Riflessione / Sui libri non si può

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Umberto Eco tra i suoi libri

Mi accingo al quotidiano rituale peripatetico, per i corridoi del mio istituto, durante la ricreazione; di buon grado attorniato come al solito da tanti studenti. Pure dagli ex alunni che si accingono ormai a concludere il percorso di studi e che nel loro excursus quinquennale non annovero più nelle mie classi. Occasione da non tralasciare per scambiare impressioni sui fatti del giorno; destinate ben presto a planare per correnti discensionali su lidi già esplorati, teatro abituale di mie nostalgiche lamentazioni: la musica che non è più tale… il calcio che non è più tale… e aggiungo, la scuola che non è più tale.
Il tema odierno involge i recenti disordini, a protagonisti non commendevoli, studenti, o presunti tali.

Da finestre spalancate nelle aule filtrano raggi di sole, forse un po’ impertinenti se pur tanto seducenti, propaggini in una giornata radiosa dalle temperature ancora quasi estive, che ci invitano a uscire fuori.
Ci dirigiamo verso la terrazza accanto al salone della mensa scolastica, che si affaccia sul mare Jonio.Locandina film Farenheit 451

Uno di loro s’accosta e dice di aver ritirato il testo da me consigliato: Fahrenheit 451, il libro sui libri; lo leggerà durante le interrogazioni dei suoi compagni sugli argomenti per i quali è già stato valutato.
Mi torna in mente il compagno di scuola di Antonello Venditti, col libro da leggere da sotto il banco; ma questo è di tutt’altro segno e a voce bassa per non farmi udire dai colleghi gli auguro buona lettura. Non sentiranno perchè al solito i ragazzi confrontandosi, si sovrappongono a volume sempre più alto.

Forse per tale coincidenza mi ritornano imperiose le immagini dello scempio della libreria Feltrinelli. Finisco per focalizzarmi su questo particolare accadimento, di quelle giornate infauste e deprecabili.
Ne colgo un segno distopico, forse pure profetico: il rigetto della cultura, della sapienza, dell’umanità. Cosa c’è di più umano, di un libro? Come si può volere distruggere con essi, la nostra stessa identità?

<<Ora facciamo parlare il prof.>>. Esortazione naufragata, sommersa da un effluvio di altre parole. Lascio l’azzurro al largo e mi giro verso di loro. A vederli così, uscendo per un istante dal mio ruolo e dal rapporto che ho costruito con essi, non sembrerebbero poi tanto differenti da come apparirebbero oggi in quello stesso momento quegli scellerati di alcuni giorni fa a Milano. Naturalmente ben diversi nei principi, nei pensieri, nelle azioni; ma visti da lontano, non si assomigliano un po’ tutti? Stesse posture, stessi abbigliamenti, persino stessi tormentoni. Mi chiedo allora, cosa ha reso diversi, quelli. E perchè proprio i libri? Il caso o una scelta perchè ci aiutano a scoprire noi stessi e la nostra unicità?libreria

Così non si fà. Incivili; teppisti; criminali; epiteti che ben si attagliano al caso; perdenti, aggiungerei.
Mi ritornano le vecchie sequenze della caccia infinita di Gatto Silvestro a Titti, destinata alla sconfitta. Sui libri non si può! Ma alla fine oltre al negozio non restiamo devastati un po’ tutti, chi più chi meno?

Frattanto uno degli alunni ipotizza che quei loro coetanei non avessero messo pensiero a ciò facevano. Certo, il pensiero si sviluppa grazie e per la conoscenza; spesso attraverso la lettura e questa coi libri.

Ma se il pensiero era latente, di quale lettura occorre nutrirsi per non restarne privi? Penso a un solo Pensiero.
Il Logos, Pensiero Creatore, espresso in Verbum, Parola di annuncio e resosi conoscibile in un Libro. Che ci riconduce a Dio Padre, forma così la comunità umana e in Cristo Figlio la volge alla fratellanza. Se una persona non la conosci, non puoi amarla; perciò questa Persona si fa’ incontrare con un libro, anzi il Libro dei libri, la Bibbia. E mentre la conosci, ti forgia, ti educa, ti innalza. E in questo ti rende sempre più pienamente Uomo, perchè sempre più perfettamente in comunione con Lui; e con gli altri.

Senza conoscenza non c’è coscienza; senza coscienza non c’è intelligenza; della Verità e della Realtà. Non a caso nel Libro di Tobia Tobith esorta il figlio a custodire la tradizione dei padri e onorare Dio. Il che non significa posporlo al secondo posto ma segnala che senza la conoscenza che promana dalla custodia della sapienza di tutto il nostro passato non può esserci coscienza di sé, di Dio e di ogni altro.

La macchina del tempo
La macchina del tempo

 

Mi convinco che alla base di tali atti intrinsecamente disumani nel senso appena detto vi sia ignoranza. Mi sovviene il disarmante idillio di imberbi mai cresciuti, ne La macchina del tempo di H. G. Wells. Figli di una società liquida e ludica, dedita solo agli ozi; schiava di un’incoscienza indotta dai Moloch; in un tempo in cui, dei libri restano solo poche copie sgualcite e squinternate, le cui pagine si sfaldano appena sfogliate, tarlate perchè mai aperte e mai lette. Mi chiedo chi siano i moloch del nostro tempo.

Alludo tra me a ingorde consorterie d’ogni tipo, solito escamotage per eludere un esame di coscienza. Meglio ricordare la maestra di mio figlio; sollecitata sul perchè per 5 anni iniziasse sempre le lezioni poggiando sulla cattedra pile di libri che spesso restavano non utilizzati, svelava che a suo modo, resi così familiari ai bimbi, potessero divenire parte integrante della loro crescita e della loro vita. Grande!

Mi desta la campana; fine ricreazione. <<Dai su, rientriamo>>. << Un attimo prof. Non ci ha ancora detto la sua ultima parola su questi fatti>>. <<Non una ve ne dico, ma tre: leggere; leggere; leggere>>. <<E pure noi gliene diciamo tre: ce le aspettavamo>.

Giuseppe Longo