Riflessione / Il sacerdote ucciso dalla caduta della croce: nessun castigo divino, solo incuria

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sacerdote ucciso dalla caduta di una croce

Ci sono notizie che sembrano scritte con l’inchiostro del mito o della parabola antica. La vicenda del sacerdote ecuadoriano, padre Patricio Alfredo Sánchez Molinari, travolto e ucciso dalla caduta di un’imponente croce appartiene a questa categoria: notizie che catturano immediatamente l’attenzione, provocando un sussulto involontario, un senso di disagio profondo e, inutile negarlo, un pizzico di suggestione.

Ad un primo sguardo, agli occhi di una società ancora intrisa di simbolismo religioso, la tragedia appare “strana”, quasi surreale. La tentazione sotterranea — che molti pensano ma pochi hanno il coraggio di pronunciare a voce alta — è quella di cercarvi un significato recondito, un presagio, o persino l’ombra di una punizione divina. La croce, simbolo per eccellenza di salvezza e sacrificio, che si trasforma in strumento di morte per chi a quella fede aveva consacrato la vita.La croce cade sul sacerdote

Qui si innesca quel meccanismo antico e mai del tutto sopito che è la superstizione. Quando il caso colpisce attraverso un simbolo potente, il nostro cervello rifiuta la banalità del reale e cerca un senso “superiore”, trasformando un fatto di cronaca in un segno del destino. La superstizione non è altro che il nostro tentativo maldestro di dare un ordine al caos, attribuendo un’intenzione spirituale a ciò che è semplicemente un evento fisico.

La realtà è molto più prosaica, terrena e per questo ancora più tragica. Non c’è alcun giudizio dei cieli, nessun presagio, nessun destino cinico. Ci sono solo le leggi della fisica, l’usura del tempo, la mancata manutenzione e una posa dell’opera non eseguita a regola d’arte. C’è un oggetto pesante, male ancorato o mal ridotto dal tempo, che a un certo punto ha ceduto.

Il vero nodo della questione è la nostra ostinata tendenza ad antropomorfizzare il divino, alimentata proprio da questo cortocircuito superstizioso. Siamo ancora troppo legati all’idea di un Dio a nostra “immagine e somiglianza”. Un Dio ripiegato sulle dinamiche umane, pronto a intervenire per premiare o castigare attraverso incidenti simbolici. È un retaggio ancestrale che ci consola (o ci spaventa), perché ci dà l’illusione che dietro al caos del mondo ci sia sempre una regia, anche quando è spietata.

Padre Patricio Alfredo Sánchez Molinari
Padre Patricio Alfredo Sánchez Molinari mentre diceva messa

Proviamo per un attimo a fare un esercizio di realtà: se a uccidere quel povero sacerdote fosse stata la pignatta staccatasi da un solaio, quanta attenzione avrebbe attirato la notizia?

Con ogni probabilità, quasi nessuna. Sarebbe stata derubricata a banale e triste incidente di cronaca, a un crollo dovuto al degrado dell’edificio. Nessuno ci avrebbe letto un presagio o un castigo.

Invece, poiché l’oggetto del crollo era una croce, la superstizione prende il sopravvento e l’evento si carica improvvisamente di significati che non gli appartengono. Sostituiamo la suggestione con la responsabilità: la fatalità non c’entra, e il Cielo ancora meno. A fare la differenza tra la vita e la morte è stata la semplice, banale incuria umana e il caso. La disattenzione per la sicurezza, la superficialità con cui spesso ci prendiamo cura delle strutture che ci circondano.

Sarebbe ora di liberare Dio dalle nostre superstizioni e dalle nostre strutture di cemento e legno. E iniziare, piuttosto, a controllare più spesso i bulloni e i solai.

Alfio Pennisi 
Teologo ambientalista