L’attrice, componente della giuria internazionale della 25ª edizione, racconta il suo rapporto con il cinema breve, l’importanza delle storie e l’esperienza con Marco Bellocchio.
Prosegue al Margherita Multisala di Acireale il Concorso Internazionale di Magma – Mostra di cinema breve, giunto alla sua 25ª edizione.
Una serata scandita, oltre che dalle proiezioni, da racconti, testimonianze e riflessioni sui temi affrontati dai cortometraggi in concorso, con momenti di approfondimento dedicati alle scelte artistiche e alle esperienze dei registi.
Tra i protagonisti di questa edizione figura Irene Maiorino, componente della giuria internazionale chiamata ad assegnare il Premio Lorenzo Vecchio al miglior cortometraggio.
L’attrice, nota al grande pubblico per aver interpretato Lila nella serie L’amica geniale e per aver preso parte a Gomorra – La serie, si è distinta per la capacità di dare vita a personaggi femminili complessi, confrontandosi nel suo percorso professionale anche con registi come Marco Bellocchio.
Incontrata durante la seconda serata del concorso, Irene Maiorino ha raccontato il suo approccio alla valutazione dei cortometraggi, soffermandosi sull’importanza delle storie, sulla rappresentazione femminile nel cinema e sulle esperienze che hanno segnato la sua carriera.
Da attrice, cosa cerchi in un cortometraggio e quali aspetti valuti in modo particolare?
«Quando faccio parte di una giuria e devo contribuire all’assegnazione di un premio, cerco di fare un bilancio tra gli aspetti tecnici e quelli che chiamo emotivi.
Ma alla prima visione quello che mi piace è essere sorpresa.
Mi metto davanti a un’opera cercando di liberarmi da tutto. Anche qualcosa che può risultare imperfetto può interessarmi, soprattutto se proprio attraverso quell’imperfezione riesce a raccontare qualcosa. Mi interessano molto le storie, quello che raccontano e perchè».
Il cortometraggio richiede di condensare storie e temi anche complessi in un tempo limitato. Quanto è importante trovare un linguaggio espressivo capace di rispondere a questa esigenza?
«Penso che il cortometraggio sia una grandissima sfida, necessaria anche perché non si può passare direttamente al lungometraggio. È una grande palestra, ma anche quando si continua a realizzare corti possono nascere opere davvero preziose.
Condensare una storia in poco tempo è molto più difficile. Per me a vincere è sempre la storia, perché se non hai niente da raccontare puoi realizzare un lungo, un corto o un mediometraggio, ma non funziona.
Naturalmente è importante sviluppare un proprio linguaggio, che però deve sempre dialogare con la storia. Anche un’opera esteticamente molto bella, se è fine a se stessa e non ha un contenuto, rischia di non funzionare».
Lila, uno dei personaggi più amati de L’amica geniale, è una figura femminile complessa, fuori dagli schemi. Quanto ritieni importante oggi raccontare storie di donne che si allontanano dai modelli tradizionali?
«Tantissimo, sempre di più. Viviamo in una modernità nella quale sembrava che le cose sarebbero andate meglio, anche grazie alla tecnologia e alla possibilità di accedere a tante informazioni.
Invece mi sembra che persistano retaggi culturali e lacune molto profonde, che riguardano soprattutto la sfera femminile.
Raccontare donne coraggiose, diverse, che hanno attraversato esperienze difficili e nelle quali tante altre donne possono riconoscersi, è fondamentale».
Un altro personaggio femminile complesso è quello di Nadia Marzano, che hai interpretato lavorando con Marco Bellocchio alla serie Portobello. Che ricordo conservi di questa esperienza?
«Bellissimo, è stata un’esperienza favolosa. Lavorare con un gigante come Marco Bellocchio ti mette nella migliore delle condizioni.
Credo di aver realizzato una prova che pensavo fosse buona, ma il risultato è stato ottimo proprio perché c’era lui, che ha saputo guardare e accogliere anche quello che io stavo portando al personaggio.
È in queste occasioni che comprendi davvero quanto sia fondamentale l’incontro con la regia.
Noi attori siamo comunque al servizio della storia e un regista capace di valorizzare il tuo lavoro può esaltarlo. È quello che è successo con Nadia».
Guardando al futuro, stai già lavorando a nuovi progetti o ci sono personaggi che ti piacerebbe interpretare?
«Adesso sono su Netflix con una serie che si chiama Minerva e il prossimo anno girerò altre cose, ma non posso ancora parlarne. Faccio anche parte del cast del nuovo film di Mel Gibson, che uscirà a Pasqua».
Il Concorso Internazionale di Magma si concluderà questa sera al Margherita Multisala di Acireale.
A partire dalle 20.30 saranno proiettati gli ultimi cortometraggi in programma, tra cui Il guasto di Guido Chiesa, presentato in anteprima nazionale.
Seguirà l’assegnazione del Premio Lorenzo Vecchio al miglior cortometraggio internazionale e degli altri riconoscimenti previsti dalla manifestazione.
Monica Trovato
