a nozze non possono digiunare finché lo sposo è con loro. L’attenzione non deve concentrarsi sui nostri sforzi o sulle nostre capacità, ma sulla presenza viva di Cristo, ricordando che i regolamenti restano semplici strumenti.
Assemblea Diocesana Ac Acireale/ Laboratori e prospettive per l’anno 2026-2027
Per tradurre la novità del Vangelo in scelte concrete, tre gruppi dell’assemblea hanno tracciato le proprie attività annuali. L’ACR ha proposto l’Accademia del fumetto con lo slogan “Wow, che tratto!”, insegnando ai ragazzi a esprimere la propria unicità. I giovani hanno mappato le parrocchie per costruire nuove relazioni con i gruppi mancanti, mentre gli adulti hanno scelto il testo “Di parola” per superare la solita routine del “si è sempre fatto così”. Tutte queste iniziative pratiche condividono lo stesso obiettivo profondo: evitare cambiamenti di facciata e rincorrere mode passeggere, permettendo invece a ciascun settore di riscoprire il significato di ciò che fa. In questo modo la programmazione dei laboratori diventa un vero cammino di conversione del cuore, capace di far germogliare ogni giorno nella storia risposte concrete, speranza viva e un futuro condiviso per l’associazione.
A cura del Consiglio diocesano di AC

