Nel quadro delle celebrazioni tenutesi in questi giorni in tutto il Paese per la ricorrenza della nascita di Giuseppe Verdi, una rivisitazione originale del vissuto del grande compositore di Roncole di Busseto, tradizionalmente circoscritta all’età adulta e al suo itinerario musicale, viene proposta in una prospettiva inedita, mirata ai suoi primi anni di vita.
C’è un personaggio già conosciuto al pubblico come autrice e cantautrice parmigiana che ci racconta cosa accadde il giorno della sua nascita attraverso una visione che va oltre la realtà e ci proietta nella fiaba.
Il Verdi piccino e i luoghi della sua infanzia proposti nelle suggestioni di Daniela Conversi. A cui ha dato espressione con la realizzazione del filmato C’era una volta il piccolo Peppino di cui è autrice, pure grazie a versi di due sue fiabe che ne costituiscono il fil rouge.
Daniela Conversi è laureata in pedagogia e sociologia, cantante lirica, cantautrice e autrice di fiabe e racconti, che negli anni ha fatto rivivere non solo attraverso le pagine scritte ma anche trasposti sui palcoscenici. Daniela ha festeggiato il ventesimo anniversario dalla pubblicazione della sua prima fiaba “Dirondarlindina la fata delle filastrocche”, presentata nell’anno 2006.
Ci siamo intrattenuti con lei sul senso di un’opera multimediale di immagini, versi e musica.
Da dove promana l’intuizione ma pure l’afflato, di raccontare a suo modo l’infanzia di Verdi?
Devo dire per la curiosità di risalire alle origini di questa personalità musicale e artistica. I luoghi, le persone, le circostanze in cui Verdi visse, hanno suggerito alla sua creatività, un mondo di sentimenti profondi e vissuti in prima persona. Sto pensando alla pianura e al grande fiume che l’attraversa, all’osteria del padre e alle difficoltà che dovette affrontare. Per me raccontare Verdi in modo semplice e fantasioso, è ricordare le arie d’opera che mio Nonno cantava con voce tenorile e appassionata. Perchè Verdi faceva parte della vita; un amico con il quale fumare un sigaro toscano e condividere alti sentimenti ricchi di spiritualità.
Può dirsi che nello spirito del filmato, nel piccolo Peppino vi sia già in nuce il grande Verdi? 
E’ stato scritto tanto sull’arte e la vita di Verdi; lascio agli esperti questo compito. Ciò che mi affascina è ritrovare già in quel 10 ottobre 1813 l’embrione della sua immensa sensibilità, profondità, purezza. Si, ho immaginato che nel giorno della sua nascita doveva essere accaduto qualcosa di straordinario, un segno speciale venuto da tanto lontano.
Ho cercato quel tempo con una visione che va oltre la realtà proiettandosi nel sogno. Così in quella piccola stanza al piano di sopra della locanda, qualcuno gli fece visita e gli mostrò con dolcezza quella che sarebbe stata la sua vita, dedicata alla musica al teatro; e per finire, questa figura prima di andarsene, gli dedicò una ninna nanna. Scrissi questa Ninna nanna, testo e musica, tanto tempo fa e mi ha fatto tanto piacere cantarla per il “Piccolo Peppino”.
Proporre un Verdi fanciullo può suggerire agli adolescenti di accostarsi alla musica lirica?
Assolutamente si, la musica arriva ovunque attraverso le strade più diverse. Credo che pure questo mio modo espressivo sia utile per avvicinare i giovani e le famiglie. Un modo semplice per sentire Verdi contemporaneo e vicino a tutti noi.
Penso che per avvicinarsi a un artista ci voglia curiosità, fascino, mistero; poi in seguito arriveranno i contenuti, ma senza dimenticare mai quel lato misterioso iniziale, quella scintilla del bambino che rende Unico ogni artista.
Le fiabe e la loro trasposizione musicale sono ricorrenti nella sua poliedrica espressione artistica; si tratta di un mero espediente narrativo o l’esternazione di un’intima vocazione?
Direi che sin da piccola amavo raccontare storie cantando, una specie di “recitar cantando” magari accompagnandomi con la chitarra. La musica apriva orizzonti e le parole trovavano dimensione.
Negli ultimi anni ho realizzato questi video e mediometraggi riprendendo alcune mie fiabe. Era un mio vecchio desiderio, di trasformarle sempre più in un sogno vero ad occhi aperti. E così ho unito parole, musica, illustrazioni, recitazione, curando la regia.
Dopo avere sempre incontrato il pubblico dal vivo nelle sale e nei teatri, in uno spazio circoscritto, ora nei video, non ha più confini: è un sogno reale da condividere in silenzio con il cuore.
Grazie a Daniela Conversi e… Ad maiora!
Giuseppe Longo
