Il Catania si ferma proprio nel momento in cui sembrava aver trovato continuità di risultati e convinzione nei propri mezzi. Al Viviani di Potenza, nello scontro diretto con la capolista del girone C di Serie C, i rossazzurri vengono sconfitti per 2-1 al termine di una gara intensa, segnata da episodi discussi e da una prestazione che ha messo in evidenza alcune fragilità della formazione allenata da Emilio Longo.
Il risultato interrompe la serie di tre successi consecutivi contro Casertana, Crotone e Altamura e soprattutto modifica sensibilmente la prospettiva della classifica. Il Potenza consolida il primato e sale a 25 punti, mentre il Catania rimane fermo a quota 16, con un distacco di nove lunghezze che, pur in una stagione ancora lunga, comincia ad assumere un peso significativo.
La sfida arrivava dopo giorni di crescente entusiasmo nell’ambiente rossazzurro. Il netto successo per 3-0 sul campo dell’Altamura aveva confermato i progressi della squadra, capace di andare a segno con Coda, Insigne e Cabianca e di mostrare una maggiore efficacia offensiva. Lo stesso Longo, tuttavia, aveva mantenuto un atteggiamento prudente, sottolineando come la squadra dovesse migliorare nella gestione delle situazioni di gioco e nella capacità di sfruttare le occasioni create. Osservazioni che, alla luce di quanto accaduto a Potenza, acquistano un significato ancora più evidente.
Una partenza in salita e un Potenza più incisivo
La partita si mette subito male per gli etnei. Dopo appena due minuti Dini è costretto a intervenire su Selleri, anticipando quello che diventerà uno dei temi ricorrenti dell’incontro: la capacità dei padroni di casa di arrivare rapidamente alla conclusione, sfruttando gli spazi lasciati dalla difesa rossazzurra. Sul calcio d’angolo successivo, al 3′, Ghisolfi trova il colpo di testa vincente sul traversone di D’Auria e porta immediatamente avanti il Potenza.
Il gol condiziona l’andamento della gara. Il Catania prova a riorganizzarsi attraverso il consueto 3-4-2-1, affidandosi alla qualità di Insigne e Cicerelli alle spalle di Coda, ma fatica a trovare continuità nella manovra. Il Potenza di Ivan Tisci, disposto con un 4-3-3 offensivo, mostra invece maggiore aggressività e una buona capacità di accompagnare l’azione con diversi giocatori. Non è casuale che la formazione lucana sia arrivata alla sfida con dodici marcatori differenti: un dato che racconta la varietà delle soluzioni offensive e la distribuzione delle responsabilità realizzative.
Al 19′ Dini deve intervenire su Ghisolfi, mentre il Catania cerca progressivamente di guadagnare campo. Al 36′ arriva l’episodio che avrebbe potuto cambiare la partita: Cicerelli realizza una splendida rete al volo, ma dopo la revisione al Football Video Support l’arbitro Francesco Zago annulla la marcatura. La decisione provoca le proteste della panchina rossazzurra e l’ammonizione di Longo.
Prima dell’intervallo è però ancora il Potenza a sfiorare il gol. D’Auria supera Dini con una conclusione destinata in rete, ma Cabianca interviene in scivolata sulla linea e salva il Catania dal raddoppio.
Il rigore di Castorani e la reazione tardiva
Nella ripresa il Catania prova ad aumentare la pressione, ma è ancora il Potenza a costruire le occasioni più pericolose. Selleri si presenta davanti a Dini al 48′, trovando la risposta del portiere rossazzurro, che pochi minuti dopo si ripete su una conclusione ravvicinata dello stesso attaccante. Interventi decisivi per mantenere aperto l’incontro, ma anche indicativi delle difficoltà incontrate dalla squadra di Longo nel contenere le iniziative avversarie.
Il tecnico prova a cambiare qualcosa inserendo Lunetta e Torrasi al posto di Masciangelo e Quaini. Poco dopo, al 63′, arriva l’episodio del raddoppio: durante un calcio d’angolo, Bruzzaniti trattiene Loiacono in area. Il Potenza richiede la revisione attraverso il FVS e l’arbitro, dopo aver esaminato le immagini, assegna il calcio di rigore. Dal dischetto Castorani non sbaglia e al 66′ firma il 2-0.
Longo risponde inserendo Caturano e Cavuoti per Coda e Cicerelli, cercando maggiore presenza offensiva. Il Potenza continua però a trovare spazi, soprattutto nelle ripartenze, e al 71′ D’Auria sfiora la terza rete.
Soltanto nel finale il Catania riesce ad aumentare concretamente la propria pericolosità. All’89’ Cavuoti trova la rete con una precisa conclusione dal limite, ma il gol viene annullato dopo la verifica per una posizione irregolare di Caturano, giudicato parte attiva dell’azione. Nei minuti di recupero è Allegretto, con una conclusione al volo in girata, a realizzare il 2-1 che riaccende le speranze rossazzurre.
Il Catania tenta l’assalto finale e al 96′ Longo richiede un’ulteriore revisione per un possibile calcio di rigore, ma anche in questo caso la decisione di campo viene confermata. Dopo dodici minuti di recupero, il fischio finale sancisce la vittoria del Potenza.
Una sconfitta che va oltre gli episodi arbitrali
La partita del Viviani lascia inevitabilmente spazio alla discussione sugli episodi arbitrali, in particolare per le due reti annullate al Catania e per le richieste di revisione avanzate dalle panchine. Sarebbe tuttavia riduttivo spiegare la sconfitta esclusivamente attraverso queste decisioni.
Il Potenza ha dimostrato maggiore capacità di aggredire la partita fin dall’inizio, ha costruito diverse occasioni importanti e ha costretto Dini a interventi determinanti. Il Catania, al contrario, ha alternato momenti di buona qualità tecnica a fasi nelle quali è apparso troppo vulnerabile, soprattutto quando gli avversari hanno attaccato rapidamente gli spazi.
Il problema riguarda anche l’approccio alla gara. Subire un gol dopo appena tre minuti, in uno scontro diretto contro la capolista e in uno stadio particolarmente caldo, significa dover modificare immediatamente il piano tattico preparato durante la settimana. Una squadra che ambisce al primato deve però dimostrare di saper affrontare anche queste situazioni, senza perdere equilibrio e lucidità.
Le tre vittorie precedenti avevano restituito entusiasmo all’ambiente, ma il confronto con il Potenza ha mostrato che il percorso di crescita non può considerarsi completato. La qualità dei singoli non manca, come dimostrano le giocate di Cicerelli e la reazione nel finale, ma serve maggiore continuità collettiva, soprattutto nella fase difensiva e nella gestione delle transizioni.
Nove punti dalla vetta, ma il campionato resta aperto
La sconfitta lascia il Catania a nove punti dal Potenza dopo dieci giornate. È un distacco importante, anche perché maturato contro una diretta concorrente, ma non ancora decisivo per le sorti del campionato.
La squadra di Longo ha dimostrato nelle settimane precedenti di possedere risorse tecniche e caratteriali per recuperare terreno. La vittoria in rimonta contro il Crotone e il successo netto di Altamura avevano evidenziato progressi nella capacità di finalizzare e nella gestione della manovra. A Potenza, tuttavia, è mancata soprattutto la capacità di imporre il proprio gioco nei momenti determinanti.
Il tecnico dovrà lavorare sull’equilibrio tra i reparti, sulla protezione della difesa e sulla capacità di affrontare avversari che dispongono di un’organizzazione offensiva consolidata. La presenza di giocatori esperti e di qualità costituisce una risorsa, ma non può sostituire la solidità dell’impianto collettivo.
La stagione è ancora lunga e il Catania ha il tempo per rientrare nella lotta al vertice. Occorrerà però trasformare questa sconfitta in un’occasione di crescita, evitando che gli episodi controversi diventino un alibi per non affrontare i problemi emersi sul campo.
Il Potenza ha vinto perché ha saputo interpretare meglio diversi momenti della partita, mostrando organizzazione, aggressività e capacità di colpire. Il Catania ha reagito, ma troppo tardi per modificare il risultato.
La vera risposta dei rossazzurri dovrà arrivare nelle prossime giornate. Perché una squadra costruita per competere ai vertici non può limitarsi a dimostrare di avere qualità: deve essere capace di esprimerla con continuità, soprattutto quando il livello dell’avversario si alza.
Giovanni Rinzivillo
