Acireale / La Cattedrale accoglierà le spoglie mortali del vescovo monsignor Vigo

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Monsignor Pio Vigo

Lunedi prossimo, 19 ottobre, la Basilica Cattedrale di Acireale, a cinque anni dalla morte, accoglierà le spoglie mortali di Monsignor Pio Vittorio Vigo, Arcivescovo, X Vescovo di Acireale. Le spoglie saranno tumulate nella neo costruita cappella dei Vescovi defunti.

Con questo gesto, annunciato dal nostro Vescovo nel giorno del suo funerale, la Diocesi tributa l’attestato di gratitudine e del proprio affetto a colui che, dal 2002 al 2011, ha retto – con autorevole dolcezza o meglio in simplicitate cordis – la Diocesi acese.

Tanti di noi ricordano Monsignor Vigo. Vorrei, in questo scritto, evidenziare alcuni tratti caratteristici che ogni giorno mi ripeto. E che tento (non sempre con successo) di emulare nell’esercizio del mio ministero.

Innanzitutto, il suo essere un uomo di Dio, profondamente innamorato del suo ministero. La quotidiana familiarità con la preghiera, l’ascolto attento della Parola di Dio, la celebrazione dell’eucarestia, la tenera devozione alla Madonna, lo plasmavano così tanto, da far trasparire nei suoi gesti e nelle sue parole questa intimità con il Signore.
Da qui i ripetuti appelli a sacerdoti e laici, di vivere la vita di comunione con il Signore e il richiamo costante alla santità quale meta da conseguire per una vita pienamente realizzata. monsignor Vigo

A tal proposito mi sovvengono spesso le ultime parole da lui dette al telefono. Era il Giovedì Santo del 2021 (qualche settimana prima della sua morte), mentre andavo in Cattedrale per la messa crismale (durante la quale avremmo dovuto festeggiare i suoi quarant’anni di episcopato) volli chiamarlo, sapendo che le sue condizioni di salute non erano delle migliori ed era ricoverato in clinica a Verona.
Gli dissi: “Lei eccellenza tante volte ha partecipato e presieduto la messa crismale, oggi lo fa con la preghiera e l’offerta della sofferenza”. Egli, con una pacatezza assoluta, mi rispose dicendo: “si soffre, si offre e si attende”.
Da quelle parole intuì che la sua piena conformazione a Cristo stava per completarsi e, come aveva scritto in una poesia, “morire è l’unica arte di amare”.

Monsignor Vigo era una persona profondamente buona. Come scrive San Tommaso D’Aquino, “la bontà non è una semplice qualità accessoria o un’opinione soggettiva, ma un trascendentale dell’essere”. La sua bontà, pertanto, scaturiva dal suo intimo legame con il Pastore buono che offre la vita per le sue pecore (Gv 10). Di questa bontà credo che tanti abbiamo beneficiato e approfittato durante gli anni del suo ministero episcopale. Per questa bontà ha dovuto pagare pegni e umiliazioni impensabili, accettati sempre in assoluta obbedienza e con serenità di spirito.

L’ultima caratteristica che vorrei evidenziare è la sua carica umana che sapeva trasmettere. Il monito paolino: “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12,15), trovava in lui la piena incarnazione. Sapeva trasmettere, con il suo sorriso – talvolta irrefrenabile – la gioia di una vita interamente donata e condivisa. Così come era capace – senza nascondersi – di esprimere con le lacrime la compartecipazione al dolore, alla sofferenza, alla morte, alle situazioni di disagio. Ricordo, in una delle nostre esperienze missionarie in Brasile, il suo volto rigato di lacrime mentre visitavamo una favela. Quella povertà estrema gli toccava il cuore.

Con il gesto della sepoltura nella nostra chiesa Cattedrale, la Diocesi fa sue le parole dell’autore della lettera agli Ebrei: “Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede” (eb 13, 7) e rende onore al padre, fratello e amico (così il Concilio definisce il vescovo), che per quasi un decennio ha guidato con amore la Diocesi acese.
Bentornato a casa, venerata eccellenza, riposi in pace tra queste sacre mura a Lei tanto care.

Don Roberto Strano