Fildis Catania / Convegno su “Come dire no alla violenza contro le donne”

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Stop alla violenza

Dire “no” alla violenza significa certamente contrastarla quando si manifesta, ma significa, prima ancora, imparare a riconoscerne i segnali, intervenire sui modelli culturali e relazionali che possono alimentarla. E costruire, soprattutto tra le nuove generazioni, una cultura fondata sul rispetto, sull’ascolto e sulla libertà dell’altro.

Nasce da queste premesse il convegno “Come dire NO alla violenza contro le donne e tra i giovani”, promosso da Fildis Catania, in  compartecipazione con il Comune di Catania, che ha concesso il proprio patrocinio all’evento formativo e sta collaborando attivamente anche al coinvolgimento degli istituti scolastici cittadini.

L’appuntamento è fissato per mercoledì 28 ottobre, alle ore 10, al Palazzo della Cultura di Catania, nella Sala Concetto Marchesi, in via Vittorio Emanuele 119. L’iniziativa intende veicolare un messaggio preciso: la prevenzione degli episodi di violenza contro le donne e tra i giovani deve passare attraverso un’azione educativa capace di coinvolgere non soltanto le istituzioni e gli specialisti, ma anche la scuola, le famiglie e l’intera comunità.

Ad introdurre i lavori sarà la presidente di Fildis Catania, Nella Inserra. In scaletta, sono previsti i seguenti saluti istituzionali: sindaco di Catania, avv. Enrico Trantino, assessore alle Pari Opportunità, avv. Viviana Lombardo, e assessore alla Pubblica Istruzione, dott. Andrea Cesare Guzzardi. A moderare l’incontro sarà la dott.ssa Caterina Aiello, già procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Catania. Locandina Come dire no alla violenza

La giornata si inserisce nel percorso che Fildis Catania porta avanti attraverso iniziative dedicate alla cultura della consapevolezza, alle pari opportunità e al rispetto della persona. Un cammino già sviluppato lo scorso anno con un incontro dedicato alla violenza assistita e ai cosiddetti “bambini invisibili”. Bambini e ragazzi che, pur non essendo necessariamente destinatari diretti delle aggressioni, crescono in contesti familiari segnati dalla violenza e dalle sue conseguenze.

Violenza contro le donne / Educare i giovani alla prevenzione

Con il nuovo appuntamento l’angolazione si amplia. Parlare di violenza contro le donne e di violenza tra i giovani significa, infatti, non fermarsi all’episodio quando questo si è già consumato, ma interrogarsi su ciò che viene prima. Significa comprendere i modelli culturali che influenzano i comportamenti, riflettere sul modo in cui vengono costruite e vissute le relazioni, prestare attenzione al linguaggio e all’educazione affettiva. Significa, ancora, imparare a riconoscere la prevaricazione e non accettarla come una componente normale delle relazioni. Proprio la presenza delle scolaresche assume, in questa prospettiva, un significato centrale. Investire sui giovani significa investire nella prevenzione. Educando al rispetto dell’altro, alla parità, alla libertà e alla capacità di affrontare relazioni e conflitti senza lasciare spazio alla sopraffazione. Scuola e famiglia diventano così parti di una rete che comprende istituzioni, associazioni e realtà impegnate quotidianamente sul territorio.

Ed è agli studenti che sarà rivolto anche uno dei messaggi più diretti della giornata: parlare, confrontarsi, non chiudersi nel silenzio.
>Di fronte a un comportamento che genera disagio, confonde o appare sbagliato, diventa fondamentale cercare il dialogo con gli adulti di riferimento, a partire dai genitori e dagli insegnanti. Comunicare le proprie emozioni, le paure e le difficoltà e chiedere ascolto o aiuto rappresentano strumenti essenziali per non affrontare da soli situazioni che possono provocare sofferenza.

Esortare i giovani a cercare il dialogo e il confronto

Prof Nella Inserra
Prof.ssa Nella Inserra

È proprio alle nuove generazioni, a ragazze e ragazzi, che la presidente Nella Inserra rivolge, dunque, un’accorata esortazione. «Non abbiate paura di parlare e di confrontarvi. Fatelo tra di voi, ma cercate sempre anche il dialogo con gli adulti di cui vi fidate. Con i vostri genitori, con gli insegnanti, con le persone che sentite vicine e capaci di ascoltarvi. Quando qualcosa vi mette a disagio, quando un comportamento vi ferisce, vi confonde o vi sembra sbagliato, non chiudetevi nel silenzio. E non abbiate timore di raccontare ciò che provate, anche quando si tratta di emozioni o sentimenti nuovi, difficili da comprendere o persino da esprimere.»

L’invito della presidente si fa ancora più diretto quando richiama l’importanza di imparare a comunicare e a dare un nome a ciò che si prova. «Aprirsi significa anche questo: imparare a comunicare. Significa dare un nome alle proprie emozioni, alle paure, ai dubbi.
Significa comprendere che chiedere ascolto o aiuto non è un segno di debolezza. Bensì può essere il primo passo per affrontare ciò che ci fa stare male. Per questo, cari ragazzi, vi invito a non rimanere soli davanti a ciò che non riuscite a capire o che vi fa soffrire. Parlate, chiedete, cercate chi sappia ascoltarvi. Perché è anche attraverso il dialogo che impariamo a conoscere noi stessi e gli altri, a rispettare i confini e la libertà di ciascuno. E, soprattutto, a comprendere che voler bene a qualcuno non significa mai possederlo, controllarlo o limitarne la libertà”.

Violenza contro le donne / Gli interventi dei relatori

A offrire differenti chiavi di lettura del fenomeno sarà un gruppo di relatori provenienti da ambiti professionali diversi. Il prof. Francesco Pira, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Messina, porterà il contributo della sociologia e della comunicazione. Con particolare attenzione alle dinamiche che interessano adolescenti, nuove tecnologie e piattaforme digitali.
Il suo percorso di ricerca comprende, infatti, lo studio della comunicazione digitale, della media education e dei fenomeni di violenza giovanile, affiancato da un’intensa attività formativa rivolta a studenti, docenti e famiglie.

Sul versante della prevenzione e della tutela interverrà il dott. Salvatore Montemagno, primo dirigente della Polizia di Stato, con l’esperienza maturata nell’ambito della Divisione Anticrimine della Questura di Catania. Il confronto consentirà di soffermarsi anche sugli strumenti di prevenzione, sulla violenza di genere, sul bullismo e sulla protezione dei minori e delle vittime vulnerabili.
La dimensione psicologica sarà affrontata dalla dott.ssa Maria Costanzo, psicologa e psicoterapeuta, con particolare attenzione alle problematiche che possono emergere tra i giovani. Cioè il rifiuto, la difficoltà nel riconoscere il limite posto dall’altro, la frustrazione e la necessità di educare al rispetto di quel “no” che, all’interno di ogni relazione, deve essere riconosciuto e accettato.Orsetto e fiore contro al violenza

Completerà il quadro la dott.ssa Carmen Bosco, psicologa e psicoterapeuta dell’Associazione Thamaia, impegnata nell’attività del Centro Antiviolenza e nella formazione degli operatori del territorio. La sua esperienza permetterà di portare al “centro del confronto” il lavoro concreto dei centri antiviolenza, l’ascolto e il sostegno delle vittime e la complessità delle conseguenze prodotte dalla violenza anche sui figli. Inoltre, Bosco è coordinatrice regionale del progetto “Respiro”, dedicato al sostegno degli orfani di femminicidio.

Prospettive diverse, ecco l’azione trasversale sociologica, educativa, psicologica, istituzionale e maturata direttamente sul campo confluire nella domanda che dà il titolo alla giornata: come si dice davvero “NO” alla violenza?

Infine, secondo la presidente Inserra: «Una risposta passa necessariamente dalla conoscenza, dall’educazione, dall’ascolto e dal dialogo. Ma anche dalla capacità di costruire una rete stabile tra cittadini, famiglie, scuola, istituzioni e associazioni. Perché contrastare la violenza non significa soltanto intervenire quando si manifesta. Significa contribuire a creare una cultura nella quale essa non trovi giustificazione, indifferenza o silenzio».

Il convegno si concluderà con un momento di confronto e dibattito, offrendo anche agli studenti presenti l’opportunità di partecipare a una riflessione che vuole andare oltre la singola giornata e trasformare conoscenza e consapevolezza in strumenti concreti di prevenzione.

Luisa Trovato